Dal Mondo Economico
Sintesi tratta dall’articolo di Enrica Governi per Espansione
Carlo Bassi, Amministratore Delegato di ExpoCTS
PRESENZE IN FIERA? SI’ SE FANNO VENDERE
Carlo
Bassi, amministratore delegato di ExpoCts, illustra la sua ricetta.
15
manifestazioni, 10mila mq, 9.000 gli espositori,
comprese le aziende rappresentate, e oltre 500.000 visitatori professionali: la
vocazione diExpocts è lapresenza
in settoridi rilievoeconomico:turismo,
moda,commercio,servizi,
arte ebenessere.
Di questi tempi, una fiera non ha più ragione di esistere se non garantisce
agli espositori, soprattutto a quelli che arrivano da tutte le parti del mondo
- in particolare dalle aree in via di grande sviluppo - di vendere i loro prodotti».
Esordisce così, durante l’intervista rilasciata ad Espansione,
Carlo Bassi, il nuovo amministratore delegato di Expocts - società del
Gruppo Fiera Milano presieduta da Adalberto Corsi, con 15 fiere in portafoglio
(tra cui Bit e le manifestazioni della moda a Milano). «Il mondo delle
fiere sta mutando radicalmente, anzi, ormai è già mutato»,
prosegue, «possiamo dire che fino a un po’ di tempo fa le fiere
si facevano solo per gli espositori, e avevanosuccesso se si raggiungeva un
buon numero di imprese espositrici. Solo così arrivavano anche i visitatori.
Oggi
la situazione è radicalmente cambiata. Non è più sufficiente “vendere” metri
quadri. Per fare una fiera, gli sforzi vanno ampliati. Bisogna lavorare con
le stesse tecniche commerciali, di marketing, di rapporti con il cliente sia
sugli espositori, sia sui visitatori.
La fiera è un momento molto importante
nel quale si garantisce l’incontro
tra domanda e offerta. Ma c’è di più. Il lavoro che si
fa sul visitatore è fondamentale, perché è la persona
che acquisterà il prodotto dell’espositore.
Ne consegue che per
avere risultati positivi le fiere devono attrezzarsi con strutture adeguate
che stiano al passo con i tempi. E questo in tutte le aree del mondo, soprattutto
in quelle aree di grande crescita, altrimenti si perdono opportunità incredibili».
Per
Bassi, 45 anni appena compiuti, milanese, vaste esperienze, ad alto livello,
nel mondo della comunicazione e dei media, questo è un compito molto
delicato perché bisogna «smuovere la volontà del visitatore,
motivandolo il più possibile, in modo da indurlo ad acquistare i prodotti
esposti dalle aziende».
Secondo Bassi oggi le fiere sono il principale
strumento di commercializzazione per la piccola e media impresa. «Lo
dimostra il fatto che circa ¾ anni
fa la Bocconi, in collaborazione con Fondazione Fiera Milano, ha realizzato
una ricerca nella quale si evidenzia come le fiere costituiscono tra il 30
e il 40% del fatturato annuo per le Pmi. Da questo dato si evince quanto siano
importanti per le nostre aziende. In momenti di crisi come questo in cui si
tagliano i budget di campagne pubblicitarie, di costi di relazione, ma in cui
non si possono tagliare i costi legati alla vendita, la fiera rimane davvero
il momento clou per la piccola e media impresa» .
Ma perché la
fiera è un momento importantissimo? «È ovvio»,
ci risponde il manager, «perché le Pmi possono avere un potenziale
di pubblico di decine di migliaia di persone che acquistano i loro prodotti.
Da sole non ce la farebbero mai a coinvolgere quel numero di potenziali acquirenti».
E per la grande impresa? «Qui il discorso è completamente
diverso. Oggi per le grandi aziende le fiere sono anzitutto uno strumento
di comunicazione e di sensibilizzazione della forza vendita»,
prosegue Bassi. Milano, che ha fatto una scelta assai coraggiosa
dando vita al maggiore polo fieristico europeo (quello di Rho Pero, appena
inaugurato), dopo avere abbandonato (ndr, pur con alcune eccezioni)
la sua sede storica, ha lanciato una impegnativa sfida per il futuro.
Ma
in che misura il business crescerà rendendo remunerativo questo
investimento? «Il nuovo polo fieristico è talmente grandioso ed
esprime tali potenzialità, che ti fa venire quasi la pelle d’oca
e ti predispone inevitabilmente in modo positivo verso il futuro sviluppando
in chi lo visita e vi espone, voglia di fare, progettare, sperimentare.»,
risponde l’amministratore delegato di Expocts. «Cosa c’è di
meglio se il luogo dove è più facile vendere i propri prodotti è anche
un luogo piacevole, grandioso, positivo, di “aggregazione”come è il
nostro nuovo polo fieristico di Rho-Pero?», prosegue Bassi, «avere
un luogo una struttura, un supporto straordinario come questo nuovo polo fatto
apposta per osare, investire e progettare, è una delle occasioni più importanti
che non solo Milano, ma anche tutto il sistema Italia deve assolutamente sfruttare
per andare avanti a testa alta e con grinta a fare sempre meglio».
Da
ottobre nella nuova area si trasferisce la fiera più importante
di Expocts , “Host”, la più grande manifestazione al mondo
alberghiera, che comprende tutti i prodotti e servizi legati all’ospitalità alberghiera.
«Tutto questo», aggiunge Bassi, «fa parte del nostro
invidiatissimo “Made in Italy», ma che pochi conoscono. Di
solito, quando si menziona il made in Italy si pensa alla Ferrari, a Valentino,
Ferré, Armani. Invece, il nostro “vero” made in Italy è fatto
di queste aziende che hanno primati assoluti, invidiati dalle altre nazioni.
Aziende che forse non hanno griffe così altisonanti, ma grandi capacità di
produrre prodotti straordinari».
«Le fiere di Expocts, che abbiamo
già realizzato quest’anno»,
continua, «e quelle che sono in programma per l’anno
nuovo, stanno
registrando tutte, e dico tutte, un aumento di metri quadri e, soprattutto,
quel che più conta, un notevole aumento di visitatori». Con l’anno
che si è chiuso al 30 giugno 2005, Expocts ha registrato un aumento
di fatturato del 13%, e prevede un ulteriore aumento del 18% per il 2005-2006
per 43 milioni di ricavi.
«Non è che siamo dei miracolati»,
continua Bassi, «è che
siamo il primo organizzatore in Italia e tra i primi in Europa ad avere lanciato
in questi ultimi anni cinque nuove fiere che saranno attuate nel 2006».
Quali saranno queste nuove fiere? «In ottobre del 2006 la fiera sul turismo
congressuale Incentive, Congress & Investment. Poi sarà la volta
della fiera sul fitness e wellness, una per il brocantage e per i collezionisti,
una sull’arredamento per il punto vendita. E nel 2007 lanceremo la fiera
sul bricolage, e per l’arredamento fatto in casa, in concomitanza con
il salone del mobile». E aggiunge: « Siamo una struttura commerciale
e quindi abbiamo fatto in modo che Expocts, che produce servizi, rapporti con
il cliente, fosse adeguata a cambiare immediatamente funzioni, progetti, programmi,
a seconda di come va il mercato. Abbiamo messo in atto la cosiddetta flessibilità;
cioè le persone presenti in azienda devono essere pronte ad assumere
diversi ruoli a seconda delle necessità. ».
Expocts è un’azienda
acquisita un anno fa per il 51% da Fiera Milano e ha come altro socio l’Unione
del Commercio di Milano. In meno di un anno Expocts è riuscita a presentarsi
al mercato come l’azienda
più vivace del settore fieristico. «Inoltre siamo un’azienda
che ha saputo realizzare un profondo lavoro di rinnovamento e riorganizzazione
dal punto di vista dell’approccio al mercato. Oggi più che mai
occorre che le persone sappiano quotidianamente “leggere” il mercato,
i messaggi provenienti dai consumatori, e, di conseguenza, dare risposte rapide.
Questo ci permette di non essere mai fuori tempo. E noi l’abbiamo capito».
Secondo Bassi, ad esempio, se la moda italiana oggi è in crisi
non è perché i cinesi copiano, ma perché noi negli ultimi
4 o 5 anni ci siamo un po’ seduti. «Nelle nostre fiere
della moda, e non solo, mancano i giovani. Il nostro
made in Italy deve essere
il prodotto che ha ricerca, innovazione, capacità di entrare nel mercato
e restarci. E non solo. Se si pensa a Paesi come la Russia, per esempio,
il problema non è promuovere l’immagine del made in Italy, ma
piuttosto entrare nei canali di vendita che sono in mano a tedeschi, francesi
o agli americani».
Ma quello dei canali è un problema che non
coinvolge soltanto la moda. Uno dei problemi principali delle industrie italiane
non è fare bene
i prodotti,o non essere apprezzati all’estero: semplicemente il sistema
di ingresso e di distribuzione sul mercato straniero ci vede spesso penalizzati
perché in passato, ma anche di recente, non sono stati fatti investimenti
per entrare nei meccanismi tipici della filiera della produzione e della commercializzazione.
«Questo è uno
dei grandi ostacoli del nostro mercato allo sviluppo»,
conclude Bassi.

