Dal Mondo Economico
L'evoluzione dei sistemi produttivi
Proponiamo di seguito la prima di tre puntate dedicate all'evoluzione dei sistemi produttivi, focalizzando l'impatto che le nuove tecnologie hanno avuto sui sistemi organizzativi aziendali e sulle logiche di marketing.
L'ingegnere Frederick Winslow Taylor (1856 - 1915), iniziatore della ricerca sui metodi per il miglioramento nella produzione Una prima riflessione è dedicata al passaggio dalla produzione di massa voluta dall'americano Frederick Winslow Taylor (1856 - 1915) nelle fabbriche Ford alla produzione differenziata secondo una spinta applicazione delle teorie del marketing avanzato, per la prima volta messa in atto negli stabilimenti Toyota a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
DALLA FORD ALLA TOYOTA
Nella storia dell'organizzazione imprenditoriale, le manifestazioni evolutive più significative si sono verificate nell'ambito del polo produttivo. Può essere quindi utile indagare su ciò che è accaduto in particolare nell'industria manifatturiera, con specifico riferimento all'ambito automobilistico. Il riferimento è inizialmente a Frederick W. Taylor, che con Henry Ford propose l'organizzazione scientifica del lavoro in fabbrica, ben presto definito proprio "taylorismo-fordismo" e destinato a diventare l'esempio più tipico della produzione di massa.
Obiettivo della fabbrica fordista, infatti, era la produzione in grande scala di prodotti rigorosamente identici.
La famosa scena del film Tempi Moderni, realizzato e interpretato nel 1936 da Charlie ChaplinLa diffusa standardizzazione non riguardava soltanto le attrezzature e i pezzi da lavorare ma comprendeva anche i metodi di esecuzione del lavoro di fabbrica.
Charlie Chaplin, nel film Tempi Moderni, diede un'esatta interpretazione della situazione.
La vendita effettiva dei prodotti realizzati doveva avvenire, per così dire, "costringendo" i potenziali clienti ad acquistare ciò che si produceva. E' da ricordare la singolare affermazione di Henry Ford sul fatto che i suoi clienti dovevano acquistare una qualsiasi auto, purchè fosse nera e del celebre modello standardizzato, denominato "T".
Il cosiddetto "spirito Toyota" si pone all'opposto di quello americano. Se l'obiettivo di quest'ultimo era di produrre in grande quantità un limitato numero di modelli, il primo si propone di abbassare i costi producendo molti modelli in un numero limitato di esemplari.
Ideatore del nuovo modo di pensare alla base delle teorie produttive fu Taiichi Ohno (1912-1990), nato in Manciuria e padre della filosofia giapponese di management conosciuta con il nome di JIT "Just in time".
Cercando di chiarire le basi del fenomeno della sovrapproduzione, i dirigenti Toyota ne individuano la causa nel fatto che nei programmi organizzativi di produzione non si parte dalle esigenze reali del mercato. L'obiettivo di Toyota è quello di non produrre pezzi in più che superino la capacità di assorbimento del mercato. Per la scuola giapponese gli input alla produzione devono avvenire a valle del processo, ed essere profilati sulle esigenze del cliente. Si è pertanto in presenza di un prodotto facilmente variabile in funzione della qualità e dei desideri effettivi della domanda piuttosto che, come avveniva nei sistemi fordisti, basato sulla semplice quantità dettata dalla produzione di massa.
Taiichi Ohno (1912 - 1990)
IL NETWORK TOYOTA
L'applicazione integrale del just in time, cioè dell'eliminazione delle scorte, nella fabbrica giapponese, rivoluziona anche la funzione acquisti. Si è di fatto in presenza di una forte esternalizzazione della produzione. Nel sistema Toyota si determina di fatto quella che si è definita macroimpresa, ovvero il sistema di imprese di indotto che insieme con la fabbrica di riferimento concorrono alla realizzazione del prodotto finale.
Il sistema di appalto giapponese è così divenuto un elemento fondamentale di tutto il processo organizzativo. Se si ragiona in termini di valore aggiunto, si deve ammettere che, grosso modo, la Toyota fa fabbricare all'esterno della casa madre all'incirca il 70 per cento del valore totale dei veicoli venduti, mentre la General Motors non appalta che il 30 per cento della sua produzione.
ESTERNALIZZAZIONE E TERZIARIZZAZIONE
Per cercare di ridurre i costi di coordinamento non indispensabili si vanno attuando operazioni di esternalizzazione e terziarizzazione, pervenendo al concetto di azienda rete. Questa è concepita anche come la fabbrica "minima", vale a dire la fabbrica le cui funzioni produttive, il capitale fisso e il lavoro impiegati sono ridotti a coefficienti strettamente necessari per far fronte alla domanda giornaliera o settimanale.
L' impresa rete che nasce da questo cambiamento, esternalizzando e contrattando importanti dimensioni della sua attività, combina allora il beneficio di una forte centralizzazione dei vincoli di cambiamento e di una capacità di adattamento più rapida decentralizzando l'iniziativa delle risposte, a differenza dell'impresa integrata, le cui capacità di risposta sono inferiori.
Ripercorrendo le fasi della storia dell'impresa, questa era inizialmente chiusa, con una precisa propensione a realizzare internamente tutta la produzione secondo lo schema del make. L'intervento e la diffusione nelle catene di montaggio delle macchine automatizzate così come, nelle varie funzioni aziendali, dell'informatica distribuita e delle alte tecnologie - fra cui primeggiano quelle delle comunicazioni, in grado di rendere globali i mercati - hanno profondamente modificato le organizzazioni produttive. Queste si sono aperte verso l'esterno, operando prevalentemente con logiche del buy, cioè dell'acquistare fuori casa molte delle componenti e dei servizi necessari alla produzione. Tutto ciò è risultato fondamentale per rendere sempre più variabili le produzioni, dando così origine alle imprese flessibili, "snelle".
In tal modo, l'impresa si è andata sempre più terziarizzando e in essa ha assunto un'importanza fondamentale il mondo dei servizi.

