ECONOMIA E MERCATI

I 5 Paesi che riforniscono il mondo

Australia, Brasile, Canada, Russia e Sudafrica. Sono questi i 5 paesi nei quali si concentra fra il 25 e il 90% delle commodity, ovvero delle materie prime fondamentali  come platino, nichel, rame, ferro, uranio, oro e le risorse agricole.  Ribattezzate Carbs I Carbsda Citigroup, le cinque potenze rappresentano il 29% delle terre emerse e riforniscono ormai il mondo forti di avere, sul proprio territorio e nel proprio sottosuolo, materie prime che, dai metalli all’agricoltura, valgono 60 mila miliardi di dollari.

Ciò ha indubbiamente sostenuto la crescita di questi paesi: dal 2003 il Pil è cresciuto globalmente del 4% e il rapporto debito pubblico / Pil è sceso del 10%, gli indici sui mercati azionari sono saliti e i  consumi interni sono aumentati di 3 volte.

I Carbs hanno il vantaggio di poter esportare in qualsiasi parte del mondo, anche se in particolare sono molto legati alla Cina che, puntando attualmente allo sviluppo delle infrastrutture interne, altro non fa che aumentare le richieste di rame, bauxite, cemento e zinco.

Per quanto riguarda i minerali preziosi, basta ricordare che l’Australia ha una riserva pari a 5.400 milioni di tonnellate di bauxite, la materia  da cui si ricava  l’alluminio, il Canada ha 4.400 milioni di tonnellate di potassio, la Russia possiede 157 miliardi di tonnellate di carbone, il Brasile ha 29 miliardi di tonnellate di materiali ferrosi e il Sudafrica ha 6 migliaia di tonnellate d’oro.

Sabbie bituminose Il Canada vanta inoltre immense riserve di petrolio, avendo ben 143 miliardi di barili (contro i 77 mld di barili della Russia). Famose sono le (inutilizzate) “sabbie bituminose”, una combinazione di bitume, argilla, sabbia e acqua dalle quali si estrae appunto un bitume che può essere convertito in petrolio grezzo. Queste sabbie, presenti anche in Venezuela, sono in miniere superficiali o in pozzi.

Anche la Russia deve ringraziare il petrolio:  complici le tensioni iraniane e del nord Africa, il greggio ha subito un rialzo pari al 280%, una vera spinta all’economia russa che aveva solo un paio di anni fa aveva rifornito troppo il mercato con un'altra materia prima, il palladio (utile per la costruzione di marmitte catalitiche e in medicina), salvo poi veder scendere la domanda e rimpiazzare al ribasso la materia.

In Australia si è registrato invece un vero e proprio boom degli investimenti nel settore minerario, con oltre 40 miliardi di dollari destinati all’attività, ben il triplo rispetto alla cifra rilevata nel 2005.

La regione occidentale dell’Australia è addirittura diventata una delle regioni più ricche al mondo, con un tasso di disoccupazione pari a 0 grazie alla creazione, in soli 6 anni, di 33 mila posti di lavoro nel settore minerario che si sommano ai preesistenti 85 mila.

I prodotti minerari in Sudafrica rappresentano il 35% delle esportazioni dell’intero paese: oro e diamanti, cromo e platino sono i prodotti più richiesti. La stagnazione dei mercati dei preziosi ha però condizionato la crescita del paese, che, fra i Carbs, è quello che è cresciuto meno, con una media del 3,8% negli ultimi dieci anni.

Va meglio in Brasile, anche grazie ai bassi tassi, all’inflazione e al debito pubblico sotto controllo. Secondo Citigroup, ogni brasiliano possederebbe fra i 22 e i 37 mila dollari in materie prime.

A cura della redazione Assiteca

 

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