Dal Mondo Economico
A cura di Giovanni Centola
Pasta
Per i pastifici italiani il 2004 è stato un anno in recupero, dopo un 2003 deludente. In entrambi gli anni, secondo i dati Unipi, la differenza l’hanno fatta le esportazioni (che valgono circa un terzo del made in Italy), prima calate del 4,3% e successivamente in progressione del 4,6%, anche grazie all’incremento dello 0,5% dei prezzi medi. Unipi parla per i suoi associati addirittura di “straordinaria propensione all’export”: il 2005 dovrebbe rivelarsi un anno di consolidamento, se non di ulteriori moderati progressi,
-3,8 %
Flessione prezzi medi al consumo nella
distribuzione moderna
(primi 5 mesi del 2005)
considerando la parziale inversione
delle tendenze valutarie. L’anno scorso infatti l’euro
forte aveva penalizzato la crescita delle vendite extra-Ue (+1,3%,
a fronte del +3,3% registrato nell’eurozona).
Unipi lamenta comunque, per i propri circa 170 associati, una serie
di handicap ormai noti come il diffusissimo fenomeno “dell’Italian
sounding” dei prodotti locali esteri, il protezionismo statunitense
(che potrebbe incoraggiare qualche impresa a trasferire produzioni
in loco) e l’assenza di insegne distributive italiane che facciano
da naturale veicolo al made in Italy su scala internazionale.
28 kg di pasta
Consumo medio pro-capite degli italiani.
Seguono venezuelani (13), tunisini(11,7), svizzeri (9.8), statunitensi (9)
Le vendite
nel mercato italiano sono invece progredite dell’1,5%
in volumi, a conferma della piena maturità del settore, ma
sono variate di poco in termini di valori fatturati.
La pasta in Italia, dunque, ha registrato l’anno scorso una deflazione
nei costi alla produzione superiore all’1%, un dato che invece
Iri-Infoscan non aveva ancora rilevato a livello di consumo. Nei
punti vendita il prezzo medio al kg per la pasta
secca – che
rappresenta quasi l’80% del mercato - era infatti
di 1,04 euro nel 2003 e tale è rimasto
nel 2004. Nei primi 5 mesi del 2005 tuttavia, sempre secondo Iri-Infoscan,
con 1 euro tondo al kg il dato è sceso ai suoi minimi
dal 2000. I produttori, come fa notare Unipi, cercano ora di creare differenziazione
e innovazione, ma si tratta ancora di nicchie, come nel caso fortunato
dei primi piatti surgelati.
A questa dinamica dei prezzi hanno contribuito diversi fattori, tra
i quali la progressiva importanza della distribuzione moderna e dei
discount – che
rappresentano ormai il 90% a valore del totale dei consumi italiani
- unita alla sua sempre più frequente inclusione, da buon
prodotto-civetta, nelle offerte promozionali. Se nel 2000 era oggetto
di promozione non più del 28% delle vendite di pasta, quest’anno
l’incidenza è salita
fino al 36,4%. In compenso, complici forse le stesse promozioni,
l’istituto
milanese di rilevazioni sul trade vede quest’anno per la prima
volta dal 2002 le vendite a volume in positivo(+0,3% nei primi 5
mesi).



