Dal Mondo Economico
sottotitolo
1. SDA BOCCONI Milano (4,38)
Nessuna sorpresa: a giudizio degli intervistati la Sda si è
agevolmente confermata la prima business school italiana, non facendo
in realtà passi in avanti (così come non ne ha
fatti anche sullo scenario internazionale, vedere pagina 21), ma
continuando a trovare un ideale compromesso con i suoi grandi numeri:
circa 16mila iscritti/anno (di cui mille master) per 42 milioni di giro
d'affari.
E se le grandi dimensioni e la tradizione di successi sono in teoria un
ostacolo al cambiamento, anche qui è difficile che la Sda se
ne stia con le mani in mano. L'occasione è fornita dal
cambio al vertice dello scorso dimanageriale con i programmi di
più elevato livello qualitativo. Livello sul quale la
tensione è continua. Ci anticipa, per esempio, Grando che
continueranno a essere intensificati i master e le iniziative rivolte
al mercato internazionale e quelle pensate per un pubblico di manager
più esperti. Vicinanza al mondo aziendale: 4,19. Rispetto
all'anno scorso (4,35) il punteggio si è un po' abbassato,
anche se per nessuna ragione in particolare. Al contrario Grando
sostiene che di recente l'impegno Sda nella formazione su commessa ha
superato per la prima volta quello nei corsi brevi a catalogo e questo
se mai a riprova di una maggiore prossimità «ai
fabbisogni specifici delle imprese».
Notorieta': 5. Tutti, senza eccezione
alcuna, conoscono la Sda.
Qualita' della docenza: 4,40. Secondo
più d'uno la notorietà, l'immagine o comunque il
prestigio del nome e del corpo didattico sopravanzano la
realtà dei contenuti. I master, oltretutto, godono a detta
di alcuni di una reputazione nettamente migliore rispetto a quella dei
corsi brevi a catalogo. E tuttavia, anche ciò premesso, la
Sda resta insieme al Mip la scuola
Qualita' dei partecipanti: 3,88.
È il caso classico nel quale si sospetta che i volumi della
Sda non facciano bene al livello medio delle aule. Tuttavia, dando
ulteriore impulso ai master, puntando ad attrarre studenti
internazionali e manager più esperti (sia per i corsi
strutturati che per quelli brevi) - come si ripropone di fare la Sda
con il nuovo duo al vertice - l'obiettivo è quello di
mantenerlo alto.
Internazionalita':
4,43. Si conferma l'ineguagliabile primato della
business school milanese, che continua a stringere accordi (anche di
formazione in partnership) con omologhe estere e che si sta apprestando
a lanciare il suo dodicesimo programma interamente in lingua inglese.
2. MIP POLITECNICO MILANO UN
GRANDE EXPLOIT (4,25)
Tanti quest’anno i giudizi di merito su questo consorzio, che
pur essendosi confermato nella classifica di Espansione al secondo
posto, ha fatto il salto più forte in termini di score.
Una larga fetta del campione di associati Assores e Gidp/Hrda
intervistati, ha infatti spontaneamente segnalato i progressi compiuti
dal Mip, soprattutto per quanto riguarda la prospettiva
dell’impostazione, che da meramente tecnica e ingegneristica
siè ampliata a tutto il management. Sono stati pertanto
molto apprezzati i corsi di maggiore taglio operativo e i servizi di
outplacement.
NOTORIETA' 4,5. Un risultato in crescita,
frutto di forti investimenti in comunicazione.
QUALITÀ DELLA DOCENZA: 4,38.
L’esito del giudizio, in rialzo rispetto all’anno
scorso, è da associare al fatto che il corpo docente
è giudicato di buon livello e alcuni corsi, soprattutto i
master, risultano molto distintivi e innovativi. E proprio la crescita
delle attività della scuola nell’ultimo anno sta
favorendo il reclutamento di nuovi docenti, anche stranieri.
VICINANZA AL MONDO AZIENDALE: 4,22. In
quest’area il voto è il più alto
dell’ indagine di Espansione.
Così commenta Gianluca Spina, direttore del Mip e ordinario
di gestione aziendale al Politecnico di Milano: «Mentre, fino
a 5 anni fa, l’80% delle attività del Mip era
fatta di master non realizzati con le aziende, oggi il rapporto
è di 50 a 50. Pertanto,con la crescita dimensionale della
scuola, gran parte della crescita è relativa alla formazione
fatta con le imprese. In parallelo abbiamo quindi scelto di dare un
ruolo più marginale alla formazione breve a
catalogo».
Qualita' dei partecipanti: 4,28. Anche qui
il Mip domina. E il perché Spina lo riassume
così: «Siamo la business school del Politecnico e
questo fatto già da sé crea selezione ed
è la fonte della percezione qualitativa del mercato. La
grande platea, dunque, ci vede in partenza come una piazza ostica,
anche perché nel 50% dei casi i profili dei partecipanti
sono tecnici, di tipo ingegneristico. Questo fenomeno è
però in diminuzione, e infatti ci stiamo adoperando per
reclutare pubblici di altra estrazione».
INTERNAZIONALITÀ: 3,87. Seppur
in crescita rispetto alla classifica del 2005, in questo ambito il
consorzio non eccelle ancora, tanto è vero che anche nelle
più autorevoli classifiche internazionali, quali ad esempio
quella del Financial
Times, che segnala le migliori 50 business school a livello europeo,
Mip non compare. Come mai? «In questa direzione»,
spiega Spina, «abbiamo ancora tanta strada da percorrere
prima di raggiungere i livelli della Sda Bocconi, ma ci stiamo muovendo
per recuperare terreno e i risultati cominciano a vedersi: stiamo
ultimando il processo di accreditamento internazionale ed entro fine
anno, insieme alla Sda, saremo anche noi in classifica. Inoltre,
l’Mba internazionale iniziato 4 anni fa,
nell’ultima edizione sta raccogliendo parecchi consensi
rispetto all’anno scorso e dunque questi dati ci lasciano
supporre che miglioreremo molto nei prossimi anni la percezione di
Internazionalita'».
3. LUISS BUSINESS SCHOOL Roma
- Quel "fil rouge" con le associazioni imprenditoriali (3,82)
La Luiss Business School di Roma sale, quest'anno, al
terzo posto nella classifica di Espansione e numerosi intervistati non
esitano a esprimere giudizi di ampio merito: programmi moderni,
vicinanza alle aziende, iniziative interessanti sul mondo della
pubblica amministrazione e, in generale, capacità di
cogliere i cambiamenti del mercato. Si dice soddisfatto di questa
"scalata", Franco Fontana, direttore della Luiss Business School
commentando: «Dal 2004 abbiamo ricostituito la struttura,
mettendo insieme l'attività di formazione tradizionale, la
divisione ricerche, la divisione Mba. Facendo quindi parecchia
attività di ricerca sull'organizzazione e la gestione delle
risorse umane nelle imprese, abbiamo intensificato i rapporti con le
associazioni imprenditoriali e, in particolar modo, con le direzioni
del personale».
NotorietA': 4,5. La maggior parte del
campione di Assores e Gidp/Hrda mostra un buon grado di conoscenza
della Business School che ha il merito (oggetti-vo) di legarsi
all'Università e al mondo di Confindustria. Qualita' della
docenza: 3,66.
È RIUSCITA LA SCALATA ALL'OLIMPO Programmi moderni,
vicinanza alle aziende, iniziative interessanti sul mondo della P.A.e,
in generale, capacità di cogliere i cambiamenti del mercato.
Con questi plus, la Luiss è entrata nei top 3. l'unica area
della scuola in cui si è registrato un lieve calo rispetto
all'anno scorso (3,73), anche se per nessuna ragione evidente.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,68. Non
pochi intervistati hanno espresso un giudizio positivo su questo punto.
«Il dato non mi sorprende», dice Fontana,
«in quanto le aziende sono sempre state coinvolte in
attività didattiche strutturate e in testimonianze dirette.
La vicinanza al loro universo è stata anche promossa e
consolidata in tutto l'ambito della divisione Mba. Le imprese
partecipano infatti a esso con borse di studio. Gli ammessi all'Mba non
solo dal momento dell'ammissione al quale partecipano anche le aziende
sono a disposizione delle direzioni del personale ma svolgeranno anche
i project work presso le imprese stesse».
Qualita' dei partecipanti: 3,71. Risultato
buono per il pubblico della scuola che viene giudicato dal campione di
Espansione ben selezionato, soprattutto per gli Mba.
«L'ammissione a essi», precisa Fontana,
«avviene o tramite presentazione dell'attestato
internazionale Gmat o tramite lo svolgimento di un nostro test analogo
interno».
Internazionalita': 3,55. Anche in
quest'area lo score è aumentato (+0,20), soprattutto per una
conoscenza diffusa da parte degli intervistati di diversi corsi della
divisione Mba effettuati da docenti stranieri in lingua inglese.
«Vantiamo una quota rilevante di studenti
stranieri», assicura anche Fontana, «che frequenta
il nostro Mba. Inoltre, abbiamo promosso scambi con altre business
school e project work con aziende straniere e, come ateneo, siamo
entrati in alcuni accordi internazionali quale ad esempio quello
promosso da Ice e Confindustria per portare in Italia studenti
indiani».
4. ISTUD Stresa (Verbania)
(3,73)
Scende di una posizione in classifica quest'anno
l'Istud, anche perché, come ha dichiarato Marella
Cara-mazza, direttore generale della scuola, «pur avendo
innovato l'offerta sul fronte dei prodotti, della ricerca e della
faculty, sta vivendo un momento di importante trasformazione
istituzionale: da società per azioni senza fini di lucro,
diventa fondazione e dunque l'attenzione della comunicazione si
è forse principalmente orientata su questo
aspetto».
NOTORIETÀ: 4,5. Dall'indagine
è emerso che la scuola è ben conosciuta
soprattutto per la sua lunga storia (è stata fondata nel
1970), sebbene va detto che il nostro campione è abbastanza
concentrato nel Nord (e quindi nell'area della scuola). Inoltre,
tradizionalmente ha sempre assicurato una discreta Qualita' e questo ha
favorito l'attività di passaparola.
Qualita' della docenza: 3,63. Buon
risultato per la business school che per i corsi e i master non si
avvale di gu-ru di fama internazionale ma preferisce contare su un
corpo docenti quasi tutto sviluppato all'interno dell'istituto.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,43. Il giudizio sintetico è
appesantito da qualche dubbio riguardante la lentezza nel seguire
l'evoluzione dei mercati. Alcuni corsi infatti sarebbero molto validi e
supportati da buone esperienze pratiche, altri invece ancora un po'
troppo accademici.
«Sono convinta», afferma Cara-mazza, «che
questo risultato sia comunicazione. «Le azioni non
mancano», dice, «la scuola sta realizzando
parecchie partnership con business school e soggetti ed enti di ricerca
internazionali. Abbiamo realizzato interventi di capacity building sia
in Centro e Sud America, sia nell'area dei Balcani, mentre adesso
stiamo lavorando per intervenire nei Paesi del Mediterraneo. Inoltre,
abbiamo appena proposto una serie di programmi evoluti, come "Becoming
a Global Manager", pensato per aiutare i manager a essere tali in
maniera globale».
5. UNIVERSITÀ CATTOLICA Milano (3,67)
Sale di 2 posizioni in classifica l'Università
Cattolica di Milano, che dagli intervistati viene quest'anno percepita
come un'istituzione che ha fatto parecchi passi in avanti,
modernizzandosi, flessibilizzandosi nell'offerta, aprendosi
all'internazionalizzazione e alle esigenze del mercato.
NOTORIETÀ: 5. Rispetto al 2005 è
aumentato lo score (+0,45), perché sembra esser migliorata
la Qualita' della comunicazione, che è risultata
più mirata a illustrare i prodotti formativi e gli sbocchi
che essi offrono per entrare nel mondo del lavoro. Imputabile al fatto che non abbiamo ancora presentato al mercato
il progetto "La Fondazione Istud" (di cui è socia anche
Assolombarda), che si porrà l'obiettivo di presentare il
punto di incontro dei vertici delle organizzazioni sia aziendali sia
istituzionali, per rispondere sul rapporto impresa e
società, tra innovazione e organizzazione e sul futuro
competitivo dell'impresa italiana».
Qualita' dei partecipanti: 3,68.
Gli studenti sono in gran
parte neolaureati, seppur, come afferma la maggioranza degli
intervistati, ben motivati e selezionati. In particolare nell'adesione
ai master sono le aziende a investire su soggetti ritenuti ad alto
potenziale che vantano già qualche anno di esperienza
professionale.
Internazionalita': 3,39. Un voto piuttosto deludente che
Caramazza ancora attribuisce alla mancanza di co-
Qualita' della docenza: 3,89. Un punteggio che sicuramente
tiene conto del fatto che tutti i corsi hanno la direzione scientifica
di un docente dell'Università che è garante della
Qualita' della docenza.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,44
. Il risultato, pur non
elevato, coglie comunque un maggiore impegno dell'Università
nell'avvicinarsi ai bisogni formativi dell'impresa e a tal proposito
Guido Castelli, direttore dei progetti e delle relazioni internazionali
presso l'Università Cattolica di Milano, commenta:
«Abbiamo un comitato Università mondo del lavoro
con cui si svolgono diverse iniziative, sia per far conoscere i nostri
laureati alle aziende, sia per esplorare da vicino le esigenze delle
imprese: in tal senso, sono state organizzate diverse interviste con
dirigenti e responsabili delle risorse umane».
Qualita' dei partecipanti: 3,42.
Internazionalita': 3,59. Secondo il parere unanime del
campione di Espansione, questa è sicuramente l'area nella
quale l'Università Cattolica sta progredendo di
più.
«Ci stiamo muovendo su tre livelli»,
spiega Castelli: «quello della mobilità degli
studenti, sia outgoing che inco-ming; quello della mobilità
dei docenti, sia nostri che stranieri; e, infine, quello più
istituzionale, volto a mobilitare la flessibilità
all'interno del mondo del lavoro».
6. SAA Torino (3,62)
La piccola (ma storica) business school controllata
dall'università di Torino mantiene la sua sesta posizione in classifica, forse
anche per effetto del suo più recente dinamismo.
Notorietà: 4.
Qualita' della docenza: 3,59. La docenza resta sempre ancorata
a una base accademica (e per questo qualcuno giudica la Saa
"vecchiotta"), ma lo sforzo della business school è
senz'altro anche quello di caratterizzarla con una maggiore e diretta
presenza aziendale. Di questi ultimissi-mi anni, o prossimi al lancio,
sono così i master con focus settoriale o su famiglie
professionali, quali quelli in sistemi informativi, in auditing e in
gestione del patrimonio immobiliare. «In essi»,
dice il direttore della Saa Valter Cantino, «le aziende
partner costruiscono con noi il progetto formativo, partecipano alla
selezione dei candidati, offrono gli stage (retribuiti) e comunque hanno l'obiettivo di assumerli».
Vicinanza al mondo aziendale: 3,68. Si tratta di un discreto
confortante, derivante un po' da quanto appena detto e un po' anche dal
fatto che la Saa è nata come joint-venture
dell'università con le imprese locali (tra le quali Fiat e
Sanpaolo) il che, in termini di orientamento alla realtà
d'impresa, qualcosa in eredità l'ha sicuramente lasciato.
Qualita' dei partecipanti: 3,45. Benché si tratti
in gran parte di giovani neolaureati (da introdurre ai master), la
selezione sembra dare buoni frutti. Di recente essa si avvale della
società di consulenza in risorse umane Shl, che fa molta
attenzione ai potenziali umani, di modo anche, a detta di Cantino,
«di meglio poter nel seguito monitorare e di fare da coach
alla crescita dei singoli».
Internazionalita': 3,37. Di maggiore attualità,
come anticipato l'anno scorso, sono gli accordi (oramai quasi al via)
di interscambio di studenti con la Cina e con l'India.
Qualita' della docenza: 3,89. Un punteggio che sicuramente
tiene conto del fatto che tutti i corsi hanno la direzione scientifica
di un docente dell'Università che è garante della
Qualita' della docenza.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,44. Il risultato, pur non
elevato, coglie comunque un maggiore impegno dell'Università
nell'avvicinarsi ai bisogni formativi dell'impresa e a tal proposito
Guido Castelli, direttore dei progetti e delle relazioni internazionali
presso l'Università Cattolica di Milano, commenta:
«Abbiamo un comitato Università mondo del lavoro
con cui si svolgono diverse iniziative, sia per far conoscere i nostri
laureati alle aziende, sia per esplorare da vicino le esigenze delle
imprese: in tal senso, sono state organizzate diverse interviste con
dirigenti e responsabili delle risorse umane».
Qualita' dei partecipanti: 3,42.
Internazionalita': 3,59. Secondo il parere unanime del
campione di Espansione, questa è sicuramente l'area nella
quale l'Università Cattolica sta progredendo di
più.
«Ci stiamo muovendo su tre livelli»,
spiega Castelli: «quello della mobilità degli
studenti, sia outgoing che inco-ming; quello della mobilità
dei docenti, sia nostri che stranieri; e, infine, quello più
istituzionale, volto a mobilitare la flessibilità
all'interno del mondo del lavoro».
7. PALO ALTO Milano (3.60)
Esito in lieve miglioramento per questa business school che
conferma la posizione dell'anno scorso.
Notorietà: 5.
Qualita' della docenza: 3,72. Un buon punteggio che si deve al
fatto che il corpo docenti della business school milanese è
costituito esclusivamente da uomini che hanno lavorato nelle imprese,
occupando posizioni chiave, molti dei quali in posizione di direzione
generale.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,63. Pur non essendo
essenzialmente mutata l'offerta di quest'area rispetto allo scorso
anno, lo score è diminuito. Forse perché, come
suppone Marco Masella, direttore didattico della scuola, «la
linea innovativa di prodotti "Che Spettacolo", dedicata ad
attività e percorsi formativi che prendono spunto dal mondo
dello spettacolo, ha lasciato intendere qualcosa di più
creativo e meno vicino alle aziende». In realtà
Masella ritiene che così non sia perché si tratta
di interventi che utilizzano i modelli artistici per l'impresa, che si
stanno affermando sempre più nel panorama italiano, in
quanto l'allenamento dell'attore è una palestra sulla
comunicazione, sull'integrazione e sul lavoro di squadra, trasversale a
tutti i ruoli aziendali.
Qualita' dei partecipanti: 3,58. Il target si conferma di un
buon livello, abbastanza in linea con quello prefissato dalla scuola.
Internazionalita': 3,55. Un punteggio discreto per un ambito
nel quale la scuola ritiene di essere penalizzata non avendo legami con
il mondo universitario. «Al di là del rapporto con
i mercati di lingua spagnola con i quali lavoriamo da anni»,
rivela Masella, «abbiamo avviato progetti con molti clienti
di multinazionali che hanno l'esigenza di fornire uno stile formativo
comune a livello europeo. Oltretutto questo qui a Milano ci gratifica,
perché mentre qualche anno fa erano gli italiani a
8. MIB Trieste, Una new entry spettacolare (3,59)
I Mib è entrato quest'anno in classifica
perché oltre il 10% degli intervistati ha dichiarato di conoscerlo a
sufficienza. E che entrata! A dispetto della comunque bassa
notorietà, che ha tirato in giù lo score
complessivo, la business school fondata nel capoluogo giuliano sul
finire degli anni Ottanta si è infatti classificata ottava.
Tanto più che, a stare all'indagine, alla crescita di
notorietà si è accompagnata dall'anno scorso
un'evoluzione qualitativa, sottolineata spontaneamente da diversi
intervistati.
Notorietà: 3. Un esito appena bastante per accedere
al ranking di Espansione e che è da mettersi in relazione a
una serie di elementi: alla perifericità geografica rispetto
al cuore del business nazionale, alla parallela pronunciata
estroversione verso l'estero (che in Italia un po' penalizza la
notorietà al di fuori del solo Tri-veneto), ai ridotti
investimenti in comunicazione, alle dimensioni ancora quasi da
"boutique" dell'istituzione (che ha un giro d'affari di circa 3 milioni
di euro).
Qualita' della docenza: 3,81. L'alto livello riconosciuto
è spiegato dai pubblici Assores e Gidp/Hrda con la
capacità di attrarre bravi docenti e con alcune
specializzazioni di nicchia (il Mib è per esempio l'unico in
Italia ad avere un master assicurativo), con l'inclinazione alla
sperimentazione e all'innovazione, con la vicinanza alle imprese e
l'Internazionalita' (vedere dopo) e persino con l'ambiente cittadino e
con le buone intese con Riccardo Illy, l'industriale-politico per
antonomasia delle terre giuliane. Conferma a quest'ultimo riguardo
Vladimir Nanut, il direttore scientifico sin dalla fondazione:
«Oltre alle aziende (che sono le uniche sponsor finanziarie,
ndr) e alle due università di Udine e di Trieste, del
consorzio Mib fa parte anche la Regione e nella persona di Illy abbiamo
trovato un grande sostenitore».
Vicinanza al mondo aziendale: 3,78. Il legame è
come anticipato finanziario. Le aziende consorziate, quasi tutte del
Nord-Est, sono oggi una trentina e quelle che erogano borse di studio
più o meno altrettante. Ma le aziende sono anche quelle che
richiedono al Mib giornate di formazione su misura (non esistono corsi
a catalogo) e soprattutto quelle che, dopo aver spesso contribuito a
selezionare le candidature, ogni anno quasi sempre assicurano l'impiego
al centinaio di studenti dei master full-time prima ancora della fine
dei corsi. In futuro il Mib si ripromette comunque di ampliare il network
delle imprese-sponsor anche al resto d'Italia e ai Paesi confinanti.
Qualita' dei partecipanti: 3,72. Il dato più
concreto e significativo è che quasi un terzo dei
partecipanti ai master riceve borse di studio. «I talenti non
sempre hanno i mezzi», spiega Nanut, convinto
com'è che «la Qualita' del processo formativo
dipende anche dalla Qualita' dei partecipanti». A conti
fatti, nella metà dei casi a ricevere i contributi sono
studenti del meno privilegiato Est europeo.
Internazionalita': 3,65. Forse qui gli intervistati sono stati
persino un po' stretti, perché di ragioni per rivendicare la
propria Internazionalita' la business school ne ha diverse. Basti dire
che il nome Mib altro non è che l'acronimo di master in
international business (il primo programma formativo oramai arrivato
alla 17a edizione), che l'inglese è la lingua unica per
ognuno dei master full-time, che per questi il 50% circa dei
partecipanti proviene dall'estero, che degli stage il 40% è
effettuato fuori dall'Italia, che dall'anno scorso ben tre business
school cinesi sono state incluse nei programmi di interscambio. In
tutto questo comunque, come intuibile, un occhio particolare del Mib
è rivolto verso l'Est europeo.
9. CUOA Altavilla Vicentina (Vicenza) (3,52)
Pur con un contenuto calo di sco-re, nel 2006 la business
school vicentina è indietreggiata di 4 posizioni.
NOTORIETÀ: 4. Non può che restare
elevata, non soltanto perché la fondazione Cuoa è
una sorta di istituzione della formazione del Nord-Est (che tra l'altro
nel 2007 celebrerà il suo 50° anniversario), ma
anche perché ogni anno partecipano alle sue iniziative
didattiche grossomodo 1 0mila persone.
Qualita' della docenza: 3,43. Rispetto all'anno scorso il
giudizio di alcuni intervistati risente principalmente di due
percezioni: dello scarso dinamismo e, a dispetto di un'idea prevalente
che suggerirebbe il contrario, di una non particolare
operatività dei contenuti. «Purtroppo alla
conoscenza del marchio non fa da riscontro la conoscenza di quel che
stiamo davvero facendo», si rammarica il consigliere delegato
Giuseppe Cal-diera. Che a controprova di entrambi gli appunti cita per
esempio il nuovo Master in innovazione d'impresa, «progettato
e realizzato insieme a venti aziende».
Vicinanza al mondo aziendale: 3,49. Si tratta non a caso del
punto più dolente dei risultati Cuoa di quest'anno. E il
diminuito score (-0,28) sembra doversi non tanto, e anzi per niente, al fatto che la business school abbia perso i suoi
buoni rapporti con le imprese, in particolare quelle del territorio,
bensì alla considerazione che in aula prevalgano
più del dovuto un taglio e dei contenuti accademici.
«Evidentemente la nostra comunicazione verso l'esterno deve
migliorare», insiste Caldiera, «perché
se c'è un aspetto nella nostra didattica del quale andiamo
fieri, ebbene questo aspetto è la concretezza, sebbene essa
non debba essere disgiunta dal rigore metodologico». Caldiera
aggiunge che «la cartina di tornasole di tale concretezza
sono i corsi rivolti agli executive, che vogliono un prodotto formativo
immediatamente spendibile». E, sostiene Caldiera, i
partecipanti ai corsi executive Cuoa -oggi pari al 30% del totale - non
fanno che crescere.
Qualita' dei partecipanti: 3,48. Come l'anno scorso, parecchi intervistati hanno sottolineato che
diversi partecipanti non sono di livello manageriale elevato o
provengono da Pmi. Però, la notazione di Caldiera relativa
alla crescita dei partecipanti executive risponde a questa critica. E
in più il consigliere delegato Cuoa fa notare come, salvo
che nel caso dei 5 master, la selezione la facciano in
realtà quasi esclusivamente le aziende, non solo nella
formazione su commessa (circa 8.500 persone/anno), ma anche nei corsi a
catalogo (nel qual caso effettivamente sembrano prevalere le Pmi).
Internazionalita': 3,18. Seppure da basi ridotte, qui è
stato registrato un miglioramento. Che per la scuola è
soprattutto riconducibile al fatto che sono cresciuti di numero (fino a
una ventina) i docenti per i master provenienti da altre business
school europee e americane.
10. UNIVERSITÀ CARLO CATTANEO LIUC CastellaNZa
(Varese) (3,39)
Scende di una posizione in classifica la business school di
Castellanza, che secondo diversi intervistati è l'unica
realtà in Italia a disporre di un campus vicino al modello
americano.
NOTORIETÀ: 3,5. Cresce dello 0,5 la fama
dell'Università, che, pur essendo una realtà a
connotazione fortemente lombarda, è conosciuta anche da
intervistati di altre Regioni.
Qualita' della docenza: 3,46. Si conferma un profilo di
docenti di buon li
Vicinanza al mondo aziendale: 3,50. Un soddisfacente risultato, dovuto sicuramente al fatto che tutti
i master proposti nascono da un lavoro comune con le aziende.
«Siamo vicini alle imprese», dice Gianfranco
Rebora, rettore della Liuc, «con i contenuti, le
testimonianze estese e soprattutto gli stage, circa 600 all'anno su
2mila studenti. In particolare, oltre al rinnovo delle edizioni dei
master dell'anno scorso, a conferma della nostra vicinanza alle
imprese, si segnala un ottimo andamento del master in management delle
piccole e medie imprese, giunto alla seconda edizione e con un'aula di
partecipanti che arrivano da tutta Italia, e di quello in management
per la sanità. Dunque focalizziamo la nostra attenzione su
una visione integrata dei processi che avvengono all'interno
dell'azienda».
Qualita' dei partecipanti: 3,47. Le selezioni per i master
vengono effettuate attraverso approfonditi colloqui individuali, che
consentono
di dare l'idoneità a persone motivate e con potenziale.
Internazionalita': 3,04. Il dato è coerente con
l'opinione diffusa di radicamento al territorio che, a ragione o a
torto, tende a evocare una ridotta attenzione alle tematiche in esame.
11. BICOCCA Milano (3,33)
Esito in tendenziale peggioramento per la formazione legata
all'università milanese, che ancora deve trovare una sua
chiara fisionomia.
NOTORIETÀ: 3,5. Se da una parte la Bcocca risente
della sua giovane età, dall'altra beneficia dell'elevata
con-centrazione in Lombardia e soprattutto a Milano del campione di
Espansione.
Qualita' della docenza: 3,16. Un netto calo rispetto all'anno
scorso. In tal senso gli intervistati, pur apprezzandone il buon
livello in alcune aree (per esempio quella tecnologica e delle risorse
umane), giudicano l'offerta formativa ancora troppo limitata nelle
materie e, salvo appunto le eccezioni, abbastanza generica. Ma forse,
come più d'uno degli intervistati ha indicato, il limite
maggiore della Bicocca è che, per quanto partita
più tardi, con grandi potenziali e la possibilità
di determinarsi secondo mercato, sta almeno in parte venendo meno alle
aspettative.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,41. Tanto e forse
più che nel 2005, nel corso dell'indagine, sono stati
segnalati i rapporti di partnership e di finanziamento con il mondo
corporate.
Qualita' dei partecipanti: 3,88. La Bicocca manca di programmi
ad alta visibilità e nei quali viene effettuata una
selezione. E questo ha senz'altro contribuito nel determinare un
giudizio piuttosto severo.
Internazionalita': 3,37. Qui emergono più che
altrove i vantaggi del legame con l'Università, che per
esempio si esprimono nel network internazionale dei contatti e nella
possibilità di aggiornare i contenuti dei corsi secondo le
novità della ricerca accademica internazionale.
12. IPSOA SCUOLA DI FORMAZIONE Assago (Milano) (3,31)
Sebbene in termini di score abbia perso poco, Ipsoa Scuola di
Formazione indietreggia di due posizioni.
NOTORIETÀ: 4. Il voto elevato deriva dal fatto che
il marchio è sul mercato da oltre 30 anni, e rispecchia una
buona attività di passaparola.
Qualita' della docenza: 3,26. Il dato denota una situazione
giu-dicata disomogenea, con alcune punte di ottimo livello e altre
più basse.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,13. Il giudizio un po' fiacco
dipende forse dal vissuto del marchio, associato storicamente
più alla libera professione che all'impresa.
«Eppure Ipsoa lavora in stretto contatto con le
imprese», spiega Giovanna Piccoli, responsabile della
Formazione in Ipsoa, «per le quali organizza ogni anno
più di 600 iniziative declinate in corsi, seminari e convention
Come lo scorso anno, anche ora Ipsoa è
più associata alla libera professione che all'impresa.
Nella divisione aziendale stiamo sviluppando percorsi
formativi sull'area finanza e controllo di gestione. In particolare,
abbiamo sviluppato un master in "Bilancio, Finanza e Controllo per le
pmi", destinato a persone già inserite in un contesto
aziendale che vogliono perfezionare il loro livello di preparazione. E,
nondimeno, stiamo facendo corsi di formazione nell'area marketing,
comunicazione e vendite per gli impiegati operativi e il top
management».
Qualita' dei partecipanti: 3,09. Si conferma il target
tradizionale di Ipsoa, costituito da professionisti, manager d'azienda
e neolaureati alla ricerca di una specializzazione.
Internazionalita': 2,68. Il punteggio, ancora più
severo dell'anno scorso, è collegato alla caratterizzazione
normativo-tributaria tipicamente italiana di Ipsoa.
13.ISTAO Ancona (3,22)
Lieve arretramento per la scuola marchigiana, che, nonostante
il controllo da parte di blasonate istituzioni locali e nazionali,
resta una piccola realtà (tra corsi strutturati e altre iniziative di formazione non accoglie ogni anno più
di 200-250 studenti).
Notorietà: 3. Al basso punteggio contribuisce
inevitabilmente anche la dislocazione geografica degli intervistati,
che operano per oltre i due terzi nelle Regioni settentrionali.
Giuseppe Sestili, il coordinatore dei corsi, rileva in più
che l'Istao non fa praticamente mai comunicazione sul marchio.
Qualita' della docenza: 3,26. Il regresso rispetto all'anno scorso (3,49) non ha ragioni evidenti.
Eppure due restano gli atout, poco appariscenti, della scuola
manageriale: le ridotte dimensioni, che fanno sì che gli
studenti possano essere ben seguiti, e l'ampia presenza di docenti
d'azienda.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,45. Anche qui il differenziale
con il 2005 (-0,46) trova poche giustificazioni. Dall'anno scorso
l'Istao sta peraltro collaborando, in Qualita' di partner di
interfaccia con le imprese, insieme all'università di Ancona
per la realizzazione del Master sull'imprenditorialità, il
management e l'innovazione.
Qualita' dei partecipanti: 3,40. Circa la metà di
coloro che prendono parte ai corsi Istao sono gli studenti dei master,
che sono neolaureati o poco più. Ma la selezione, assicura
la scuola, è elevata.
Internazionalita': 4,43. Già area di debolezza
riconosciuta dalla stessa Istao, quest'anno per il suo master in
international management (che pure è arrivato alla quinta
edizione) le novità in meglio non sono mancate. Tra queste
dei corsi solo in inglese e la partecipazione di studenti dall'estero
per circa un quarto dell'aula. Si aggiunga poi che l'Istao ha appena
avviato insieme all'Ice un programma formativo sui processi di
internazionalizzazione.
13.PROFINGEST MANAGEMENT SCHOOL Bologna (3,22)
Avanza di una posizione Profingest, la management school
emiliana che è riuscita a imporsi su tutto il territorio
nazionale avviando partnership con altre strutture formative ed enti in diverse regioni.
NOTORIETÀ: 3,5. Si consolida un buon livello di
conoscenza.
Qualita' della docenza: 3,20. Giudizio medio per un corpo
docente consolidatosi negli anni e prevalentemente composto da
consulenti di direzione aziendale, imprenditori e dirigenti d'azienda.
«Abbiamo scelto una politica», sottolinea Roberto
Pancaldi, responsabile executive education della scuola, «che
utilizza una fa-culty, espressione del mondo produttivo e, dunque,
scelta strategica per rapportarsi alle imprese».
Vicinanza al mondo aziendale: 3,29. Il risultato, pur non
eccelso, è comunque meritevole, in quanto, come sostiene
Pancaldi, «in un contesto in cui la crisi economica si fa
sentire, negli ultimi due anni abbiamo aumentato il numero di
interventi a commessa monoaziendali».
Qualita' dei partecipanti: 3,24. Il punteggio è
più o meno quello dell'anno scorso. Nella selezione dei
master la scuola si segnala per il Six Seconds, un questionario
sull'intelligenza emotiva di indagine qualitativa sul profilo della
persona.
Internazionalita': 2,89. Non senza una apprezzabile dose di
umiltà,
i responsabili di Profingest riconoscono che questo è il
loro punto
di debolezza. «Siamo però in fase di
miglioramento», precisa Pancaldi, «e ne
è riprova sia la partnership con Osservatorio Cina, che
abbiamo strutturato e implementato nel nostro Mba, sia la costituzione
come socio fondatore di Efquel, la fondazione europea per la Qualita' dell'e-learning che ci vede lavorare insieme
ad enti e istituzioni europei e mondiali».
15. FESTO ACADEMY MILANO IL DEBUTTO DELLA COMPANY SCHOOl 3,17
Festo Academy, la industrial management business school di
Festo consulenza e formazione, divisione di Festo AG, gruppo
internazionale specializzato nell’automazione industriale, in
particolare la pneumatica, è la seconda new entry di
quest’anno in classifica (per essere risultata
sufficientemente conosciuta da almeno il 10% degli intervistati). Un
buon risultato, anche dal punto di vista qualitativo, supportato da
giudizi incoraggianti quali: scuola valida in ambito industriale e
tecnico, concreta e operativa.
NOTORIETÀ:
3. Punteggio non elevato, anche dovuto al fatto che
l’Academy è nata solo nel 2000.
QUALITÀ
DELLA DOCENZA: 3,24. Un
discreto risultato che alcuni associati di Gidp/Hrda e di Assorse
riconducono alla Qualita' didattica di docenti che cercano di limitare
il trasferimento di nozioni in modo tradizionale a favore di casi,
esercitazioni e business game. E, a tal proposito, Alessandro Enna,
responsabile generale di Festo, sottolinea che i formatori non sono
accademici, ma consulenti e uomini d’azienda.
VICINANZA AL MONDO
AZIENDALE: 3,45. In questo
parametro Festo ottiene il suo risultato migliore, sostenuto dal fatto
che i corsi che propone nascono da spunti recepiti dalle
attività svolte sul campo della consulenza.
«Lavorando ad esempio su progetti di riorganizzazione del
servizio di manutenzione in diverse aziende», spiega Enna,
«ci siamo resi conto che il ruolo del maintenance
manager era in evoluzione e necessitava di nuove
competenze, anche solo per eseguire i progetti di cambiamento. Abbiamo
quindi creato un master ad hoc per supplire a questa esigenza. E nello
stesso modo è nata anche la nostra iniziativa di punta, il
master in gestione della supplì chain, progettato per
diffondere una cultura tecnica e operativa di questo comparto. Ma la
nostra vicinanza al mondo aziendale si esprime anche nelle fasi
iniziali dei corsi, quando coinvolgiamo un nucleo di aziende che
definiscono con noi i programmi e i percorsi».
QUALITÀ
DEI PARTECIPANTI: 3,21.
INTERNAZIONALITÀ:
2,95. Il dato basso è in parte contraddetto
dal fatto che la scuola fa parte di un gruppo, Festo AG, con sedi in 54
Paesi, che ha un potenziale di sviluppo delle attività
formative notevole a livello di scambi. Prevede infatti diverse linee tra le
quali il CMaster, un Mba di 10 moduli riconosciuto da diverse
università europee e asiatiche, presto attivo anche in
Italia. Inoltre quest’anno avvierà anche un
progetto di study tour in alcuni Paesi per favorire un mix tra workshop
e visite in centri di eccellenza della supply chain e della gestione
industriale.
16 IFOA Reggio Emilia (3,07)
Rispetto al 2005, Ifoa perde qualche posizione, soprattutto
per effetto delle new entry. Nel confronto con le altre, la scuola risente
soprattutto di due elementi: del fatto di operare con fondi europei
(progetti formativi in Paesi extra-Ue più fondi sociali) e
del rivolgersi in buona parte a giovani in cerca di prima occupazione.
NOTORIETÀ: 3,5. Essa si deve peraltro alla presenza
Ifoa in una decina di ca-poluoghi.
Qualita' della docenza: 2,90. Oltre che sull'estrema
eterogeneità delle iniziative di formazione
("l’Ifoa fa di tutto"), quest'anno gli intervisti si sono
molto focalizzati sugli aspetti dei finanziamenti europei, tanto che
una selezionatrice ha parlato per la scuola di "discount della
formazione". Giuseppe Pezzarossi, amministratore delegato dell'Ifoa, fa
comunque notare che le iniziative "a mercato", che rappresentano
attualmente un terzo del giro d'affari (di quasi 14 milioni di euro),
saranno in futuro maggiormente spinte, e questo anche perché
i fondi sociali - almeno al Nord - sono destinati a contrarsi. In tal
senso, per esempio, dall'autunno partiranno tre nuovi master al- l'Ifoa
di Bari mentre quelli nelle 4 sedi emiliane passeranno da 4 a 6.
Vicinanza al mondo aziendale: 3,35. Resta il punto di forza
della scuola, che è un'emanazione della Camera di Commercio
del capoluogo reggiano. Di prossimo lancio tra l'altro - insieme a
Unioncamere - l'Università telematica.
Qualita' dei partecipanti: 2,94. I giovan e i giovanissimi in cerca di prima occupazione rappresentano
ancora il 60% delle aule e questo naturalmente incide sul punteggio.
Internazionalita': 2,65. Il dato è almeno in
apparenza in contraddizione con il fatto che, grazie anche ai fondi Ue,
l'Ifoa di formazione ne esporta (Croazia, Libano, Argentina).
17. STOÀ ISTITUTO DI STUDI PER LA DIREZIONE E
GESTIONEDI IMPRESA Ercolano (Napoli) (2,91)
Scende di due posizioni e si conferma ultima nella lista la
Stoà di Ercolano, sicuramente per il suo raggio di
attrazione locale, in parte associato alla sottorappresentazione del
campione di intervistati nel Meridione.
Notorietà: 3.
Qualita' della docenza: 2,92. Si tratta di un punteggio da
mettersi in relazione a un corpo docente giudicato dagli intervistati
di medio livello.
VICINANZA AL MONDO AZIENDALE: 2,79. Il risultato di questo
giudizio, il più basso nel suo parametro, risente
principalmente della convinzione che il pubblico dello Stoà
sia costituito essenzialmente da neolaureati. «In
realtà», sostiene Enrico Viceconte, responsabile
dell'offerta forniti in muli Kit
Enrico Viceconte, responsabile dell'offerta formativa di
Stoà. «negli ultimi anni l'istituto è
entrato nella compagine sociale dell'Unione degli Industriali della
provincia di Napoli e con essa sta realizzando un programma comune che
mira a creare una Corporate University del territorio, per sviluppare
programmi formativi soprattutto per le piccole e medie imprese, tra i
quali è già stato
lanciato un Executive Mba».
Qualita' dei partecipanti: 3,11. Si conferma il target di
neolaureati, anche se, come afferma Viceconte, «nell'adesione
ai master non mancano imprenditori desiderosi di approfondire tematiche
specifiche e tecnici ad alta potenzialità di sviluppo
manageriale».
Internazionalita': 2,73. Un punteggio basso, cui Viceconte
replica indicando le attività di cooperazione allo sviluppo
internazionale, pure della P.A.

