La parola a ...

 



Kyoto e il problema energetico
secondo Emma Marcegaglia
Intervista a Emma Marcegaglia, Vice Presidente Energia e Coordinamento Politiche Industriali e Ambientali - Confindustria

Gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti: i ghiacciai che si ritirano e la 'tropicalizzazione' delle regioni temperate sono solo le prime avvisaglie dei disastri cui stiamo andando incontro.  I paesi 'inquinatori' e le varie industrie dovrebbero assumere dei comportamenti 'socialmente responsabili' tesi alla riduzione delle emissioni inquinanti.
Sul tema è intervenuta, in una recente intervista pubblicata su Il Sole 24 Ore, Emma Marcegaglia, Vice Presidente Energia e Coordinamento Politiche Industriali e Ambientali - Confindustria, che si è espressa a favore del protocollo di Kyoto e dell'adozione di misure per la salvaguardia dell'ambiente. Proponiamo di seguito un stralcio del suo intervento.

Emma MarcegagliaD. Questa volta il sistema industriale sembra meno sulla difensiva sul tema della tutela ambientale.
R. La lotta ai cambiamenti climatici è un tema serio e l'industria italiana vuole partecipare a questa partita; ma vogliamo coglierla come opportunità seria e di innovazione tecnologica. In questo settore, l'Italia può avere la leadership, e questa sfida può rappresentare un 'driver' importante di innovazione tecnologica. Servono però elementi molto chiari e decisi; il Governo e la UE devono essere coerenti con la decisione adottata a Bruxelles. Bisogna saper impegnare investimenti pubblici notevoli sulla ricerca e sull'innovazione. Bisogna trovare risorse. Per esempio, le risorse ci sarebbero se l'Europa decidesse di spostare su un comporto centrale e trasversale come l'innovazione un po' di sussidi agricoli. Se si crea un volano, anche il sistema privato può impegnare grandi risorse in questa direzione. In questa chiave di innovazione tecnologica si può parlare senza imbarazzo anche di nucleare, argomento sul quale poi ogni Paese UE potrà fare la scelta che preferisce.

D. L'Italia riuscirà ad applicare questo programma europeo?
R. Noi abbiamo questo vincolo pazzesco della sindrome NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile", n.d.R.) a tutti i livelli.

D. Qualche caso pratico.
R. Mi vengono in mente il no del ministro Di Pietro alle pale eoliche in mare, al largo del Molise e i progetti fermi di centrali a biomasse.

D. Lei spera in un ruolo guida dell'Italia nell'innovazione energetica e ambientale. Su questo argomento, però, siamo stati i primi della classe in molte occasioni, ma quando era il momento di cogliere l'opportunità ce la siamo stati sempre lasciata sfuggire.
R. La mia paura è che ci poniamo grandi obiettivi - e questo è bello - ma che poi gli obiettivi non seguono reali atti concreti per realizzarli. Abbiamo negoziato condizioni esigenti sulle emissioni e ora ci troviamo in cattive acque con la direttiva europea Emission trading; non finanziamo il carbon fund inventato dall'Italia alla Banca Mondiale e ora stiamo perdendo i crediti a vantaggio di chi ci ha imitato. Dobbiamo poter raccogliere questa sfida, altrimenti alla fine altri Paesi europei andranno avanti e avranno la leadership, mentre noi subiremo solo le spese.

D. Cosa potrà contribuire a fare scendere i costi dell'energia a vantaggio della competitività del sistema delle imprese?
R. Non ho visto altri passi in avanti significativi. Basta guardare l'andamento rialzista della Borsa Elettrica Italiana, in controtendenza negli ultimi mesi rispetto a quelle europee. Come Confindustria, stiamo preparando una proposta di "assessment", di regole per il funzionamento del mercato elettrico e fra pochi mesi presenteremo la nostra proposta su come migliorare la Borsa.

 

Gruppo Assiteca Home
Copyright © 2005 Assiteca SpA
Ottimizzato per Internet Explorer 7.0