Dal Mondo Economico

 



La conoscenza nell'economia dell'impresa:
beni intangibili e beni tangibili



Il valore di un’impresa dipende sempre più dai suoi asset intangibili, elementi quali la conoscenza, le esperienze, gli skills e le competenze, tanto che un’impresa oggi può definirsi competitiva solo quando dispone di un elevato patrimonio intellettuale.

La conoscenza, anche se non quantificabile in termini monetari, concorre in modo determinante alla creazione di ricchezza e pertanto necessita di un’attenta valutazione al fine di attribuire un giusto valore al complesso aziendale a cui si riferisce:

              PATRIMONIO INTELLETTUALE (conoscenza) + ASSET TANGIBILI =
                                      VALORE ECONOMICO DELL’IMPRESA


Investimenti in conoscenza e rendimenti crescenti

In ogni prodotto o servizio venduto è possibile riscontrare una percentuale in costante aumento di conoscenza, che da semplice risorsa è diventata il vero focus dell’azienda. Del resto, la teoria dei rendimenti decrescenti, in base alla quale in qualsiasi attività produttiva si arriva ad un punto in cui ogni successivo investimento risulta meno produttivo rispetto a quello precedente, non è più univoca.

Varie ricerche, infatti, hanno dimostrato che l’investimento in conoscenza è governato, al contrario dei tradizionali fattori della produzione, dalla legge dei rendimenti crescenti, come si vede dai grafici qui sotto, indicanti rispettivamente gli investimenti in risorse tradizionali e gli investimenti in conoscenza.



             Confronto tra investimenti in risorse tradizionali e investimenti in conoscenza


                                                 (Fonte: Summit 2001)



microsoft
Un operatore al lavoro presso Microsoft. Il colosso mondiale del software, nato nel 1975, conta più di 54.000 dipendenti distribuiti in oltre 80 Paesi.

 Un esempio di investimento in conoscenza: il settore del software

Un tipico esempio di investimenti in conoscenza (curva Y del grafico proposto ) ci è fornito dalle società che operano nel settore del software. I costi unitari di produzione diminuiscono con l’entrata in commercio del software stesso, la cui diffusione porta anche a un aumento dei ricavi. I benefici tenderanno ad aumentare con l’incrementarsi dell’investimento in risorse intellettuali, predisponendo le basi per ulteriori investimenti.

 




La composizione del valore di mercato aziendale

Il valore di mercato di un complesso aziendale tende, quindi, a mutare la sua composizione a favore dei valori intangibili, non misurabili con il metro ordinario, di cui l’azienda è costituita, come si può notare nel grafico riportato di seguito:

                                                             Valori di mercato a confronto tra “passato e presente”

valoredi mercato passato e presente

(Fonte: Rielaborazione del grafico Summit 2001)



microsoft
Coca Cola: il marchio è il capitale più importante della compagnia, non misurabile con il metro ordinario.


Nel 1982, secondo uno studio condotto dal Bookings Institute, i valori contabili delle attività materiali rappresentavano il 62% del valore di mercato. Nel 1995 tale rapporto era sceso al 38%. Una ricerca condotta nel gennaio 2000 dal Prof. Baruch Levy della New York University ipotizzava una contrazione di tale percentuale al 10 – 15%. Alla fine del 1999, il valore contabile di AOL rappresentava solo il 3% della capitalizzazione di mercato, mentre quello di Coca Cola si attestava al 7,9%. Oggi lo stock del capitale della conoscenza è largamente dominante su quello tangibile (32.819 miliardi rispetto a 28.525 miliardi di dollari in USA nel 1990). Questi dati significano che i Paesi più in grado di generare buone università, ricerca, formazione, organizzazione e servizi validi sono anche quelli più competitivi a livello economico.

 

 

Il capitale umano deve essere selezionato su base meritocratica

microsoft
Alfred Nobel. Il chimico svedese istituì i premi per i Benefattori dell’Umanità il 27 novembre 1895.

L’economia della conoscenza, basata sugli intangible assets, pone delle condizioni. Una delle più importanti e, per il nostro Paese, più difficile, è che il capitale umano deve essere selezionato su base meritocratica. Poiché la conoscenza ha bisogno, per essere generata, di menti ben preparate e formate devono essere promossi e incentivati i più capaci in questo tipo di produzione. Quindi i Paesi che sono in grado di formare e attirare i migliori talenti sono quelli che hanno le economie della conoscenza più competitive.

Vi sono, a riguardo, vari indicatori che correlano positivamente talento e professionalità creative con il tasso di sviluppo economico e tecnologico.


Riportiamo di seguito alcuni esempi.

 

Paese Numero
Svezia 1,22
Svizzera 1,21
Gran Bretagna 0,92
Norvegia 0,87
Usa 0,76
Danimarca 0,74
Israele 0,43
Paesi Bassi 0,37
Germania 0,35
Australia 0,25


                                            (Fonte: Imd World Competitiveness Report e Yearbook, 2006.
Dati 2005)

 

  • % della popolazione in possesso di un titolo di studio di livello avanzato


Paese %
Austria 15,0
Belgio 29,0
Canada 44,0
Danimarca 32,0
Finlandia 33,0
Francia 23,0
Germania 24,0
Giappone 37,0
Grecia 18,0
Irlanda 26,0
Italia 10,0
Norvegia 31,0
Olanda 24,0
Portogallo 11,0
Russia 54,0
Spagna 25,0
Svezia 40,0
UK 28,0
USA 38,0

(Fonte: OECD, Education at a Glance, 2005)

 

I primi 10 atenei, secondo la classifica mondiale dell'Università di Shangai.

harvard
Harvard University, a Cambridge, nel Massachussets.
Fu istituita l’8 settembre 1636. E’ il primo ateneo al mondo
nella classifica dell’Imd World Competitiveness Report Year Book 2006


Università Paese

 1. Harvard University

Stati Uniti

 2. Cambridge University

Gran Bretagna

 3. Stanford University

Stati Uniti

 4.Berkeley University of California

Stati Uniti

 5. Massachusetts Institute of Tecnology (Mit)

Stati Uniti

 6. California Institute of Tecnology

Stati Uniti

 7. Columbia University

Stati Uniti

 8. Princeton University

Stati Uniti

 9. Chicago University

Stati Uniti

10. Oxford University

Gran Bretagna

(Fonte: Imd World Competitiveness Report e Yearbook, 2006)

 

IL CASO ITALIA

Il nostro governo, analogamente a quelli precedenti, dopo avere messo nel suo programma l’università tra le principali priorità della sua azione, non sta incidendo significativamente, in senso meritocratico, sulle regole dell’organizzazione didattica e scientifica dell’università, e ha, nello stesso tempo, indebolito finanziariamente l’intero sistema. Ne è prova un provvedimento dell’attuale Finanziaria. Si prevede l’assunzione senza concorso di 300mila unità di personale precario appartenente agli enti locali, nazionali e alla scuola. Questa misura porterà alla ulteriore riduzione del livello di professionalità presente nella pubblica amministrazione e creerà aspettative deviate ai giovani impegnati a orientarsi nelle scelte per il proprio futuro di lavoro.

                                                           Spesa a sostegno dell'educazione (in % sul pil)

Paese Spesa a sostegno dell'educazione (in % sul pil)
USA 7,2
Danimarca 7,1
Canada 7
Svezia 6,9
Norvegia 6,9
Belgio 6,4
Francia 6,1
Finlandia 6
UK 5,9
Portogallo 5,8
Austria 5,7
Germania 5,3
Olanda 5,1
Spagna 4,9
Italia 4,9
Giappone 4,7
Irlanda 4,4
Grecia 4,1
Russia n.d.

(Fonte: OECD , Education at a glance, 2005)


Un esempio nella direzione dei beni intangibili: l’Agenzia Nazionale per l’Innovazione

Potrà contare su 300 specialisti e un investimento complessivo di 400 milioni di euro l'Agenzia per la diffusione dell'innovazione ideata dall’ex premier Silvio Berlusconi per «accrescere la competitività delle imprese, diffondere l'utilizzo delle nuove tecnologie, favorire l'integrazione di nuove tecnologie, favorire l'integrazione tra il sistema della ricerca e quello produttivo». L'Agenzia avrà sede a Milano nel Palazzo dell'Innovazione, in via Soderini, la cui costruzione dovrebbe terminare nel 2008. La nuova struttura ospiterà centri di ricerca europei, studi per i brevetti, società specializzate in trasferimento tecnologico, società di venture capital, insieme ad uffici della Camera di commercio per l'innovazione. Milano è una scelta tutt’altro che casuale. Come conferma l’ultimo Rapporto della Camera di Commercio, è la prima città in innovazione con oltre 15mila imprese, il 12,4% delle imprese italiane high tech, oltre 144mila addetti, circa mille brevetti europei e 17mila nazionali. Milano copre il 53% delle importazioni e il 29% delle esportazioni nazionali high tech e la Lombardia non è da meno: a livello europeo è seconda, preceduta solo dall’Ile de France.


Numero di brevetti (in rapporto alla popolazione totale)

Paese Richieste di brevetti ogni milione di abitanti
Finlandia 98,5
Giappone 92,3
Svezia 91,8
Germania 90,7
Olanda 61,9
USA 57,7
Belgio 42,1
Danimarca 41,4
Francia 40,3
UK 36,7
Austria 34,9
Norvegia 24
Canada 20,6
Irlanda 19,1
Italia 14,8
Spagna 2,9
Grecia 0,6
Portogallo 0,6
Russia 0,4

(Fonte: OECD, Science, Technology and Industry Scoreboard)


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