Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Pelletteria

Continua il periodo favorevole della pelletteria italiana, che nel 2005 ha
registrato un valore alla produzione di 2,8 miliardi, pari a un +3% su un 2004
che l’ufficio studi Aimpes-Mipel ha rivisto decisamente
all’insù (+11,2% rispetto al 2003). La performance del 2005 si
deve all’importante voce dell’export, cresciuta in volumi
dell’1,8% e a valore del 9,4%. A loro volta tali risultati sono
da mettersi soprattutto in relazione alla produzione di fascia media e alta
(lusso vero e “accessibile”) che, avvalendosi molto di terzisti
nazionali, svolge una funzione di traino per tutto il made in Italy.
+1%
Evoluzione a valoredel mercato italiano
In termini di mercati di sbocco, sono da segnalare le ottime performance realizzate in diversi mercati del Far East, già peraltro abbastanza consolidati: Giappone (+19,6% a valore), Hong-Kong (+25,3%), Corea del Sud (+42,8%), Taiwan (+92,8%) e Singapore (+24%). Bene sono andate anche le vendite in Russia (+31,5%), che di anno in anno guadagna posizioni nel ranking dei nostri acquirenti (oggi è decima). Per contro, le vendite dei nostri prodotti si sono contratte sia negli Usa (-2,7%) che in Canada (-20,6%).
2 euro
Prezzo medio all'import delle borse cinesiMa il freno ai fatturati della produzione italiana si deve in particolare all’effetto combinato di altri due fattori. Da una parte alla sostanziale stasi del mercato interno (+1% a valore), e dall’altra all’ulteriore impennata dell’import, che ha registrato un +7,8% in volumi e un +13,7% a valore. Più che proporzionale la dinamica dalla Cina (+18,8%), che grazie ai micro-prezzi rappresenta ormai da sola più della metà delle nostre importazioni. Basti dire che l’import di borse dalla Cina è stato l’anno scorso di 106 milioni di pezzi, a un prezzo medio inferiore ai due euro (10 euro per quelle in pelle). Aimpes-Mipel segnala comunque che la crescita dell’import si deve anche al “ricorso all’outsourcing da parte dei produttori nazionali di appartenenza prevalente alla fascia medio-bassa del mercato, oltre che alle private label che la moderna distribuzione commissiona per la gadgettistica e omaggistica aziendale”.
Per il 2006 il sentiment del made in Italy è moderatamente ottimista. “Continuerà a performare bene l’export”, approfondisce al riguardo Fabrizio Solé, vice-direttore di Mipel, “ma sul fronte interno registreremo ancora sofferenza e sempre una crescita delle importazioni. Tutto sommato, quindi, la nostra percezione è che l’anno in corso proseguirà le tendenze registrate nel 2005”.


