Dal Mondo Economico
Intervista a: Dott. Alberto Bauli, Presidente - Bauli S.p.A.
- Con un fatturato (chiuso lo scorso 30 giugno) pari a 204 milioni di euro, la veronese Bauli è la prima azienda italiana di prodotti alimentari da ricorrenza, una category-miscellanea nella quale presidia una quota di mercato del 27%, davanti al 14% del brand diretto inseguitore Motta. In particolare la leadership è schiacciante nei pandoro (35%), salda nelle colombe (22%) e condivisa nei panettoni (20%), mentre nelle uova pasquali (8%) Bauli è dietro sia a Nestlé che a Ferrero.
- Degli ultimi mesi è l’acquisizione di Fbf, nota per il marchio Casalini. Con essa Bauli porterà il proprio fatturato 2004-2005 in un intorno dei 245 milioni, aggiudicandosi - se si include la produzione conto terzi - la leadership anche nella croissenterie (40% circa di quota di mercato, contro il 30% di Barilla). In questo modo, peraltro, l’azienda riduce la propria dipendenza dai prodotti da ricorrenza, che a fine esercizio incideranno sul giro d’affari per il 70%.
- Bauli, che resta ancora oggi una realtà famigliare, veniva fondata dal capostipite Ruggero nel 1922 e sinteticamente si può dire che la ricetta del suo successo è da rintracciarsi nell’osservanza della tradizione coniugata a una buona dose di innovazione, sia in termini di prodotto/packaging, che a livello gestionale. Dei tre figli di Ruggero, il presidente Alberto è attualmente l’unico a operare nel day-by-day organizzativo. E ad Assiteca ha concesso la seguente intervista.
BAULI, TRA TRADIZIONE E
INNOVAZIONE
D. Dottor Bauli, quali sono stati i periodi-chiave nell’evoluzione
dell’azienda?
R.I periodi sono stati più d’uno:
l’inizio degli anni Sessanta,
quando abbiamo cominciato la produzione industriale; gli anni Settanta, quando
abbiamo prima reso nazionale il prodotto pandoro, poi abbiamo iniziato a
beneficiare della crisi dei marchi milanesi (Motta e Alemagna, ndr) e infine
abbiamo cominciato a utilizzare per la pubblicità il mezzo televisivo;
gli anni Ottanta, quando grazie a pubblicità e marketing abbiamo
fatto ulteriori importanti passi in avanti.
D. A proposito di marketing, nel vostro settore ad adottarlo
siete stati tra gli antesignani, non è così?
R.Sì, pur
essendo un’azienda famigliare, abbiamo presto capito
quanto fosse importante guardare al di fuori della
nostra
provincia. Ed, essendo arrivati a considerare come fondamentale una corretta
struttura organizzativa, l’attenzione al marketing non ne è stata
che una diretta conseguenza. Attualmente nel marketing di Bauli operano una
decina di persone.
D.L’innovazione è come noto un altro dei vostri punti
di forza. In cosa consiste?
R.Storicamente la nostra maggiore innovazione è stata
quella di processo, visto che i nostri prodotti da ricorrenza sono esclusivi
dell’Italia
e abbiamo dovuto noi stessi sviluppare e implementare nuove tecnologie di
produzione. In pratica abbiamo industrializzato i processi artigianali,
razionalizzandone e al tempo stesso rispettandone le tecniche.
D.Anche però il
marketing è stato spesso molto importante
per l’innovazione di Bauli.
R.Vero: questione, in tal caso, di
capacità di segmentare il mercato
e di lanciare prodotti ben mirati.
D. Cosa fate per fronteggiare le vendite
promozionali, spesso sottocosto, della grande distribuzione?
R.Anche se sono feroci, non possiamo farci
nulla. La legge ci è venuta
in parte incontro, concedendo al trade un massimo di tre periodi promozionali
all’anno, ognuno per una durata non superiore ai 15 giorni. Bisogna
però anche
dire che le promozioni aumentano i volumi.
D.Ragione per la quale le
promozioni della grande distribuzione vi vanno bene?
R.No, rovinano la marca.
- Morale? Le subiamo.
D.Cosa fate allora per sostenere il brand Bauli a
dispetto degli sconti?
R.Teniamo
alta la qualità dei prodotti e investiamo molto in pubblicità.
La nostra share of voice (la percentuale di investito sul totale dei prodotti
di riferimento, ndr) è stabilmente superiore al 33%.
D.All’estero i consumatori di prodotti Bauli sono soltanto gli
italiani?
R.Sì. E lo suggerisce il fatto stesso che il nostro
export è marginale,essendo
pari al 3,5% del fatturato, ed è frammentato su una sessantina di
Paesi.Da
nessuna parte disponiamo di una filiale diretta. Solo in Argentina abbiamo
in passato concesso una licenza di produzione, ma le vicissitudini economiche
del Paese non hanno poi permesso la prosecuzione dell’iniziativa.
D.Quali sono le vostre maggiori novità per il Natale 2004?
R.Quest’anno
le nuove proposte si limitano a una serie di declinazioni di prodotto e di
brand extension.
D.Nel
caso del mercato natalizio, ci sono secondo lei particolari tendenze in atto?
R.Direi di no. La ricorrenza è parte integrante
della tradizione, con i prodotti attuali il gusto degli italiani è centrato
appieno e tra panettoni (55%) e pandori (45%) i consumi si sono oramai
abbastanza stabilizzati sui 3,5 kg per famiglia.
D.Come affrontate il rischio (tecnico) in azienda?
R.Il rischio
l’abbiamo affrontato subito e risolto nel ’96, quando
un nostro stabilimento è completamente andato in fiamme e quando però,
attraverso Assiteca, siamo stati successivamente risarciti. L’assicurazione è dunque
la risposta. Oltre agli immobili, assicuriamo anche i danni verso terzi e
i crediti.

