Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Vino
Il
settore vinicolo italiano ha registrato nel 2005 un andamento piatto, seppure
caratterizzato al suo interno da alterne dinamiche. Per l’ennesimo anno
consecutivo, i consumi nazionali sono calati, portandosi secondo Federvini a
27,2 milioni di ettolitri (-2,9%), a fronte di prezzi grossomodo rimasti invariati
(il riferimento, rilevato da Nielsen, è lo shelf price
medio di 2,31 euro a litro del prodotto confezionato nei canali rivolti al
consumo casalingo). Sono contemporaneamente lievitate le importazioni (+2,6%),
che hanno affermato un prodotto mediamente più caro (alla dogana 1,49
euro a litro, pari a un +4,9% sul 2004). Per contro, la maggiore nota positiva è rappresentata dalla voce dell’export, che ha confermato
la ripresa del 2004 segnando un +11,3% in quantità, sebbene
scontando un cedimento medio dei listini del 6,2% (1,89 euro a litro).
2,31 euro
Prezzo medio di un litrodi vino confezionato
nei canali "off trade"
Più in generale, oltre che da consumi “maturi”, in tutta
Europa il settore è caratterizzato da un eccesso di offerta – un’offerta
anche di buona qualità media – ed è comprensibile che molti
produttori italiani ne soffrano.
La diagnosi peggiora quando si considera la dimensione del produttore-tipo
(circa un ettaro per azienda), a fronte di logiche competitive di settore che
invece elevano la dimensione d’impresa a maggiore pre-condizione del
successo reddituale. Ovviamente la crisi non è per tutti, confermando
anche qui un quadro non univoco. Tra le altre elaborazioni prodotte quest’anno,
due differenti studi hanno fotografato la situazione chiaramente divergente
tra grandi e piccoli player: da un lato Mediobanca ha sondato
81 tra le maggiori aziende, ricavandone un buono stato di salute e un ottimismo
di fondo; dall’altro, l’Osservatorio sulle società vinicole
italiane del dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di
Firenze ha saggiato un campione più rappresentativo dell’intera
offerta e ha invece nel corso degli anni rilevato a livello aggregato una tendenziale
compressione dei margini.
6,7 miliardi circa
Valore della produzioni(3 miliardi di solo export)
Ma per tornare alle vendite, nel mercato domestico il vino confezionato continua a performare meglio di quello sfuso, al punto che lo sta quasi superando, il che per i produttori suona come una buona notizia, visto che il confezionato contribuisce a elevare la qualità del mix del prodotto e dunque anche la marginalità (coerentemente è cresciuto pure il numero delle etichette). E’ invece da accogliere con un po’ di preoccupazione la crescita limitata ai soli canali del consumo domestico (off trade), che negli acquisti godono senz’altro di maggiore potere contrattuale rispetto ai canali cosiddetti della mescita. Nell’off trade hanno registrato a loro volta maggiori incrementi i discount e i punti vendita del libero servizio, in pratica quelli non solo più low price, ma che anche possono ottenere i prezzi più “all’osso”.
Nell’export si registrano le ottime performance di alcune destinazioni extra-Ue, in particolare del Giappone (+240% in quantità), della Russia (+92%) e degli Usa (+85%), mentre sul fronte europeo possono essere segnalate le brillanti dinamiche in Slovacchia (+75%), Ungheria (+59%), Austria (+42%), Spagna (+29%) e Polonia (+27%). Per quanto riguarda l’import, è stata eccezionale la progressione degli Usa, che in un anno hanno più che triplicato i litri esportati.
Per il 2006, mentre diversi trend settoriali (più sfavorevoli che favorevoli) appaiono destinati a riconfermarsi, le prospettive del vino italiano possono giovarsi di un paio di elementi “politici” positivi: il primo è quello della firma di un accordo tra Ue e Usa mirato alla protezione dell’origine del vino; il secondo riguarda il piano anticrisi europeo che sovvenziona il ritiro degli stock in eccesso dal mercato portandolo in Italia a un totale di 2,6 milioni di ettolitri (+30%). Va però anche detto che questo strumento di riequilibrio tra domanda e offerta di mercato (con effetto sui prezzi) è sempre più oggetto di critiche e di contestazioni, il che non è di buon auspicio per una sua riedizione negli anni a venire.

