Osservatorio Assiteca


I settori italiani in sintesi


In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola

Alimentare

barometroSecondo le stime autunnali di Federalimentare, anche nel 2006 il fatturato delle aziende del food dovrebbe essere complessivamente lievitato tra l'1,5 e il 2%, attestandosi sui 109 miliardi. Si tratta di una crescita marginale, in linea con l'inflazione di settore, e che tuttavia è da leggersi anche alla luce di un miglioramento del saldo commerciale, passato in un anno da 2,4 a quasi 3 miliardi, per effetto soprattutto dell'evoluzione dell'export (+6% circa). Un export che continua a vedere nel vino, nell'olio d'oliva, nei formaggi, nei salumi e nei prodotti da forno i suoi campioni, leader di volumi e al tempo stesso di crescita.

65 anni

Età media degli
imprenditori del food
(il 30% ne ha più di 70)

Ma a fronte di risultati contingenti tutto sommato positivi, Federalimentare non manca, come da più tempo a questa parte, di segnalare le forti criticità del settore, che a dire il vero rappresentano in parte altrettante opportunità. Per cominciare proprio con l'export, la sua incidenza sulla produzione nazionale resta sempre ancorata sotto il 15%, contro una media europea che si attesta intorno al 18%. Complice la globalizzazione, la concorrenza non fa nel frattempo che aumentare, almeno a considerare che ai tradizionali competitor dell'Italia, che sono la Francia e la Spagna, si stanno accompagnando altri Paesi "specialisti" di category. Tra questi il Belgio, la Cina , l'Australia e il Canada. "Fino a oggi la qualità e la tradizione del made in Italy si sono confermati elementi distintivi capaci di limitare la pressione competitiva", commenta un documento Ismea. E l'implicita conclusione è che non è detto che ciò duri a lungo.

-3 %

Decremento della produttività
di settore
dal 1996 ad oggi

Se si sposta poi la visuale dal mercato ai fatti interni alle aziende, un dato che preoccupa è quello della tendenziale perdita di produttività media, che impatta sulla competitività dei prodotti e in ultima analisi sui profitti. Secondo infatti Federalimentare-Ismea, dal 1996 a oggi il settore avrebbe perso in produttività il 3%, a fronte di un'evoluzione positiva della stessa in altri settori in Italia e, più cruciale, nell'alimentare di altri Paesi europei. A detta dell'associazione di settore, le cause di tale performance sono tutt'altro che nuove e vanno dalla polverizzazione dell'offerta all'insufficiente innovazione, dagli alti costi dei servizi (pubblici) e dell'energia a una carente rete infrastrutturale.

Molto quindi sta a vedere come e quanto questi fattori continueranno a giocare anche in futuro. Per quanto riguarda gli aspetti attinenti all'azione delle imprese - la polverizzazione e l'insufficiente innovazione - Federalimentare individua una possibile soluzione nell'entrata nel settore di nuovi e massicci capitali (a partire per esempio da quelli del private equity), in grado di dar luogo a concentrazione e a investimenti, così anche da "svecchiare" le imprese. Tanto più che gli imprenditori del food giovani non sono. Sempre secondo Federalimentare-Ismea, infatti, la loro età media è di 65 anni, con addirittura un terzo che supera i 70.

 


Il mercato

Dinamica

Composizione dell'export tra prodotti industriali e prodotti tipici

 

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