Rischi aziendali

Rischi aziendali, la business interruption il più temuto

Per il quinto anno consecutivo l’interruzione dell’attività si conferma il rischio più temuto dalle aziende. E’ quanto emerge dall’indagine annuale Allianz Risk Barometer, realizzata da Allianz Global Corporate & Specialty e che analizza i dati di un sondaggio condotto tra 1.237 esperti in 55 Paesi.

Per il 37% degli intervistati (36% in Italia) la business interruption rappresenta quindi il rischio aziendale più grave, dal quale possono derivare significative perdite di reddito e danni immateriali quali alla reputazione e all’immagine del brand. Sono però nuove le cause scatenanti che possono causare l’interruzione dell’attività: dagli attacchi informatici all’instabilità politica fino al terrorismo. Ogni azienda, a prescindere dalle dimensioni e dalle attività, dovrebbe quindi dotarsi di un Business Continuity Plan, un piano di operatività continuativa che possa dare indicazioni concrete alle figure chiave su come agire in caso di imprevisto a salvaguardia dell’attività e dei beni dell’azienda.

L’imprevedibilità del contesto economico è il secondo rischio più sentito, a causa della volatilità dei mercati e dei rischi politici. La Brexit e la nuova era Trump, con i forti venti di protezionismo, passando per le continue minacce del terrorismo globale, alimentano le preoccupazioni.

Gli attacchi informatici rimangono fra i rischi maggiormente temuti, stabili sul podio come rilevato lo scorso anno (4° in Italia). Basti pensare che in una sola settimana, Akamai, società specializzata in servizi di rete per la distribuzione dei contenuti, ha censito oltre 50 milioni di attacchi informatici in tutto il mondo! La cyber security è un tema sempre più affrontato dalle aziende, perché interessa tutte le realtà a prescindere dal settore o dalle dimensioni. In vista del nuovo regolamento Europeo sulla protezione dei dati e nell'ottica di sviluppo dell'industria 4.0, inoltre, dove l'automazione diventa preoponderante, la protezione e la gestione dei dati rappresenta un asset fondamentale per garantire la continuità operativa dell'azienda. La maggiore attenzione nei confronti della sicurezza informatica e delle polizze cyber risk che possono tutelare l’azienda emerge anche dal fatto che oggi è il board delle società ad avere la responsabilità della cyber security. La consulenza aziendale, in questo ambito, è inoltre sempre più ricercata e apprezzata, perchè molte imprese ritengono di non possedere le competenze necessarie per potersi tutelare. Nota dolente: le piccole aziende ancora sottovalutano la minaccia informatica, nonostante sia evidente che un attacco grave potrebbe risultare molto più dannoso proprio per realtà più piccole e meno strutturate.

Le catastrofi naturali restano fra i rischi più sentiti; in Italia risultano essere al terzo posto anziché al quarto come a livello globale, complici i recenti terremoti che stanno affliggendo il centro Italia. La prevenzione dei rischi e l’adozione di formule di autoassicurazione che possano consentire risarcimenti celeri e certi sono al momento nuovamente in discussione. Nel ramo danni l’Italia rimane, fra i paesi europei, quello maggiormente sottoassicurato.

I cambiamenti legislativi, dalle sanzioni economiche al protezionismo, rappresentano un’ulteriore minaccia, così come gli sviluppi macroeconomici, gli incendi e le esplosioni, nonché il rischio politico, con il terrorismo in prima fila.

La perdita di valore del brand e di reputazione è il problema più sentito dal 13% dei rispondenti, seguito dai rischi connessi alle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai droni fino alla stampa 3d.

 

Polizza Crediti Commerciali - insolvenze 2017

Crediti commerciali, più rischi e ritardi nel 2017

Il 2016 si è chiuso registrando un Global insolvency Index, l’indice elaborato da Euler Hermes, compagnia specializzata nelle polizze crediti commerciali, per misurare i mancati pagamenti nel mondo, con un calo del 2%. Per il 2017, però, è prevista un’inversione di tendenza: l’indice potrebbe infatti crescere di 1 punto percentuale.

La ripresa economica che non trova stabilità è fra le cause del generale clima di incertezza, scandito dalle tensioni geopolitiche, vedi Trump o Brexit, e dalle quotazioni in salita delle materie prime. Con il costo del greggio in crescita, ad esempio, le aziende saranno costrette a sostenere maggiori costi di produzione.

Già nei primi 9 mesi del 2016 è aumentato a due cifre (+45%) il default di imprese medio-grandi.

Nei Paesi dell’Africa le insolvenze sono cresciute del 16%, in America latina del 18%, registrando crescite per il 5 anno consecutivo. Nell’Europa occidentale, invece, si è registrato un calo del 5% dei casi di grave morosità e si prevede che il trend possa continuare nel nuovo anno.

La situazione generale sarà comunque influenzata dal rallentamento del commercio di Russia e Brasile, dal riequilibrio della domanda in Cina e dalle politiche che Donald Trump ha intenzione di promuovere, come la deregulation del settore manifatturiero e gli interventi sui dazi.

Difficile tutelare i crediti commerciali anche nei casi in cui si faccia affari con i grandi conglomerati statali in India, Russia e Cina, dove ad esempio lo Stato è presene in tutti i settori ma spesso con scarsa redditività e un forte indebitamento.

Attacchi informatici

Assiteca Sicurezza Informatica su Radio Montecarlo

A Radio Montecarlo gli scorsi 12 e 13 gennaio è intervenuto Guido Mondelli, amministratore di Assiteca Sicurezza Informatica e uno tra i massimi esperti di cyber security. La sicurezza da intrusioni digitali è questione che riguarda tutti: dalle singole persone alle aziende, di qualsivoglia dimensione. Per Mondelli sono necessarie la formazione e la fiducia delle istituzioni.

Ascolta l'intervista del 12 gennaio 2017 andata in onda su Radio Montecarlo all'interno del TG delle ore 13.00

Ascolta l'intervista del 13 gennaio 2017 andata in onda su Radio Montecarlo all'interno dell'approfondimento mattutino delle ore 6.30

 

Sicurezza Informatica

La Cyber Security nell’era dell’Innovazione Digitale

Cyber security, attacchi informatici, hacker. Cresce la necessità di essere informati e di capire come potersi difendere.

Lo dimostrano anche le ricerche condotte su Google: negli ultimi 10 anni sono cresciute del 770% le richieste di informazioni relative agli hackeraggi e del 550% quelle su come modificare le proprie password, così che siano più sicure.

La posta in gioco è decisamente alta, soprattutto per le aziende: basti pensare che nel 2015 i danni reputazionali conseguenti ad attacchi informatici hanno generato perdite per  9 miliardi di euro.

Come tutelarsi?

Gabriele Giacoma, amministratore delegato di Assiteca Sicurezza Informatica,  ha affrontato la complessa questione del cyber crime soprattutto alla luce della Digital Transformation nel sistema industriale italiano.

Ai microfoni di Fabbrica 2.4, trasmissione condotta da Filippo Astone su Radio24, ha ricordato come sia oggi fondamentale occuparsi simultaneamente dei tre livelli di sicurezza informatica: fisica, logica e organizzativa.  Difendere le reti, testare i sistemi informativi con appositi servizi quali il Vulnerability Assessment e il Penetration Test per capire quanto siano vulnerabili,  e fare formazione per poter riconoscere i rischi. Il ricorso a polizze Cyber, che coprono i danni materiali e immateriali, come ad esempio la perdita di dati causata da virus, e la Responsabilità Civile verso terzi, dai clienti ai fornitori, è un ulteriore tutela per qualsiasi azienda.

Trascurare anche uno solo di questi aspetti può causare, in caso di attacco informatico, l’uscita dal mercato nell’arco di soli 3 anni.

La sfida dell’Innovazione Digitale pone quindi le imprese italiane di fronte ad un nuovo rischio. Di Cyber Security  si parlerà anche nel corso del convegno e dell’evento di premiazione della VII ed. del Premio Assiteca - Innovazione Digitale il prossimo 26 gennaio presso la sede del Sole 24 Ore a Milano, dove verranno decretate le imprese vincitrici fra le 26 finaliste.

Durante l'incontro Raffaello Balocco, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, illustrerà i risultati dell’indagine che si è posta l'obiettivo di mappare lo stato di diffusione dell’innovazione digitale tra le imprese italiane, individuare i migliori progetti e sondare i modelli di governance e gestione del rischio che sono stati adottati.
Interverrà inoltre Salvatore Majorana - Direttore del Technology Transfer dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Carrie Fisher

La polizza della Principessa Leila

Potrebbe essere la richiesta di risarcimento più alta mai chiesta nell’industria per un incidente personale. Secondo quanto riportato  da The Insurance Insider, la morte dell’attrice Carrie Fisher costerebbe ai Lloyds’, storica compagnia assicurativa britannica, ben 50 milioni di dollari.

La Disney, proprietaria della Lucasfilms e di tutti i prodotti a marchio Star Wars, aveva infatti sottoscritto con i Lloyds' una polizza assicurativa per l’attrice diventata celebre in tutto il mondo per il personaggio della principessa Leila.

L’assicurazione era stata sottoscritta contestualmente al contratto firmato dalla Fisher per tutelare la Disney qualora l’attrice, 60 anni e un passato non sempre facile caratterizzato da un disturbo bipolare dell’umore e dall’utilizzo di droghe, non fosse riuscita a portare a termine la lavorazione degli ultimi tre episodi della serie creata nel 1977 da George Lucas. La Disney riceverà quindi una somma consistente, a risarcimento della perdita della propria protagonista e della necessità di rivedere i progetti per i prossimi episodi. L'evento è piuttosto comune a Hollywood, così che le case di produzione siano tutelate qualora agli attori capiti qualcosa o si rifiutino di portare a termine i propri impegni.

Carrie Fisher, che era tornata nei panni dell'indimenticabile principessa Leila nel 2015 con "Il Risveglio della Forza", era riuscita completare le scene previste anche per l’Episodio VIII, che dovrebbe uscire negli Stati Uniti a fine 2017. Per l’Episodio IX, invece,  l’attrice dovrà essere sostituita o dovrà essere rivista la sceneggiatura, considerando che proprio la principessa Leila avrebbe dovuto avere una parte rilevante nella saga stellare.

 

Welfare aziendale - Employee benefits

Welfare aziendale, le PMI sempre più coinvolte

Chi l’ha detto che il welfare aziendale è affare solo di grandi aziende con più di 250 dipendenti o multinazionali? Sono sempre più numerose le Piccole e Medie aziende che credono nel welfare aziendale e scelgono di adottare piani per i propri dipendenti. Va ricordato che gli employee benefits sono sempre percepiti in maniera molto positiva da tutti i lavoratori e hanno anche il vantaggio di fidelizzarli all’azienda.
Ecco perché per il 78% delle PMI il welfare aziendale rappresenta un’opportunità, il 15% non si esprime e il 7% non lo ritiene invece utile. E’ quanto emerge dall’indagine condotta da Doxa-Edenred sullo stato del welfare aziendale nel nostro paese.

L’entusiasmo che si registra negli ultimi mesi non cancella però le difficoltà riscontrate nel concreto sviluppo di piani di flexible benefits, identificate soprattutto nel fare ricorso a iniziative di natura informale e non riconducibili ad accordi contrattualizzati di secondo livello (42%). Altro problema sono gli aspetti normativi e fiscali, ritenuti un problema dal 33% degli intervistati che denuncia lacune nella conoscenza della materia.

Il 32% delle imprese sottolinea l’assenza di una forte collaborazione fra PMI che possa portare benefici su larga scala,  ricreando di fatto i vantaggi di cui si possono avvalere le grandi realtà. Resta comunque un 19% convinto che i piani di welfare possano effettivamente avere un impatto più forte solo nelle grandi aziende.

Come si stanno organizzando le PMI?

Certamente la Legge di Stabilità 2016 ha dato forte slancio al welfare aziendale e ha permesso una maggiore partecipazione delle PMI che difficilmente, quando molto ridotte nelle dimensioni, hanno accesso ad una contrattazione di secondo livello. Molte imprese si sono organizzate facendo ricorso a consulenze legali e fiscali, richiedendo il supporto di figure quali ad esempio i broker assicurativi per la realizzazione di piani di welfare e garantire l’accesso a piattaforme online di flexible benefits.

Speciale Natale 2016

Cosa regalare, cosa cucinare, dove festeggiare.. Natale si avvicina, meglio non farsi cogliere impreparati!

Piccoli consigli per chi ancora è indeciso..

REGALIPendente Tiffany

Se il regalo è per una donna, e ormai non avete più tempo di mettervi alla ricerca, potete optare per un buono regalo acquistabile online su portali come Zalando, sito specializzato in abbigliamento e accessori alla moda. Oppure, rassegnandovi però a far code, optare per un più tradizionale regalo firmato dalla gioielleria newyorkese Tiffany, che per Natale propone ad esempio graziosi pendenti a tema.


 

Videocamera GoPro

Per stupire chi vive di high tech, c’è la videocamera GoPro HERO5, con la quale realizzare video a 4K e foto da 12 MP. Impermeabile fino a 10 metri senza custodia, può essere controllata anche solo con comandi vocali.
La spesa? Non indifferente: qualche centinaio di euro.


Kindle e book reader

Per chi ama leggere, niente di meglio di un eBook reader: la scelta ormai è ampia, dalle proposte di Amazon con i vari modelli Kindle al Kobo, legato al circuito di Mondadori.

 

DOLCI

Christmas Tree di Ernst Knam

Volete stupire con un centrotavola unico e anche goloso?  Il re del cioccolato Ernst Knam propone Christmas Tree per tutti i gusti, al cioccolato fondente Perù Pachiza 70% coperto con burro di cacao rosso, in pasta frolla al cacao e cioccolato, al latte e cioccolato bianco o con  tanti crispbells da gustare.

 

 


Cremini Majani

I più tradizionalisti potranno optare per le eleganti confezioni di cremini Fiat Majani, nati nel 1911 su commissione della nota casa automobilistica per festeggiare il lancio della Tipo 4 (elemento che giustifica i 4 strati a base di mandorle e nocciole tostate).

 

VIAGGI

Trenino rosso del Bernina

 

Se il Natale va rigorosamente festeggiato in famiglia, a Capodanno è tempo di viaggi! Chi vuole lasciarsi incantare dalla natura in un’atmosfera quasi retrò, ecco il Trenino del Bernina, che in ogni stagione regala paesaggi indimenticabili. Per salutare in grande stile il 2017, ci sono pacchetti che offrono il giro sul trenino, per arrivare fino a 2.253 metri di altezza,  una visita nell’esclusiva Saint Moritz, tappa a Livigno per lo shopping, cena valtellinese e cenone in hotel e infine mattinata del 1 di gennaio alle Terme di Bormio.


Lanzarote

Chi preferisce rifugiarsi al caldo, può far tappa alle Canarie godendosi mare e sole senza sobbarcarsi ore e ore in aereo. La piccola Lanzarote offre spiagge nere e bianche, uno splendido parco vulcanico, passeggiate fra i vigneti e un mare incontaminato. Il tutto a favore di un clima mite tutto l'anno.

 

Gestuione dei rischi aziendali

Cresce l’attenzione alla gestione dei rischi aziendali

Più attenzione al Risk Management, nonostante si trascurino ancora rischi come quelli informatici e reputazionali. E’ quanto emerge dalla terza edizione della survey del LabERM di SDA Bocconi, realizzata in collaborazione con KPMG, che indaga la diffusione del risk management in Italia e le soluzioni organizzative adottate nell’ambito della Risk Governance.

La funzione di ERM risulta essere sempre più diffusa: ben il 73% delle aziende coinvolte ha confermato di avere in organico questa figura, con una crescita del 26% rispetto al 2012. Un dato che risulta essere superiore in termini percentuali ai confronti internazionali e che va ricondotto anche alle regolamentazioni più rigide relative ai sistemi di controllo interno e alla gestione dei rischi aziendali.

Solo nel 20% delle aziende esiste un Chief Risk Officer, mentre nel resto delle realtà le funzioni di risk management vengono attribuite a chi si occupa di Internal Audit o di finanza. Il Risk Manager, oltre a divulgare cultura assicurativa, ha il compito di predisporre report sui principali rischi in azienda (86%), gestire i processi di risk assessment (83%) e monitorare le attività di trattamento dei rischi (81%). Solo nel 25% dei casi la funzione di ERM conta risorse che superano le 5 unità.
Si evidenzia inoltre come ben il 40% delle aziende abbia inserito nel proprio organico la figura responsabile della gestione dei rischi solo negli ultimi 3 anni. Il consiglio di amministrazione è nella maggioranza dei casi (80% contro il 40% del 2012 ) coinvolto in maniera diretta nell’approvazione delle linee di guida di controllo e gestione dei rischi

Quali sono i vantaggi attesi dalle aziende?

Il 78% delle imprese prospetta una maggiore e migliore comprensione dei rischi, mentre il 53% degli intervistati auspica lo sviluppo di una cultura consapevole del rischio e il 42% un miglioramento della governance.  

Quali i rischi aziendali più temuti?

A destare maggiore preoccupazione sono soprattutto rischi di origine esterna: il trend macroeconomico (50%), i cambiamenti di compliance (48%) e il contesto competitivo (41%). In calo i timori legati alla supply chain e, contrariamente a quanto accade all’estero, sorprende come ancora in Italia siano poco percepiti i rischi informatici, dal collasso delle infrastrutture ai cyber attack, e il rischio reputazionale, nonostante possano mettere a rischio non solo la continuità del business ma anche il valore aziendale.

Richio crediti commerciali

Cresce il rischio crediti commerciali nel mondo

Il rischio crediti commerciali è in deciso aumento nel 2016 e la tendenza sembra confermarsi anche per il nuovo anno. Colpa della debole crescita mondiale, stimata al 2,6%, del basso costo delle materie prime  e del rischio politico legato alla Brexit, alla conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump e delle prossime sfide alle urne attese in Europa.

E’ quanto emerge dalla pubblicazione Panorama di Coface, primaria compagnia di assicurazione crediti commerciali, che approfondisce il rischio credito per Paese e settore.

La sorpresa è che sono ben 23 i settori economici declassati e la regione più colpita risulta essere il Nord America. In quest’area sono sotto osservazione il settore dei trasporti, penalizzato dal calo del traffico aereo, nonostante il basso costo del petrolio, e le vendite al dettaglio insieme alla distribuzione del tessile e dell’abbigliamento. Per questi settori il rischio viene classificato come elevato, così come l’ambito carta-legno, penalizzato dalla crisi dell’edilizia.

Le aree più stabili rispetto alla precedente rilevazione risultano essere l’America Latina e i Paesi emergenti dell’Asia, nonostante anche qui si registrino settori a rischio elevato o molto elevato. Nel Medio Oriente viene segnalato come elevato il rischio credito nel settore delle telecomunicazioni, dove, nonostante la dinamicità, si evidenza un indebolimento del mercato, a causa anche di un forte sviluppo del mercato nero, di difficile controllo, e della contrazione delle esportazioni verso l’Iran.

Crediti commerciali e insoluti in Europa

Nell’Europa Centrale, invece, il settore dei trasporti migliora e passa da rischio elevato a medio. Preoccupano maggiormente i settori edilizia, condizionati dallo stop a progetti infrastrutturali in Polonia, e TLC, a causa della diminuzione delle vendite degli smartphone.

Il settore agroalimentare è l’unico penalizzato nell’Europa Occidentale, condizionato da produzione e prezzi bassi.

Anche la storica locomotiva economica dell’Europa è penalizzata dal rischio crediti commerciali e dagli insoluti. Dalla prima indagine di Coface realizzata in Germania su un campione di 850 imprese, emerge infatti come ben l’83,7% delle aziende registri un ritardo nei pagamenti da parte dei clienti.

sicurezza informatica

Innovazione digitale e sicurezza informatica: come tutelarsi

Equitalia è solo l’ultima delle grandi realtà ad essere finita nella rete degli hacker. Il sito, rimasto irraggiungibile per 24 ore a seguito di un attacco che non sembra aver creato danni alla banca dati, ha creato non pochi problemi alla società con la quale interloquiscono centinaia di migliaia di utenti ed enti creditori.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 ore, sembra che l’attacco informatico sia arrivato da più fonti, e, pur avendo cercato di respingerlo insieme al gestore del livello informatico,  Equitalia ha infine deciso insieme a Telecom, che gestisce la rete, di mettere offline il sito.

Tutelarsi è possibile?

L’Italia, pur rimanendo in fondo alla classifica dei paesi europei più digitalizzati, registra il più alto tasso di crescita. Ciò che manca, però, sono processi e procedure in grado di garantire la sicurezza informatica, nonché l’adozione di soluzioni assicurative, quali ad esempio polizze cyber risk inclusive della garanzia crime, che possano coprire i danni sia materiali, sia immateriali, diretti e indiretti e la Responsabilità civile verso terzi, dei quali si detengono informazioni sensibili. 
La Pubblica Amministrazione e le aziende, anche per garantire i processi di Industry 4.0, devono investire maggiormente in sicurezza ed acquisire le capacità e le conoscenze necessarie per poter individuare tutte le tiopologie di attacchi di cui si è vittime, compresi quelli silenti. Attacchi che fra l’altro sono molto più frequenti di quanto ci si possa rendere conto e per questo più pericolosi.
Testare i propri sistemi informativi, con servizi ad esempio di Vulnerability Assessment e Penetration test, significa poter pianificare e programmare tutte le procedure da attivare per eliminare le potenziali minacce e le criticità.

Per chi gestisce le Banche Dati, in particolare, poter garantire la sicurezza dei propri sistemi informatici è essenziale. Prendendo ad esempio il Fisco, è evidente che si debba avere la certezza che i dati di milioni di cittadini non possano essere trafugati. Interviene in questo caso anche il Garante della Privacy, che effettua dei rilievi e evidenzia eventuali falle a cui porre attenzione. Nel 2008 l’Autorità per la riservatezza aveva messo in luce l’enorme numero di utenti abilitati ad interrogare l’anagrafe tributaria (78 mila per 9.580 enti!) mentre nel 2012  era stato ritenuto poco sicuro Entratel, un applicativo utilizzato dal Fisco per ricevere i dati dei contribuenti dagli istituti di credito. Il Fisco è dovuto quindi intervenire per garantire  l’inviolabilità dei propri database e delle reti.
La pubblica amministrazione registra comunque una nota positiva: in Europa siamo 17° nella classifica relativa all’e-government, che registra la trasformazione digitale della P.A., grazie fra l’altro al fatto che sempre più atti si possano scaricare o compilare online, o che, nel caso della sanità, i referti siano a disposizione sul web.