Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Quotidiani

Il 2005 è stato per i quotidiani un discreto anno. Secondo i dati Fieg (Federazione
Italiana Editori Giornali) e Deloitte & Touche, basati
sulle proiezioni di 54 testate, le copie vendute sono state mediamente 5,739
milioni al giorno, in lievissimo regresso sul 2004 (-0,1%), ma anche in tendenziale miglioramento
nella seconda parte dell’anno. Comunque il biennio
2004-05 ha finalmente arrestato la china discendente partita nel 2001,
rispetto a un 2000 che ha rappresentato il picco massimo dell’ultimo
decennio (6,073 milioni).
9% vendite con abbonamento
80% mediaPaesi
Centro-Nord Europa
I resi, in Italia tradizionalmente molto elevati soprattutto per il ridottissimo e anomalo livello degli abbonamenti (9%), sempre nel 2005 sono stati in media del 26,7% (su una tiratura complessiva di 7,831 milioni di copie), contro il 28,1% del 2004 e il 26,9% del 2000.
In termini di conto economico di settore, l’ultimo anno elaborato nel dettaglio (vista la disponibilità dei bilanci delle aziende interessate) è stato il 2004, nel quale tutte insieme le principali 59 imprese editrici hanno segnato un record di ricavi e di altri proventi per 3,75 miliardi (+6% circa sul 2003) e soprattutto utili netti per 328 milioni (+24%), sebbene con margine operativo lordo in tendenziale contrazione (10,3%). Come da diversi anni a questa parte, a “tirare” sono stati i cosiddetti collaterali, cresciuti per più del 20% e con incidenza sui fatturati complessivi prossima al 12% (il dato sale notevolmente per i maggiori quotidiani). In quanto ai ricavi tipici – vendite di giornali e pubblicità – il 2004 è stato sostanzialmente stabile.
141 quotidiani
censiti ...
... il 50% realizza il 93% della diffusione
Quello che Fieg ha potuto stimare per il 2005 è un ulteriore incremento, ma a tasso decrescente (+10/15%), dei collaterali e una ripresa dei ricavi tipici (+4%), più per effetto delle vendite di giornali – che nella media hanno registrato un ritocco di prezzo – che non per la pubblicità (+2,5%). I fatturati dovrebbero essere pertanto complessivamente lievitati nell’ordine del 5%, un buon datose non fosse che nel contempo i costi operativi potrebbero essere cresciuti quasi del 6%. Tutto sommato, comprendendo quindi anche i collaterali, si può ritenere che il 2005 ha segnato per il settore un sostanziale pareggio dei profitti.
Tornando però alla tenuta delle copie vendute, Fieg si dichiara soddisfatta, soprattutto tenuto conto della strutturale bassa incidenza degli abbonamenti, dello sfavorevole quadro economico e dei consumi e del fatto che in generale in Europa le vendite di quotidiani continuano a contrarsi (ma con meno di 150 copie per 1.000 abitanti, l’Italia resta uno dei Paesi in Europa dove si leggono meno quotidiani). In più l’associazione degli editori rileva che, a dispetto della stabilità delle vendite, i lettori accertati aumentano, essendo mediamente arrivati a 20,946 milioni nel 2005, contro i 19,496 del 2001 (+7,5%, con particolare accelerazione nella fascia dei 18-24enni). In altre parole, il prodotto-quotidiano non si vende di più, ma ne aumenta la lettura, il che è di buon auspicio sia in termini di potenziali pubblicitari che di possibile evoluzione futura delle copie.
20,9 milioni
I lettori di quotidiani
(+7,5% sul 2001)
Per l’anno in corso le previsioni di Fieg si orientano in ogni caso di nuovo sulla stabilità delle vendite, per quanto il presidente Boris Bianchieri si dichiari “moderatamente ottimista” sottolineando “l’alta qualità del prodotto italiano, rapportato per esempio a quello dei Paesi anglosassoni”. In quanto alla pubblicità, Bianchieri conta sul fatto che “il nuovo Parlamento dovrà approvare una legge organica, quella che non è passata in questa legislatura, e che dovrà riequilibrare gli investimenti dalla tv – oggi pari al 55% del totale, ndr – verso tutti gli altri mezzi, quotidiani quindi inclusi”.

