Dal Mondo Economico

 


In collaborazione con Espansione

Sintesi tratta dagli articoli di Cristina Forghieri per Espansione

Speciale Energia: Italia in ritardo

LE TECNOLOGIE, I PRODUTTORI E LE PROSPETTIVE

La lenta crescita delle fonti rinnovabili nel nostro Paese si accompagna all'assenza di un'industria italiana del settore capace di competere in modo significativo sul mercato mondiale dei produttori di tecnologie rinnovabili.

impianto produzioneIn Italia il primo produttore è Enitecnologie, che nel 2004 ha incorporato Eurosolare e Helios Technology e produce moduli fotovoltaici e wafer di silicio attraverso una joint venture con i cinesi.

Cinesi che sono in testa nel solare termico, con oltre mille aziende produttrici e il 78% dei collettori installati nel mondo.

In Europa i principali produttori di solare termico sono austriaci e greci. Il mercato delle turbine per il mini idroelettrico è controllato da tre grandi aziende, una tedesca e due francesi. In Italia sono presenti solo alcune piccole e medie aziende che collaborano con i grandi gruppi internazionali. Più difficile la stima delle bio-masse, che prende dal territorio la materia prima; gli operatori italiani per quanto riguarda gli impianti di maggiori dimensioni sono in genere società di ingegneria e impian tistica che assemblano parti prodotte da fornitori specializzati. Nel bio-gas, la classifica dei leader è occupata da Svizzera e Francia.

Insomma l'Italia ha perso l'occasione per far decollare insieme alla domanda interna lo sviluppo di un'industria nazionale e la preoccupazione è che il nostro Paese finisca per essere tagliato fuori, in assenza di politiche mirate, da comparti per i quali le previsioni sono di forte crescita. Si tratta di settori - viene sottolineato nel rapporto dell'Enea -caratterizzati da forti tassi di innovazione.

IL RISPARMIO ENERGETICO

L'altra importante leva identificata dall'Unione europea, in grado di conciliare difesa ambientale e sicurezza degli approvvigionamenti, è il risparmio energetico , che è stato oggetto di una serie di direttive: da quella del 2002 sulle prestazioni energetiche nell'edilizia a quella del 2004 sulla cogenerazione, del 2005 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti che consumano energia fino al Libro Verde ("fare di più con me-no") sempre del 2005 che riassume le politiche europee per ridurre i consumi di elettricità, gas ed energia primaria e, in fase di approvazione, alla direttiva sugli usi finali.

Su quest'ultimo fronte, l'Italia può vantare un primato innovativo, quello di aver promosso per prima il mercato dei "certificati bianchi", i titoli di efficienza energetica che certificano i risparmi negli usi finali conseguiti dai distributori di energia elettrica e gas con più di 100mila clienti e dalle società di servizi energetici (Esco).

idroelettricoNel corso del 2005 so-no state valutate dall'Auto-rità circa un migliaio di richieste e certificati risparmi per oltre 280mila tep (ton-nellate equivalenti di petro-lio) superando ampiamente l'obiettivo assegnato di 156mila tep.

Un grande sprecone è poi il settore terziario (commercio, credito, pubblica amministrazione), che dal 2000 ha fatto registrare i tassi di crescita più alti.

Per il nostro Paese il risparmio energetico è quindi una voce strategica, sia per gli impatti diretti sulle bollette degli utenti e sulla bilancia dei pagamenti, sia per quelli ambientali: se non si migliora per l'Italia potrebbe diventare molto oneroso rispettare il proto collo di Kyoto.

A questo punto la leva normativa, doverosa e necessaria, potrebbe non essere sufficiente. Occorre il coinvolgimento di tutti i sogget-ti, pubblici e privati, per promuovere il risparmio e informare sulle tecnologie a disposizione.

La fotografia dell 'Autorità per l 'energia elettrica e il gas

Le debolezze dell'Italia tra scarsa concorrenza, eccessiva dipendenza dall'import e oneri di sistema

Puntuale come sempre è stato presentato la scorsa estate il rapporto annuale dell'Autorità dell'energia: sintesi dell'andamento del quadro energetico, internazionale e nazionale. Nello scenario europeo, come noto, si è acuita tutta una serie di criticità - a livello di infrastrutture, di apertura dei mercati, di coordinamento normativo - con l'aggiunta, come protagonista negativo, della volatilità dei prezzi del petrolio.

E ogni dollaro di aumento del barile comporta per l'Europa una maggiorazione annuale dei costi di oltre 5 miliardi di dollari, un terzo dei quali si riflette nei settori dell'elettricità e del gas.

tralicciPer quanto riguarda l'Italia, che più ha risentito dei rialzi data la maggiore dipendenza dall'import di idrocarburi, la fotografia offerta dal Rapporto ha evidenziato non poche ombre, ma anche alcune luci. Il processo di liberalizzazione avviato da tempo nel settore elettrico ha iniziato a dare risultati significativi «in termini di maggior efficienza, di nuovi investimenti nell'attività di produzione, di nascita di nuovi operatori e di affermazione dei diritti dei clienti e dei consumatori». Risultati che però - è scritto nel Rapporto -sono stati oscurati dal forte incremento dei costi dei combustibili oltre che dal permanere di un'insufficiente concorrenza: a controllare i prezzi sul mercato all'ingrosso dell'elettricità sono sempre alcuni operatori dominanti (con Enel in testa), mentre nel gas è ancora più dominante la posizione di Eni.

Per quanto riguarda il settore del gas, il giudizio espresso dall'Autorità è di un quadro competitivo in progressivo peggioramento. Due le cause: l'inadeguatezza delle infrastrutture a far fronte alla domanda (cresciuta nel 2005 del 7,4%) e la posizione dominante di Eni sul mercato non solo degli approvvigionamenti ma anche della vendita finale.

Il consumo 2005 (circa 85 miliardi di metri cubi) è andato per il 40% alla generazione elettrica, mentre il restante 60% è stato diviso tra setto-re industriale, servizi e famiglie. La soluzione individuata dall'Autorità, e più volte segnalata a Governo e Parlamento, è sempre la stessa: quella della separazione non solo societaria ma anche proprietaria (come è avvenuto per Terna) tra rete e stoccaggio da una parte e commercializzazione dall'altra.

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