Dal Mondo Economico

 

a cura di Giovanni Centola

Intervista a : Dottor Maurizio Crippa

Direttore Confindustria Lombardia


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MAURIZIO CRIPPA
Confindustria Lombardia (ex FederLombardia) è la federazione che associa, a livello di Regione, le 12 associazioni provinciali, e svolge attività di rappresentanza verso la Regione anche per le numerose associazioni merceologiche nazionali (circa 14mila imprese industriali). Con sede contigua a quella di AssoLombarda, che a dispetto del nome rappresenta le aziende delle Province di Milano e di Lodi, Confindustria Lombardia è una realtà relativamente poco conosciuta. E questo nonostante esista e operi da più di 30 anni.

“Certamente risentiamo dell’importanza di AssoLombarda, che da sola rappresenta circa il 40%” " fa presente il direttore Maurizio Crippa, già per 11 anni (fino al 2002) a capo dell’Unione industriali di Lecco. “E però la nostra minore visibilità è dovuta anche ad altre ragioni. Innanzitutto non abbiamo rapporti diretti con le aziende, dal che discende che non abbiamo storie da raccontare. In secondo luogo, il nostro è un lavoro di relazioni abbastanza strette, di lobby nel senso più nobile del termine, e come tale non ha bisogno di pubblicità. In più, devo dire, qualcosa sta ultimamente cambiando”.

D. Cosa?
R.
Con la riforma dello statuto di Confindustria del 2002, si è avviato, anche in Lombardia, un processo di riequilibrio tra le associazioni più grandi e quelle minori. Questo fa sì che a livello nazionale la Confindustria regionale può avere maggiore capacità di rappresentanza.

cartina lombardiaD. Quali sono le funzioni più importanti di Confindustria Lombardia?
R.
Rilevante è senz’altro la funzione di lobby, che significa presidiare la produzione legislativa e regolamentare della Regione e tutelare gli interessi in senso ampio delle imprese, per esempio cercando di evitare sovrastrutture burocratiche o inutili balzelli. Manteniamo poi i rapporti con gli altri enti a livello regionale, quali i sindacati, la pubblica amministrazione e il sistema camerale. In più creiamo, per le associazioni, dei gruppi di lavoro ripartiti per competenze, per lo scambio di informazioni interno e con la Regione. Inoltre, potrei dire che gli organismi statutari (il Consiglio Direttivo e il Consiglio Regionale dei Presidenti) sono la struttura di elaborazione dei progetti e di governo del consenso che fa da input alle politiche sia regionali, che nazionali.

D. C’è qualcosa che differenzia voi di Confindustria Lombardia dalle Confindustrie di altre Regioni?
R.
Tra noi e le nostre consorelle sono diverse le dimensioni della rappresentanza imprenditoriale visto che noi, incidendo per circa un quarto sul totale nazionale, siamo quasi il doppio delle altre due Confindustrie più grandi, Piemonte e Veneto. Di conseguenza, dal punto La sede di Confindustria Lombardia è nella centralissima Via Pantano a Milano, ai piedi delle Torre Velascadi vista operativo, siamo in assoluto i più strutturati. Impieghiamo a tempo pieno 9 persone, mentre nelle Confindustrie regionali più piccole lavorano solo in due, naturalmente in maniera meno focalizzata su funzioni che grossomodo sono le stesse in tutta Italia. Il nostro vantaggio è anche quello si esserci riorganizzati da zero subito dopo la riforma del 2002. Ne abbiamo così interpretato da vicino le finalità, e ci siamo per questo dotati di un’organizzazione moderna e adeguata.

D. Godete di un osservatorio privilegiato sull’economia della Regione?
R.
Abbiamo sicuramente modo di cogliere il sentiment congiunturale in maniera tempestiva, dal momento che ogni tre mesi, con le Camere di Commercio, effettuiamo un’indagine continuativa su un campione di mille aziende. Dell’elaborazione del 3° trimestre presenteremo i dati il 28 ottobre.

D. Può darne un’anticipazione?
R.
In breve, posso dire che la situazione non peggiora e che anzi ci sono dei focolai di ripresa, non si sa però ancora quanto legati alle singole storie aziendali o a un più ampio tessuto produttivo, e quindi a una vera tendenza.

D. E i primi sei mesi dell’anno come sono stati?
R.
Abbastanza piatti, con la solita eccezione in negativo del tessile e con spunti positivi per l’alimentare, la chimica e il metalmeccanico. Aggiungo però che, a livello settoriale, le tendenze non sono univoche. Per esempio nel tessile ci sono a loro volta eccezioni positive, così come ce ne sono di negative nel metalmeccanico. Se vogliamo, il comune denominatore è che soffrono le produzioni a basso valore aggiunto, mentre tengono bene, e anche prosperano, quelle più evolute tecnologicamente.

D. Insomma, come andrà l’economia lombarda nel 2006?
R.
Andrà avanti, ma si sposterà di poco.

D. Ma, al di là della dimensione, l’economia lombarda si distingue in qualcosa da quella italiana nel suo insieme?
R.
Quella lombarda è un’economia compatta e molto ricca di settori tra loro spesso intrecciati; presenta una serie di attività di dominio relativo (per esempio il sistema moda e quello della ricerca, la finanza, gli aeroporti, le fiere etc) e si può anche definire completa, se per esempio si considera l’importante contributo del turismo; in più è tanto proiettata sul resto d’Italia quanto sull’estero. Tutto questo per dire che, in economia, la Lombardia è un sistema economico di rango nazionale e che per molti aspetti ha un andamento abbastanza indipendente da quello del Paese nel suo complesso.

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