Dal Mondo Economico
A cura di Giovanni Centola
Illuminazione
Con un valore stimato da Cosmit/Federlegno-Arredo in 2,35 miliardi di euro e con un progresso dell’1%, nel 2004 il giro d’affari dell’illuminazione made in Italy è lievitato meno del tasso di inflazione. Marginali le dinamiche anche nelle altre principali voci di settore: +0,7% le vendite in Italia, +2,2% le importazioni e +1,4% le esportazioni (che rappresentano più di metà della produzione italiana).
A leggere tuttavia il mercato appena più nel dettaglio, qualcosa va aggiunto. “Un fenomeno in forte evoluzione”, spiega il presidente di Assoluce Carlo Guglielmi, “è stato, in Europa e in Germania in particolare, quello della stagnazione della spesa da parte dei consumatori-utenti finali, una stagnazione però controbilanciata dalla domanda del pubblico esperto – architetti e lighting consultant – che si rivolge sia al privato che al settore pubblico”. E tale fenomeno avrebbe in generale favorito una riqualificazione dell’offerta verso l’alto.
+15,1%
Incremento a valore dell'export cinese in Italia nel 2004
Un secondo elemento di interesse riguarda in tutta Europa l’ulteriore ascesa del prodotto cinese. Il made in China, per esempio, con una progressione del 15%, l’anno scorso ha rappresentato a valore quasi un terzo delle importazioni italiane. Si tratta, secondo molti addetti ai lavori, di prodotti spesso non a norma di sicurezza e che Guglielmi descrive senza mezzi termini come “inqualificabili”. Questi prodotti recherebbero oltretutto danno soprattutto per effetto delle imitazioni, “che purtroppo”, prosegue il presidente di Assoluce, “non mancano di avere una committenza italiana ed europea”.
1 milione €
IL FATTURATO MEDIO DELLE AZIENDE ITALIANE
Ciò detto, restano per le aziende italiane i tradizionali punti di forza e di debolezza. “Dal punto di vista dell’innovazione”, argomenta in merito ai primi Guglielmi, “i nostri prodotti possono contare su un complesso sistema progettuale che si basa su contenuti tecnologici e nuovi canoni estetici. E questa complessità, in una situazione di mercato nella quale non prevalgono comportamenti scorretti e di contraffazione, costituisce una leva competitiva importante ed efficace”. In quanto alle debolezze, come documentato anche da un recente studio della Sda Boccconi, la principale resta la ridotta dimensione delle imprese. Delle oltre 2.100 operanti in Italia, solo l’8% ha più di 20 occupati, con la media complessiva che si attesta sotto i 10 addetti. Iperframmentato è conseguentemente anche il fatturato: la media per singola azienda è di un milione di euro.
Un altro limite è quello della distribuzione. Soprattutto in Italia, la superficie dei punti vendita sarebbe infatti anch’essa troppo piccola, e questo non consentirebbe la necessaria valorizzazione espositiva dei prodotti. Terzo, le aziende italiane perseguirebbero un’errata politica del portafoglio-prodotti. Sostiene Gabriella Lojacono, curatrice dello studio Sda Bocconi: “Molte realtà con meno di 10 milioni di euro di fatturato hanno in catalogo 300 famiglie di prodotti. Dal che discende che la gestione del portafoglio risulta spesso inefficiente e che si riduce la capacità di introdurre innovazioni sostenibili nel tempo e vicine al consumatore in termini di linguaggio e di prezzo”.
Le previsioni di Assoluce per l’anno in corso sono tuttavia discrete. Guglielmi parla al riguardo di un’evoluzione dei fatturati del made in Italy nell’ordine del 6-7%, per circa la metà attribuibile all’incremento dei listini e per il resto ai maggiori volumi di vendita. “Il processo di innalzamento qualitativo della nostra offerta andrà avanti”, considera Guglielmi, “anche perché oramai tutti noi produttori abbiamo capito che, a livello internazionale, lottare sui prezzi si rivela una politica perdente”.



