Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Alimentare
Secondo Federalimentare, il fatturato della produzione alimentare
italiana nel 2005 è stato di circa 107 miliardi, in aumento dell’1,9%
rispetto all’anno precedente. L’export ha segnalato invece un incremento
del 2,7%, superando per la prima volta la soglia dei 15 miliardi e contribuendo
a ritoccare in positivo l’avanzo della bilancia commerciale, pari a 2,4
miliardi. In evoluzione nel 2005 anche i consumi nazionali (+2,4%), il tutto
a fronte di prezzi alla produzione che, per Federalimentare, hanno registrato,
nel corso dei 12 mesi, una flessione compresa tra il -1,6% di gennaio e il
+0,1% di dicembre.
12.4 %
Incremento a valoredei consumi nazionali
nel 2005
Per l’alimentare l’anno passato è dunque da giudicarsi in maniera positiva, e lo sarebbe di più se non fosse appunto per la dinamica dei prezzi, che, nel dare maggiore rilevanza alla crescita a volumi, comprime i margini dei produttori e rigonfia, a detta di Federalimentare, quelli della distribuzione. “Il nostro settore si è riappropriato delle sue naturali doti anticicliche”, sostiene ad ogni modo il presidente dell’associazione Luigi Rossi di Montelera.
In questo settore maturo, e al tempo stesso ancora inespresso, rimangono però delle ombre. Queste ombre riguardano proprio le pressioni sui prezzi, che creano difficoltà soprattutto alle piccole e microimprese, in Italia sempre numericamente prevalenti (l’80% ha meno di 10 dipendenti). Un altro aspetto di criticità, al quale contribuisce la scarsa efficacia di una politica nazionale di settore, è l’incidenza dell’export sul fatturato, che non si distanzia da anni dal 14%. E dire che tale percentuale si confronta con quote che vanno dal 18 al 23% per diversi altri Paesi europei, che in fatto di food & beverage godono di ben minore reputazione. Del resto, è questa stessa reputazione che, se da una parte è alla base dei notevoli potenziali solo in parte realizzati del made in Italy, dall’altra nei mercati esteri è alla base del diffuso fenomeno dei falsi, valutato da Federalimentare nell’ordine dei 56 miliardi, in pratica quasi quattro volte l’attuale export italiano.
8.7 %
Margine operativoattuale lordo medio
di settore
Se poi si estende l’analisi all’evoluzione dell’ultimo quindicennio, un recente studio Ismea ha messo in rilievo come il tasso di crescita delle esportazioni italiane abbia più di recente subito un ridimensionamento. In particolare, su 46 gruppi di prodotti esaminati, Ismea ha rilevato che l’Italia presenta un’alta o una media specializzazione in 18 e che 10 merceologie possono essere considerati i campioni nazionali, a cominciare dai salumi, dalla pasta e dal vino. Ebbene, negli ultimi 5 anni, l’export di questi campioni è mediamente cresciuto del 4%, contro però il 14% del precedente decennio. Si aggiunga che attualmente, in termini di agroalimentare, l’Italia è al mondo l’ottavo Paese esportatore, ma era il settimo 5 anni fa.
A meno di importanti cambiamenti del quadro di riferimento (per esempio con il consolidamento dell’offerta o la maggiore incisività del sostegno pubblico all’export, anche con la tutela del made in Italy), per il futuro non è previsto un sostanziale miglioramento della situazione. Per il medio-lungo periodo, in effetti, Federalimentare prevede una progressiva riduzione del tasso di redditività del settore e Ismea un ulteriore appiattimento dell’export. Ed è quindi anche in questo quadro che nel 2006 l’alimentare italiano non dovrebbe riservare sorprese positive.

