Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Periodici

In base a elaborazioni Fieg (Federazione Italiana Editori
Giornali) su Osservatorio Fcp (Federazione Concessionarie
di Pubblicità) e Tradelab, nel 2005 il settore dei
periodici ha fatturato 4,45 miliardi, in evoluzione del 4,7% sull’anno
precedente. La dinamica delle vendite nei confronti del lettore-consumatore
finale (+5%) ha sovraperformato quelle di pubblicità (+3,7%) e in particolare,
nell’ambito delle prime, il tasso di incremento della vendita “base” di
periodici ha superato dopo diversi anni quella dei cosiddetti collaterali (libri,
dispense, dvd, etc). Della torta complessiva dei ricavi degli editori, quindi,
si può stimare che oggi il 61% sia rappresentato dai periodici, il 23%
dalla raccolta pubblicitaria e il 16% dai collaterali.
32.4 milioni
Gli italiani che regolarmente leggono almeno un periodicoBisogna dire che, un po’ al contrario di quanto avviene per i quotidiani (almeno per il numero di copie vendute), il comparto dei periodici non fa che lievitare. Le stime per l’ultimo anno rivelano che è stata venduta una media di 17,7 milioni di settimanali (+2% sul 2004) e di 24,7 milioni di mensili (+1,5%). “Sono cifre”, sostiene Fieg, “che avvalorano l’immagine di forza della stampa periodica nel suo complesso, pur in presenza di difficoltà di ordine congiunturale e di un circuito distributivo che stenta a decollare”. Più di altri, l’associazione degli editori segnala il buon esito di nuove iniziative editoriali, che hanno interessato i settimanali di attualità e i periodici televisivi (messi insieme, i due generi superano la metà del mercato).
In quanto ai livelli di lettura, anche qui le notizie sono buone, perché, dopo il -1,7% del 2004, nel 2005 essi hanno segnato, secondo Fieg, un più +3,4%, pari a 1,1 milioni di persone in più che dichiarano di leggere i periodici. In assoluto gli italiani che li leggono regolarmente sono pertanto 32,4 milioni.
50%
Dato medio dei resisui mensili
(36% per i settimanali)
Per contro la nota dolente restano i resi, superiori in media al 36% per i settimanali e al 50% per i mensili (questo vuol dire che l’invenduto è per tutti i periodici superiore ai 30 milioni di copie). Il vistoso fenomeno è soprattutto da mettersi in relazione alla ridotta incidenza degli abbonamenti, nel 2005 cresciuti di misura dal 22 al 23% del totale venduto. Per l’Italia si tratta sempre di un’anomalia internazionale. Nel Centro-Nord dell’Europa, mediamente, gli abbonamenti sono pari addirittura all’80%, mentre negli Usa toccano un picco del 99%.
Per il 2006 è atteso quanto meno un mantenimento dei livelli di vendita su tutti e tre i fronti delle vendite di periodici, di collaterali e di pubblicità. Tuttavia l’upside non è da trascurare, visto quanto sostiene Fieg, che “se il quadro congiunturale del Paese darà segni più consistenti di ripresa, il comparto che ne trarrà maggior beneficio sarà quello della stampa periodica”. E in tema di congiuntura va segnalato che quest’anno le previsioni di crescita dell’economia italiana sono mediamente attestate intorno all’1,5-1,6%, contro la stasi completa del 2005. I segnali per gli editori sono quindi incoraggianti.



