La parola a ...
Il capitalismo e la finanza
secondo Paolo Scaroni Intervista al dott. Paolo Scaroni, Amministratore Delegato ENI
Per anni in economia aziendale si è distinto il capitalismo finanziario da quello industriale, quasi a indicare due diversi modi di fare impresa: quello di chi muove i capitali e quello di chi produce beni. La globalizzazione e l'evoluzione dei mercati finanziari hanno reso, nel corso degli anni, più labile il confine tra queste due categorie di capitalismo. La finanza è sempre più un fattore strategico per il successo delle aziende; il sistema delle borse, poi, contribuisce al sostegno dei progetti industriali, selezionando solo quelli migliori. La competitività, dunque, non riguarda solo il mercato delle merci ma anche quello finanziario. Essere competitivi è basilare per attrarre maggiori risorse finanziarie.
Per fare il punto su questo tema, appare interessante proporre un estratto di un'intervista a Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di ENI, pubblicata qualche tempo fa sul Corriere della Sera.
D. Dottor Scaroni, esiste un capitalismo industriale e uno finanziario?
R. Mi pare una distinzione artificiosa e poco attuale rispetto al contesto economico che caratterizza la nostra epoca. Si tratta di una distinzione legata a modelli di sviluppo datati, che si riferiscono a realtà economiche arretrate e protette.
D. Perché?
R. Perché se consideriamo il concetto di capitalismo in un'accezione moderna, questa distinzione decade. Non c'è capitalismo finanziario e capitalismo industriale, ma capitalismo e basta. Intendo dire una vasta articolazione di soggetti che investono capitali di rischio oppure finanziano con prestiti le imprese che competono tra loro per attrarli. Ed è bene tener presente, come quadro di riferimento, che i soggetti sono perlopiù istituzionali e non hanno più a che vedere con i "padroni delle ferriere" a cui spesso ancora ci si riferisce. Penso piuttosto al capitalismo come sistema per finanziarie idee e progetti. Un sistema di questo tipo consente diversi vantaggi. Per esempio la possibilità che il finanziamento così ottenuto consenta di superare qualsiasi vincolo fisico e patrimoniale dell'impresa che lo ricerca. Questa flessibilità è un'opportunità straordinaria per la crescita e lo sviluppo di un'azienda, un'opportunità impensabile in un sistema chiuso.
D. Lei crede che essere inseriti in un mercato finanziario possa funzionare per un'azienda anche come termometro della bontà delle sue strategie?
R. Ne sono convinto. Il finanziamento dell'impresa in un sistema di mercato si determina in un processo fortemente competitivo. Per questo occorre che un'azienda sia in grado di esporre una visione convincente del futuro, di dove, come, sulla base di quali punti di forza l'azienda si collocherà in quel futuro e del perché quella collocazione sarà in grado di generare ricchezza per gli investitori
D. Creare una visione è probabilmente una condizione necessaria ma non sufficiente, quali sono le leve per sviluppare valore?
R. La visione, ma anche la capacità di comunicarla, devono essere sostenute da strumenti che consentano di realizzarle. Per questo sono indispensabili una serie di asset all'interno dell'azienda: risorse umane, tecnologie, competenze e capacità realizzative, reputazione per essere credibile nella realizzazione degli obiettivi e responsabilizzazione, cioè un meccanismo che misuri e rappresenti al mondo esterno, in modo trasparente, la coerenza tra gli obiettivi comunicati e i risultati conseguiti. L'azienda che può vantare tutti questi requisiti è premiata naturalmente anche in termini di valore e può beneficiare di multipli superiori ai concorrenti che sono determinanti in operazioni in cui la differenza dei multipli gioca un ruolo essenziale.
D. Che tipo di operazioni?
R. Mi riferisco alle acquisizioni, operazioni in cui la differenza di multiplo tra cacciatore e preda ha un ruolo essenziale nelle strategie di offerta. D'altra parte, multipli bassi per un'azienda indicano che il mercato non riconosce il valore intrinseco di quell'impresa o che la ritiene incapace di estrarre tutto il valore dell'azienda. O, infine, che l'impresa in sé - per suoi punti di debolezza strutturali - non è in grado di stare alla pari con i suoi concorrenti.
D. Ma il capitalismo è un sistema perfetto?
R. Certo che no. Come tutti i sistemi umani non è perfetto, e anzi, spesso, ci mostra aspetti inaccettabili. Ma fino a oggi è risultato il sistema più efficiente per allocare ottimamente le risorse e generare sviluppo.

