Dal Mondo Economico

 

a cura di Giovanni Centola

Intervista a : Ingegner Baldeschi

Amministratore delegato Messaggerie Libri



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  • Nata come una divisione interna di Messaggerie Italiane, operante sin dal 1914 nella distribuzione di prodotti editoriali, Messaggerie Libri ne è da tempo una delle tre aziende-holding, con focus esclusivo nella distribuzione di libri. Le altre due aziende-holding di Messaggerie Italiane, da più di 70 anni interamente di proprietà della famiglia Mauri, sono il Gruppo Editoriale Mauri Spagno, titolare di note case editrici quali Longanesi, Garzanti, Salani e Guanda (gran parte delle quali acquisite tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’90), e Messaggerie Periodici, con attività di ingrosso rivolta al mercato delle edicole.
  • Servendo circa 150 editori per una copertura di 4mila punti vendita, Messaggerie Libri ha un fatturato prossimo ai 160 milioni di euro e di 320 milioni di euro a livello di subholding, che ne fa il primo distributore indipendente italiano e il secondo in assoluto dopo Mondadori, che per il 95% porta in libreria propri libri (le vendite “captive” di Messaggerie si aggirano invece sul 35%). Al di là del core business rivolto alle librerie e alle cartolibrerie, l’azienda si articola in una piccola galassia di attività specialistiche, che comprendono la vendita alla grande distribuzione e all’ingrosso, quella via Internet e una catena di librerie a insegna Melbookstore.
  • In un mercato, quello dei libri, che se si esclude il fenomeno dei collateral dei giornali, non cresce oramai da un decennio, Messaggerie Libri realizza incrementi annui di fatturato (acquisizioni escluse) nell’ordine del 4-5%. Del perché della stasi da una parte, e delle buone performance aziendali dall’altra, Assiteca ne parla nell’intervista che segue con l’amministratore delegato Alessandro Baldeschi. L’occasione è anche propizia per far luce su un settore del tutto a se stante, e nel quale non mancano alcuni miti da sfatare.

 

QUANTO CONTANO I VOLUMI
(non solo nel senso di libri)

baldeschiD. Ingegner Baldeschi, perché in Italia il mercato dei libri non cresce?
R. Principalmente non cresce perché non cresce il pubblico dei lettori “forti” – forti poi fino a un certo punto, visto che si parla di chi legge più di 5 libri (esclusa la scolastica) all’anno. Si tratta di quei 3,5-4 milioni di italiani che realizzano una buona fetta degli acquisti complessivi e forse, in quanto a letture, sono sempre più lontani dal resto della popolazione. Che invece arretra - e siamo alla seconda ragione - soprattutto a causa dell’accresciuta concorrenza di altre modalità di impiego del tempo libero (tv, videogame, Internet, etc).

D. I collateral, che oramai in fatturato valgono quasi un quinto del mercato, hanno fatto concorrenza alle librerie?
R. Non molto, se si pensa che forse per il 90% sono destinati ai lettori forti, che si avvicinano a questi libri senza sostituirli con quelli comprati in libreria.

D. Ma cosa potrebbe far crescere il numero dei lettori forti?
R. Il tasso nazionale di lettura dipende in gran parte dal reddito e dalla modernità di un Paese, fatti ovviamente salvi quegli aspetti di modernità (per esempio Internet) che possono sottrarre tempo ai libri.

negozioD. Da parte loro gli editori possono fare qualcosa?
R. Nonostante qualche iniziativa molto mirata, bisogna dire che lo sforzo è superiore alle loro capacità. Ed è vero che sempre più si assiste ad azioni di una certa risonanza e a grande risposta di pubblico (come nel caso del Festival della Letteratura di Mantova), ma si tratta in ogni caso del solito zoccolo duro di lettori abituali. Resta dunque il fatto che a leggere si dovrebbe iniziare da giovani e che perché questo avvenga il ruolo della famiglia e della scuola è insostituibile.

D. E’ vero che il 60% dei titoli che approdano in libreria non vende neanche una copia?
R. Si tratta di una frase travisata di tanto tempo fa di un libraio intervistato da un giornale. Poi, chissà perché, messo in questi termini il dato ha attecchito e in molti continuano a ricordarlo e a citarlo. Ma il senso corretto era invece che in un anno il 60% dei titoli di una libreria non vende neanche una copia. La differenza, evidentemente c’è. Altrimenti nei libri in Italia saremmo tutti falliti. E’ anche evidente che esistono dei libri di successo e altri che non lo sono e che vendono pochissimo, al limite anche solo qualche copia. Ma è un fatto del tutto fisiologico del settore.

D. I titoli non sono comunque troppi?
R. Con 50mila novità all’anno e con altri 350mila che restano in commercio (almeno in teoria), i titoli sono senz’altro tanti. Ma questo fa parte del business ed è inevitabile in una società, come la nostra, sempre più multisfaccettata e con interessi specialistici.

D. A livello complessivo di mercato, a quanto ammontano i resi?
R. Nella media intorno al 25% delle copie, che i librai si fanno accreditare dai distributori e i distributori dagli editori.

negozioD. Tassi di lettura a parte, in Italia cosa può invidiare il settore alle migliori realtà estere?
R. Una volta avrei potuto dire la distribuzione e i punti vendita più evoluti. Oggi non più.

D. Ma in Italia gli editori fanno abbastanza marketing?
R. I maggiori, che concentrano gran parte delle vendite, sì.

D. Messaggerie Libri punta molto sulle vendite della grande distribuzione e su Internet. Attualmente quanto pesano in Italia questi due canali?
R. Fatto 100 il totale del retail, rispettivamente il 20 e il 2%. Ma se la prima si è sviluppata molto negli anni ’80 e ’90, per poi passare a crescere in linea con l’evoluzione numerica dei punti vendita, Internet (un mezzo sul quale siamo i primi in Italia) registra ancora notevoli tassi di sviluppo. Questo si spiega con la relativa bassa copertura di vere librerie, che abbiano in giacenza almeno 15mila titoli. Queste librerie sono di solito assenti nei centri inferiori ai 50mila abitanti, il che significa che gli acquisti “fisici” di libri iniziano a presentare qualche problema per quasi un quinto della popolazione.

D. Su quali variabili si gioca la competizione tra i distributori?
R. Fondamentale è il raggiungimento di masse critiche. In tal senso è importante raggiungere almeno 200 milioni di euro di turnover ai prezzi di copertina, ma anche dopo più libri si vendono meglio è, visto che così si hanno più mezzi da investire e più possibilità di guadagnare efficienze e di ridurre i costi (che sono per circa la metà di natura logistica).

negozioD. Con le efficienze e l’azione sui costi si possono poi ridurre, in chiave di maggiore competitività, anche i margini di intermediazione?
R. I margini di intermediazione si sono ridotti del 10 – 15% negli ultimi 10 anni. Bisogna tener conto anche che gli ordini dei librai sono sempre più frammentati e quindi più costosi.

D. Perché Messaggerie Libri non opera nell’editoria scolastica?
R. Si tratta di un mestiere del tutto diverso e del resto sono gli stessi editori del segmento a investire molto più nell’adozione dei libri da parte delle scuole piuttosto che in distribuzione (che peraltro è spesso diretta).

D. Guardando agli ultimi anni, quali tendenze di consumo può segnalare?
R. Direi che sta crescendo l’interesse per la letteratura di genere, i gialli, i noir, i fantasy. Vanno poi sempre meglio i bestseller internazionali, mentre per i libri comici l’andamento è più fluttuante, dipendenti come sono dalle trasmissioni di successo televisive. In generale, comunque, la narrativa sta guadagnando punti sulla saggistica.

D. Come sta andando la stagione natalizia?
R. Almeno fino a fine novembre (periodo in cui si è tenuta l’intervista, ndr) le vendite sono state abbastanza fiacche, ma come al solito i giochi si decideranno nei 10 giorni prima di Natale.

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