Dal Mondo Assicurativo
A cura della redazione Assiteca
L'assicurazione delle imprese manifatturiere
Capitalia ha diffuso i dati relativi alla XXV Indagine Congiunturale realizzata per esaminare il ricorso all'assicurazione da parte delle imprese manifatturiere italiane. Nello scorso mese di luglio è stata infatti condotta un'analisi su un campione rappresentativo di 633 imprese manifatturiere con un numero di addetti compreso fra 11 e 500. Il campione non comprende quindi le imprese fino a 10 dipendenti, che sono oltre 4 milioni, e quelle dei servizi, pari a 3,5 milioni.
Dall'indagine è emerso che ad assicurarsi maggiormente sono le aziende che producono beni di investimento, risultato che conferma l'ipotesi che il rischio assicurativo sia correlato al settore produttivo.
L'88% delle aziende intervistate ha sottoscritto almeno una copertura assicurativa contro i danni. In media, viene pagato un premio che corrisponde allo 0,27% del fatturato e i capitali assicurati sono pari al 62,5% degli attivi.
Il 72,5% delle imprese italiane interpellate ha inoltre dichiarato di tutelarsi dai rischi derivanti dalla responsabilità civile, pagando premi pari a circa lo 0,08% del fatturato.
La maggiore dimensione dell'azienda incide sulla probabilità che la stessa si assicuri, consente di diminuire il rapporto tra premi e fatturato e aumenta il grado di copertura assicurativa. Quanto emerge conferma quindi che le imprese più grandi possono decidere quali rischi coprire con il proprio capitale e quali invece assicurare, ad esempio scegliendo franchigie più elevate.
Non è un elemento determinante, invece, la localizzazione, in quanto non sono emerse attitudini diverse fra le aziende del Sud e quelle del Centro-Nord né in riferimento al ricorso all'assicurazione né in merito al grado di copertura o al costo della stessa.
Ciò su cui occorre riflettere, invece, è il fatto che solo il 37% delle aziende informa la propria banca delle coperture assicurative sottoscritte. Si possono quindi auspicare migliorie per fare in modo che i modelli di valutazione del merito creditizio tengano conto delle assicurazioni stipulate.
Ma come si pone l'Italia nel confronto con le imprese europee?
Tra i 5 grandi paesi europei, l'Italia è quello in cui l'assicurazione danni è meno diffusa. Questo divario è ancora più evidente se si esclude l'assicurazione auto, obbligatoria in molti stati. I premi dell'assicurazione danni, al netto del ramo auto, sono pari all'1,1% del PIL in Italia e al 2,3% nell'Unione Europea a 15 membri e al 4,7% negli Stati Uniti (dati relativi al 2004 e al 2003 nel caso degli USA).
Premi rami danni (con l'esclusione del ramo auto) in rapporto al PIL - 2004
(per Stati Uniti e Giappone i dati si riferiscono al 2003) - Fonte: CEA
Il divario dipende in parte dallo scarso ricorso all'assicurazione da parte delle famiglie, per le quali l'accesso a forme di tutela rese disponibili dalle istituzioni pubbliche si è fortemente ridotto, e ovviamente delle imprese.
Inoltre, la tassazione dei premi in Italia è in media più elevata rispetto agli altri paesi europei e questo elemento può effettivamente spiegare la minore diffusione delle coperture. Un esempio: la tassa sui premi dell'assicurazione per la responsabilità civile è pari al 22,25% in Italia, mentre in Germania è ferma al 16%, in Francia al 9% e nel Regno Unito al 5%.

