Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Lattiero-caseario
Nel 2005, dopo alcuni anni di completa stasi, il settore lattiero-caseario italiano ha realizzato un giro d'affari ex-factory di circa 14,1 miliardi di euro, secondo le elaborazioni di Assolatte. Rispetto al 2004 si tratta di una crescita del 2,9% che potrebbe far parlare di un'annata positiva. Tuttavia non è stato così, perché gli incrementi a valore delle vendite sono stati controbilanciati da incrementi maggiori in termini di tonnellate, comportando prezzi unitari alla produzione in calo (anche considerando possibili cambiamenti del mix dei prodotti venduti). E questo, per le aziende del settore, ha determinato una tendenziale contrazione dei margini.
+33%
Incidenza del Grana Padano/Parmigiano Reggianosul totale (2005)
dell'export di formaggi
Ciò si è verificato sia nel mercato interno sia nell'export. Ma se nel mercato interno non è dato definire una stima attendibile della riduzione media dei prezzi (-0,5% forse?), nelle vendite all'estero la dinamica è stata senz'altro più spinta e ha assunto, dato il rigore della fonte statistica (Istat), una fisionomia ben delineata. Prendiamo i formaggi, che rappresentano la quasi totalità del nostro export: +4,8%, fino a 231mila tonnellate di prodotto, l'evoluzione delle vendite a quantità; +1,6% (1,17 miliardi) quella a valore e -3,1% la dinamica dei prezzi medi nel corso dell'anno. Soprattutto quindi all'estero, si può dire che sono state poche le tipologie di prodotto - per lo più quelle a maggiore contenuto di innovazione - che sono state in grado di conseguire un ritocco del listino.
-3,1%
Contrazione mediadel prezzo (2005)
dei formaggi esportati
rispetto alla quantità
Assolatte attribuisce il calo dei prezzi a 4 fattori principali: la minore capacità di spesa degli italiani; il rafforzamento del potere contrattuale nella grande distribuzione organizzata, che tra l'altro sempre più referenzia le proprie private label (12% del totale venduto); la concorrenza dei prodotti d'importazione anch'essi in netta crescita quantitativa (+3,6%) e con listini "a sconto" (-2,5%); e, per quanto riguarda l'estero, la debole politica promozionale pubblica unita all'elevato livello delle contraffazioni e delle imitazioni. Negli Usa, ad esempio, che rappresentano il nostro mercato di sbocco, i formaggi che cercano di sfruttare l'immagine della produzione italiana sarebbero circa l'85% del totale.
+25,4%
Incidenza dei formaggi freschi, inclusi ricotta e la mozzarella,sul totale (2005) dell'export
di formaggi
In Italia, va comunque aggiunto, il calo dei prezzi è in parte anche addebitabile agli accresciuti quantitativi, a loro volta in parte trainati dalla maggiore disponibilità di latte (+2,1%). Non a caso, tra le maggiori category, le vendite in quantità di latte hanno sovraperformato il resto del mercato, segnando secondo Nielsen nei consumi delle famiglie un +3,4% (-0,3% di prezzo medio al consumo). Per quanto riguarda altre merceologie più rilevanti, gli yogurt e i formaggi hanno entrambi registrato un +1,9% e il burro un +1,3%. Nel caso dell'estero i migliori risultati sono stati ottenuti in Francia (+2,5% a valore), in Gran Bretagna, (+4%), in Spagna (+11,8%) e in Olanda (+3,2%). Marcato invece il ripiego in Svizzera (-11,9%).
Il presidente di Assolatte Giuseppe Ambrosi esorta tutto il settore, dalla filiera fino alla materia prima agricola e lo stesso sistema Italia, a modernizzarsi, a investire in qualità, sicurezza e innovazione, oltre che a combattere le contraffazioni. Per il 2006 non sono previsti significativi cambiamenti della situazione appena descritta.


