Dal Mondo Economico

 

In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola

Tessile-abbigliamento

1.584 milioni €

Il deficit commerciale dell'Italia con la Cina nei soli primi 9 mesi del 2004

TESSILEDopo un triennio di continua e sostanziale flessione, secondo le stime di Sistema Moda Italia, per l’industria italiana del tessile e dell’abbigliamento il 2004 ha rappresentato un periodo di “interruzione della spirale recessiva”. L’anno si sarebbe infatti concluso con un giro d’affari di 43,2 miliardi, pari al +0,2% sul 2003. In particolare, per la prima volta dal 2000 avrebbero segnato un incremento le esportazioni (+1,5% a valore), frenate dalla continua stasi nei mercati Ue (in particolare quello tedesco), ma rilanciate dai fatturati realizzati al di fuori dal Vecchio continente (+3,2%), che incide sul totale della voce per oltre la metà.

Dice al riguardo l’ufficio studi di Sistema Moda Italia: “I chiari segnali di ripresa della domanda asiatica e statunitense sono stati raccolti dalle aziende italiane nonostante il rafforzamento dell’euro, ma il mantenimento delle quote di mercato ha comportato pesanti sacrifici sui margini lordi”. E’ doveroso aggiungere che fa parte dei mercati extra-Ue anche la Svizzera, uno dei principali clienti italiani i cui acquisti nei primi 9 mesi del 2004 sono aumentati del 15,2%. A livello di mercato, i consumi italiani hanno mostrato una maggiore vivacità rispetto al resto d’Europa, anche qui segnando il primo incremento da diversi anni (+1,4%).

47,6%

La quota del prodotto estero nei consumi italiani del 2004

Tuttavia, per la produzione italiana di tessile-abbigliamento, tale incremento è stato del tutto annullato dal +5,3% segnato dall’import. Ne deriva quindi, non solo un peggioramento del saldo commerciale in uno dei settori più caratteristici del made in Italy, ma anche un ulteriore significativo avanzamento della produzione estera nel mercato domestico. Sempre secondo fonte Sistema Moda Italia, la quota a valore dell’import nel mercato domestico si è portata in un anno dal 45,9 al 47,6%. Scendendo nel dettaglio dei Paesi di provenienza delle merci, le attenzioni si appuntano soprattutto sulla Cina. A giudicare infatti dai dati Istat relativi ai primi 9 mesi del 2004, il gigante del Far-East, che arriva a coprire il 15,2% delle importazioni italiane, ha accresciuto la propria presenza commerciale del 13,7%. Altre realtà emergenti in forte evoluzione, per quanto da posizioni più distaccate, sono poi la Turchia, l’India e lo stesso Bangladesh. La Romania e la Tunisia, che nel ranking sono entrambe tra le prime 6, si segnalano in stallo o addirittura arretrano, ma nel loro caso l’import italiano può essere almeno in parte attribuibile alle nostre delocalizzazioni. Circostanza che è ipotizzabile anche per l’Ungheria, la Croazia e la Bulgaria, collocate più in basso nella classifica e tutte nel 2004 segnalatesi in crescita sostenuta.

+1,4%

L'incremento dei consumi in Italia nel 2004

Sistema Moda Italia ritiene che nel 2005 l’industria italiana risentirà di una serie di fattori negativi, a cominciare dal rallentamento della crescita mondiale e dalla fiacchezza di quella europea in particolare. “Su questo fronte”, argomenta l’ufficio studi dell’associazione, “la scarsa dinamicità del reddito disponibile, il permanere del tasso di disoccupazione su livelli prossimi al 9% e i numerosi altri elementi di incertezza con i quali dovranno confrontarsi le famiglie europee, impediranno ai consumi di abbigliamento di svilupparsi a ritmi superiori allo 0,3%. Sui mercati extra-europei, invece, sarà sicuramente l’euro forte a creare i maggiori problemi alle aziende italiane”.

Ma a rannuvolare ancor più lo scenario per l’anno in corso si inserisce anche la totale liberalizzazione, da gennaio, delle importazioni di prodotti tessili e di abbigliamento da Paesi extra-Ue. “Fra le 30 categorie di prodotti liberalizzati”, approfondisce l’ufficio studi, “sono inclusi molti articoli sensibili per il sistema moda italiano, coinvolgendo prodotti cotonieri e sintetico/artificiali e tutti i principali prodotti in tessuto, in maglia e di calzetteria”. Inutile forse dirlo, a destare la maggiore preoccupazione è la Cina, i cui prodotti importati risultano nei prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli delle altre forniture extra-europee. L’Institut Francais de la Mode prevede pertanto che nel biennio 2005-2006 la Ue assisterà a un calo almeno del 10% dei prezzi medi di importazione, che si rifletteranno in un incremento speculare dei quantitativi. Non è un caso che da più parti, a livello istituzionale, si levi in tutta Europa la richiesta di introdurre l’obbligatorietà dell’etichetta di origine-Paese.

 

Dati di sintesi (milioni di euro)
grafico
prezzo medio

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