Dal Mondo Economico
L'impatto dello sviluppo tecnologico sull'organizzazione aziendale
Dopo aver discusso il passaggio dalla produzione di massa all'impresa terziarizzata, approfondiamo l'impatto che lo sviluppo tecnologico dell'ultimo secolo ha avuto sull'organizzazione aziendale. Non si tratta di un'analisi dei processi messi in atto nelle singole branche d'impresa, bensì di una panoramica sul cambiamento della visione strategica aziendale a fronte dell'applicazione delle nuove tecnologie e dello sviluppo di una nuova cultura d'impresa.

La prima stanza-ufficio di Google
IMPATTO TECNOLOGICO SULL'IMPRESA
Le cose cambiano radicalmente con l'avvento nelle aziende dell'informatica distribuita, e in particolare con il diffuso uso di personal computer e di robot, sia in ambito di gestione ordinaria - specialmente nell'amministrazione d'impresa - sia in sede di produzione vera e propria. Oggi un'impresa, e in generale qualsiasi organizzazione operativa, si presenta come un insieme di macchine informatiche, computer o strutture a essi assimilabili, più o meno fra loro interconnesse, in grado di consentire l'attuazione della gestione ordinaria che investe in particolare gli aspetti amministrativi. Anche le fabbriche di produzione sono diventate dominio di strumenti informatizzati capaci di svolgere una quantità elevata di prestazioni manuali e guidati, nelle loro funzioni operative, da computer a ciò predisposti.
UNA NUOVA INDIVIDUALITA'
In genere, tutte le tecnologie informatiche sono costituite da un apparato fisso - l'hardware - assimilabile alla struttura di una sorta di impianto industriale, le cui specifiche attività vengono definite e guidate da appositi programmi - software - facilmente modificabili e, quindi, in grado di cambiare in tempo reale le attività prodotte dalle strutture fisse, consentendo così di realizzare una elevata flessibilità operativa. I computer e i robot sono governati dal personale addetto, che con essi instaura un singolare comportamento di coppia indissolubilmente legata da vincoli di lavoro.
Uomo e macchina
entrano in una simbiosi indissolubile con gli operatori, che si dimostrano in grado di generare nuove individualità.
Nelle fabbriche e nelle imprese si diffonde l'uso di macchine informatiche, vale a dire le coppie formate da individui e computer. Si ricompongono i frantumi del lavoro tayloristico parcellizzato e ripetitivo, che viene ora affidato ai robot. All'osservatore, l'impresa appare dunque come un contesto operativo complesso, dove l'unità di indagine diviene appunto la coppia che opera in uno stretto connubio operativo.
E' assai particolare il rapporto che si instaura nell'ambito di queste coppie: si è infatti in presenza di una vera e propria delega, che riguardando individuo e macchina può definirsi come "delega tecnologica".

Una catena di montaggio automobilistica robotizzata
Il computer e le tecnologie a esso assimilabili, infatti, non operano più soltanto come strumenti di protesi amplificatrici delle facoltà umane, poiché presentano una situazione di autonomia resa possibile da un processo di deleghe attraverso il quale l'individuo può comandare l'esecuzione di determinate azioni che poi la macchina esegue in piena indipendenza, sulla base dei propri programmi, lasciando all'operatore il compito del controllo dei risultati finali. In particolare, nel periodo di tempo in cui il computer sviluppa quanto gli è stato comandato, nella sua azione viene a configurarsi una vera e propria autonomia operativa che lo rende di fatto indipendente dall'operatore, determinando così un intervallo di indeterminazione dalla volontà dell'operatore stesso. Si potrebbe parlare di un vero e proprio "principio di autonomia e di indeterminazione del computer", in quanto nel periodo in cui la macchina opera non è possibile interagire con essa se non modificando i comandi precedentemente trasmessi e occupando per questo un ben preciso intervallo di tempo. Per consentire l'attuazione del rapporto di delega è necessario che l'operatore protagonista dell'evento sia dotato di una specifica preparazione, il che implica un buon grado di cultura. Ed è proprio la cultura un fattore oggi innovativo, che va sviluppato in forma generalizzata nell'ambito dell'impresa. Questo fatto costituisce una delle caratterizzazioni più rilevanti della rivoluzione informatica. Si giustifica così la definizione di rete di individui che operano alla stregua di imprenditori di se stessi, perché nel rapporto con la macchina la persona deve avere chiaro lo scenario nel cui ambito decidere il compito da attribuire al computer, sviluppando un'attività alla stregua di un imprenditore nel momento in cui assume le proprie decisioni.
LA FLESSIBILITA' GLOBALE
La possibilità di operare sulle macchine informatiche modificandone facilmente le prestazioni attraverso la semplice sostituzione dei loro programmi software, costituisce già di per sé una grande rivoluzione, che consente di rendere flessibili le prestazioni nell'utilizzo degli impianti industriali fissi. Le nuove frontiere dell'organizzazione si orientano quindi verso la ricerca di una flessibilità globale che oggi tende a diventare caratteristica distintiva dell'impresa, sia nella sua gestione generale sia nella funzione di produzione svolta in fabbrica. Un fenomeno che di fatto inizia a svilupparsi dalla fine degli anni settanta-ottanta del secolo scorso.
IL FATTORE UMANO E LA CULTURA DI IMPRESA
E ricompare la cultura come elemento indispensabile affinché l'individuo possa guidare le macchine "intelligenti". Si avverte insomma la riscoperta del fattore umano, così che la formazione professionale deve assumere un nuovo ruolo più esplicitamente legato a educazione e cultura. L'impresa si presenta allora alla luce di una rete complessa di tecnologie generalmente nuove, del tipo ICT (Information and Communication Technologies) c
ui fa riscontro una rete di individui colti (knowledge workers). La cultura diviene elemento strategico di governo anche per limitare i pericoli di autonomie centrifughe che possano disgregare l'unità imprenditoriale. In questa realtà possono manifestarsi pericolose azioni centrifughe in grado di allontanare i collaboratori, resi eccessivamente autonomi da una concezione imprenditoriale unitaria. Ed ecco che la cultura, interpretata come progetto strategico dell'impresa, può stemperare questi pericoli ricompattando in una concezione unitaria i diversi comportamenti imprenditoriali. La cultura, dunque, può divenire la nuova grande frontiera dell'impresa rete: una cultura da utilizzare in senso ampio anche come strategia di governo e di coesione dell'impresa.

