ECONOMIA E MERCATI
Brevetti, la passione cinese
Due milioni di brevetti. E’ il numero di richieste che si prevede verranno depositate nel 2015. Fin qui, nessuna sorpresa, ma se si considera che sarà un solo paese a depositarli, la Cina, lo stupore è grande, considerando poi che nel 2010 le richieste di brevetto a livello mondiale sono state “solo” 1.98 milioni.
La creazione di brevetti rientra in una precisa strategia economica cinese, che negli ultimi 15 anni ha puntato molto sulle attività di ricerca e sviluppo.
Nel 2010, come riportato dal Sole 24 Ore, le richieste di brevetto sono cresciute del 7.2%, a testimonianza del fatto che, nonostante la crisi, le aziende continuano a innovarsi.
Entrando però nel dettaglio, si deve notare che in Cina le richieste di brevetto sono aumentate del 24,3%, in America del 7,5% e nell’area Ocse solo del 3,7%. Va peggio in Italia: le domande sono cresciute ad un ritmo dello 0,4%.
E’ importante però precisare che la Cina include nel proprio numero di brevetti anche i disegni industriali e i modelli di utilità, ovvero brevetti che sono validi solo 10 anni (la metà del tempo normale) e che tutelano non vere e proprie invenzioni ma piccole modifiche a prodotti o a disegni industriali.
Attualmente la Cina possiede brevetti di qualità solo in un paio di settori industriali, soprattutto per l’energia pulita e quelli tecnologici, basti citare la Foxconn, la mega fabbrica nota al grande pubblico per la produzione di iPad, quindi il lavoro di ricerca da compiere è enorme per colmare il gap con gli Stati Uniti.
Parlare di brevetti e di Cina fa pensare alla contraffazione che dilaga nel paese e che attraversa anche i confini: il problema è che le leggi per contrastarla ci sono, ma le multe sono irrisorie e gli arresti rari, quindi i contraffattori hanno vita facile.
A cura della Redazione Assiteca

