Dal Mondo Economico
A cura di Giovanni Centola
Biciclette e componenti
I
produttori italiani di biciclette hanno chiuso il 2004 con un 2%
di incremento dei volumi, che hanno riguadagnato la soglia dei 2,6 milioni di unità,
pari a un valore ex-factory di circa 260 milioni di euro. Nel contempo
il saldo commerciale di biciclette è tuttavia peggiorato e la
dinamica non è stata favorevole neanche per l’importante
comparto della componentistica. Se infatti sia nel 2002 sia nel 2003
il made in Italy valeva secondo Ancma quasi 700 milioni di euro, l’anno
scorso il giro d’affari è sceso a 630 milioni. Gran parte
del calo è attribuibile al diminuito export, che incide sul segmento
per circa i due terzi.
60%
Incidenza della Francia sull'export delle bici italiane
45%
Incidenza della Cina sul nostro import
In realtà il 2004 ha rappresentato la tappa ulteriore di un
lungo declino che, se confrontato con il triennio 1993-1995, risulta oltremodo
drammatico. Sulla spinta dell’effetto-moda delle mountain bike,
allora la produzione italiana superava ogni anno i 5 milioni di biciclette
e naturalmente anche la componentistica registrava ottime performance.
Se non che lo “sboom” successivo non era solo dovuto al rientro
del fenomeno mountain bike, ma anche alla progressiva penetrazione della
produzione dal Far East, che oggi rappresenta in Italia circa il 90%
delle bici importate.
1,2 mld €
Valore complessivo settore bici made in Italy nel 2004
- 260 milioni le bici
- 630 milioni componenti
- 300 milioni gli accessori
In particolare, proprio dalla prima metà degli anni ’90
si affacciavano nel mercato italiano le dueruote cinesi ma, come fa notare
Piero Nigrelli, responsabile del settore ciclo in Ancma, “allora i
prezzi medi per bici erano di 40 dollari, mentre oggi sono di 15”.
Un analogo discorso vale per i componenti, che nelle fasce medie e basse
del mercato italiano – 220 i milioni di prodotto importato l’anno
scorso – assistono soprattutto all’evoluzione del made in
China e Taiwan.
Tra bici e componenti, comunque, la produzione italiana ha reagito a
tale montante minaccia in maniera differente. Sia in Italia che all’estero
le bici del made in Italy si sono ben difese in due sottosegmenti: il
primo e quello delle mountain e delle city bike di fascia media, che
per competere non hanno potuto fare a meno di ricorrere ai componenti
low cost asiatici; il secondo è quello invece delle bici da corsa (una nicchia, che vale il 7% della produzione italiana in termini di
volumi, ma ad alto valore d’acquisto).
Sul fronte invece dei componenti, l’Italia si posiziona quasi esclusivamente nell’alto di gamma, e quindi i produttori si devono spesso difendere dalle contraffazioni. Forse la specializzazione merceologica di maggiore incontestato primato internazionale è quella delle selle, un prodotto, dice Nigrelli, “dove prevale la mano d’opera ma anche molta creatività, e il ricambio dei modelli può avvenire ogni tre mesi, così quasi come avviene nell’abbigliamento”. Per i componenti del made in Italy la Ue rappresenta poi solo il 60% dei mercati di sbocco, il restante 40% essendo ripartito tra Usa e Giappone.
Tutto ciò detto, secondo Ancma il 2005 dovrebbe costituire un anno di svolta. “Dopo esserci attivati per istruire la pratica alle prime avvisaglie di concorrenza sleale asiatica”, spiega Nigrelli, “la Commissione europea dovrebbe imporre a breve ai produttori del Far-East dazi anti-dumping sulle bici per 5 anni. In pratica, soprattutto nelle fasce basse, i loro prezzi saranno molto vicini ai nostri”. Ecco quindi perché già da quest’anno la produzione italiana dovrebbe raggiungere i 2,75 milioni di unità con l’obiettivo dei 3 milioni nel 2006. In quanto ai componenti, per i quali i dazi anti-dumping non saranno applicati, l’anno in corso dovrebbe rivelarsi sostanzialmente stabile, e questo anche in considerazione dell’andamento poco favorevole dei primi mesi. Qualche progresso indotto dalle bici potrà invece emergere nel 2006.
Produzione, import e export (migliaia di bici)

Bilancia commerciale 2004 (milioni
di euro)



