Dal Mondo Economico
A cura di Giovanni Centola
Vino
Il
settore continua a muoversi seguendo un modello di lento declino,
tra trend negativi di lungo periodo e più o meno temporanee schiarite.
Con 28 milioni di ettolitri (fonte Federvini), anche nel 2004 i
consumi nazionali hanno registrato una contrazione (-2,8%). Il
prodotto sfuso, che sta oramai per essere superato da quello confezionato, è arretrato
in misura ancora più consistente (-4,5%), e questo può rivelarsi
una buona notizia, almeno se si considera che il confezionato (-0,8%)
gode di una maggiore valorizzazione commerciale.
2,3 €
Prezzo medio al litro al pubblico nella distribuzione moderna
Se non che quest’ultimo è sempre più venduto nel canale del libero servizio, che esercita un contenimento all’incremento dei prezzi. L’anno scorso in questo canale, che pesa per oltre un terzo sul totale degli acquisti, il prezzo medio al litro è stato secondo Nielsen di 2,30 euro, pari a un +2,2% sul 2003. Dal canto suo il canale della ristorazione, quello che il presidente di Federvini Piero Mastroberardino definisce la “vetrina storica del vino”, ha segnato una flessione in volumi del 2,5%.
La maggiore nota positiva del 2004 è stata la ripresa dell’export, che tra il 1999 e il 2003 era passato da 17,4 a 13,3 milioni di ettolitri. Il dato di 14,1, pari a un valore di 2,85 miliardi di euro - che si deve principalmente alla performance nell’importante mercato tedesco (+7,7%) - non fa tuttavia parlare gli operatori di un’inversione di tendenza. Perché se è vero che nel mondo il consumo di vino continua a crescere - +7% nei prossimi 4 anni fino a 240 milioni di ettolitri, secondo Iwsr – vale anche la considerazione che la tradizionale leadership italiana e francese è sempre più erosa da altri importanti player internazionali. Persino la Cina disporrebbe già di oltre 450mila ettari di vigneti, pari a circa il 60% di quelli italiani.
6,8 MLD €
Giro di affari alla produzione del vino
italiano
41 milioni di ettolitri
In più va detto che il posizionamento di prezzo dei vini italiani non sembra essere al momento favorevole. Infatti circa il 90% della produzione italiana ha un prezzo (ex-factory) inferiore ai 4 dollari al litro, mentre negli scambi internazionali le previsioni indicano che cresceranno soprattutto i vini nelle fasce dai 5 dollari in su. Soprattutto, però, l’offerta italiana continua a denunciare forti limiti dimensionali, che ne penalizzano i costi di produzione e gli investimenti nell’export. La frammentazione è tale che, delle 250mila imprese vinicole esistenti sul territorio, solo l’8% dispone di più di 5 ettari di vigneti e neanche il 2% fattura più di 2 milioni di euro.
Saranno ancora numeri poco più che di nicchia, ma che la concorrenza internazionale si stia inasprendo e che la produzione italiana abbia qualche difficoltà a resisterle è anche suggerito dalla dinamica delle importazioni. L’anno scorso sono state pari a quasi 1,8 milioni di ettolitri, equivalenti a un +16% rispetto al 2003 e a un +81% sul 2002. Francia, Spagna e poi Portogallo restano i Paesi di provenienza più rilevanti. Tuttavia un’apprezzabile parte dei progressi dell’import è attribuibile a realtà relativamente nuove (per l’Italia), quali la Germania, gli Stati Uniti (+670% nel solo 2004), il Cile e l’Australia.


