Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Edilizia
Nel 2005 gli investimenti in costruzioni, pari a 137,8 miliardi (fonte: elaborazioni Ance
su dati Istat), sono cresciuti in termini reali per il settimo anno
consecutivo, sebbene il dato del +0,5% si riveli il più basso di tutta
la serie storica. Si tratta quindi di un esito un po’ deludente, e
lo è in particolare sia rispetto alla performance del 2004 (+3,1%),
sia considerando le previsioni espresse dalla stessa associazione dei costruttori
lo scorso autunno (+1,7%).
La crescita del settore è stata zavorrata da tutta la “componente non residenziale”, che ha segnato un regresso dell’1,3%: -1,1 nel caso del sotto-segmento privato e -1,5% per quello pubblico. Il primo si dibatte in una crisi lunga tre anni, crisi che si deve principalmente alle fiacche performance economiche. Il calo delle costruzioni pubbliche, invece, riflette il progressivo ridimensionamento (dal 2003) degli stanziamenti per le infrastrutture e la riduzione degli importi complessivi dei lavori posti in gara (-3,1% nel 2004 e -5,6% nel 2005).
137,8 miliardi
Totale degli investimentinel 2005
Per contro, le costruzioni abitative sono sempre state protagoniste di buoni rialzi, pari in valore a poco più della metà del settore. L’anno scorso l’incremento degli investimenti è stato del 2,2%, ripartito tra il +2,5% relativo al neo-edificato e il +2% delle ristrutturazioni, che hanno continuato a beneficiare dell’elevato numero di richieste per agevolazioni fiscali. A fronte poi di prezzi medi del prodotto finale statici o in moderato aumento, la redditività degli operatori è rimasta nel segmento molto elevata. Come rileva del resto l’istitutoCresme, “a parte le spese per le aree, il costo secco di costruzione va oggi dagli 800 ai 1.200 euro al metro quadrato, mentre i prezzi al cliente sono maggiorati tra le 2,5 e le 6 volte”.
833 mila
Totale delle compravenditenel residenziale nel 2005
(+3,6% sul 2004)
Per il 2006 Ance esprime un doppio scenario di evoluzione degli investimenti edilizi: +0,9% o +0,2%. L’esito finale dipenderà dal consuntivo delle opere pubbliche, a loro volta legate dalla disponibilità dei fondi Anas, per un importo grossomodo di un miliardo. Così, nel caso l’ente statale riesca a risolvere la propria crisi finanziaria, Ance stima per il segmento pubblico un anno di pareggio; in caso invece di perdurante blocco dei cantieri, l’associazione pronostica un -3,3%. Ance fissa poi la dinamica annuale degli investimenti nel non residenziale privato in un +0,6%.
In quanto al residenziale, con un +1,5% dovrebbe anche quest’anno risultare il traino del settore. Il dato, che è in evidente arretramento rispetto agli anni precedenti, non fa particolari differenze tra nuove abitazioni e ristrutturazioni. Va notato come, consapevole quanto gli investimenti possano dipendere dall’andamento dei prezzi, Ance contempli per l’anno in corso “un assestamento dei valori immobiliari” ma ritiene “altamente improbabile un loro crollo”.

