LA PAROLA A ...
A cura della redazione Assiteca
Crisi economica, l'Italia come sta?
Dall’audizione informale di Giancarlo Giannini al Senato
Negli ultimi mesi le economie di tutto il mondo sono state esposte a pesanti rischi. La crisi è stata, come noto, originata dai mutui subprime, concessi alle banche USA a clientela “non primaria”, a fronte di garanzie nulle o ridotte. I rischi di insolvenza di questi mutui sono stati poi trasferiti dalle banche su investitori e risparmiatori.
In Europa il fenomeno è contenuto, ma sin dalle prime avvisaglie dell’agosto 2007 l’ISVAP ha condotto indagini mirate sui principali gruppi nazionali che hanno da subito evidenziato il carattere ancora più circoscritto del fenomeno per il mercato assicurativo italiano.
Giancarlo Giannini, presidente dell’Isvap, ha esposto alla commissione Finanze del Senato a fine ottobre alcuni dati relativi alla situazione italiana, che riportiamo qui in sintesi sotto forma di intervista.
In Italia quanto pesano i rischi subprime?
A livello europeo, un'indagine condotta dal CEIOPS ha evidenziato che l'esposizione ai rischi subprime del mercato assicurativo europeo era pari in media allo 0,31% degli attivi del campione contro lo 0,14% per l'Italia (i dati si riferiscono al febbraio 2008). Sul piano più generale, l'esposizione a strumenti finanziari legati al rischio di credito (cartolarizzazioni, derivati del credito) era pari al 2,8% del totale attivi del campione contro l'1,3% per l'Italia. Ciò a dimostrazione del fatto che il nostro Paese era posizionato in modo migliore rispetto al contesto, anche europeo.
Come mai l’Italia è stata meno esposta?
Hanno positivamente influito le regole dettate dall’Autorità, in particolare il divieto, fin a partire dal 2003, per le index linked, di indicizzarsi a titoli derivanti da cartolarizzazioni e da derivati del credito. Ciò nella convinzione che strutture finanziarie complesse che, secondo articolazioni contrattuali variamente definite, trasferiscono sugli assicurati i rischi di credito (come i subprime), non siano adeguate per la clientela retail.
L'indagine dell’Isvap ha cifrato inoltre la modesta esposizione delle imprese nei confronti di Lehman Brothers: nel complesso, circa 1,1 miliardi di euro.
La presenza dei prodotti Lehman è diversa e non omogenea in tutti i rischi: in qualche caso è del 100, in altri del 20, del 30 o del 40 per cento. Le ricadute effettive sui sottoscrittori dei citati prodotti assicurativo finanziari dipendono dal "peso" dei titoli Lehman nelle singole polizze, dalla scadenza del prodotto, dall'esito dalla procedura concorsuale in atto negli USA, nonché dalle iniziative di sostegno avanzate da singole imprese. Alcune compagnie hanno programmato da subito piani di sostegno per i sottoscrittori: qualora integralmente portati a compimento, coprirebbero una porzione significativa di assicurati in possesso di index nelle quali il peso di Lehman è prevalente. Bisogna avere un atteggiamento di apertura verso il cittadino, senza il quale le imprese chiuderebbero per molti anni o per sempre una via di attività produttiva, perché si corre un enorme rischio reputazionale.
Cosa si farà a livello internazionale per monitorare la situazione?
Le riunioni del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, presieduto dal Ministro dell'economia, hanno permesso alle Autorità di vigilanza un proficuo scambio di informazioni e un’utile valutazione comune sulle iniziative da assumere, ciascuno nel proprio ambito di competenza. È stata inoltre intensificata, in queste ultime settimane, l'attività di supporto tecnico fornito dall'ISVAP alle competenti autorità politiche per i progetti internazionali in corso che riguardano il settore assicurativo, siano essi strutturali (ad esempio, il progetto Solvency II) che contingenti, quali le modifiche ai princìpi contabili internazionali richieste dall'ECOFIN e adottate da IASB e Commissione europea. Su richiesta dell'ECOFIN sono stati tempestivamente rivisitate le normative contabili in vigore per sterilizzare le distorsioni insite negli attuali valori di mercato.
In conclusione, quanto è solido il nostro sistema assicurativo? Cosa dobbiamo aspettarci dall’economia nei prossimi mesi?
Le analisi fin qui condotte inducono a ritenere che il sistema assicurativo abbia dimostrato notevoli capacità di tenuta. L’impatto diretto sulle compagnie della crisi dei mutui subprime prima e di Lehman poi è stato limitato; si sta valutando la portata della crisi delle banche islandesi. La questione cruciale è ora rappresentata dalla durata dell’andamento fortemente negativo dei mercati finanziari: in mancanza di una stabilizzazione strutturale non potranno non manifestarsi riflessi sfavorevoli sui portafogli delle imprese. Per questo guardiamo con fiducia alle misure straordinarie opportunamente prese dall’Italia e dai Governi dei principali Paesi, volte a ripristinare condizioni di normalità nel funzionamento dei mercati.

