Sicurezza stradale-rischi alla guida

Sicurezza stradale: sanzioni e controlli più severi

Provvedimento Minniti: tolleranza zero per i comportamenti pericolosi alla guida, più controlli e maggiore coordinamento degli organi di Polizia.

 

A fronte di un numero in riduzione di infrazioni e incidenti, crescono le vittime della strada, spesso a causa delle cattive abitudini degli automobilisti. La direttiva emanata lo scorso 21 luglio dal Ministro dell’Interno Marco Minniti punta su controlli rinforzati e sul coordinamento da parte delle Prefetture. Intanto, per le nostre strade, continuano a circolare veicoli sprovvisti della polizza RC auto.

Il provvedimento del Ministero dell’Interno si inserisce nell'impegno, preso da tutti i Paesi dell’Unione Europea, di dimezzare entro il 2020 gli incidenti mortali rispetto al dato del 2010.

Lo smartphone si rivela un rischio alla guida

Più di 800 morti sulle strade, solo dall'inizio di quest’anno: è il dato peggiore dal 2001. Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero lancia l’allarme: i morti sulla strada sono aumentati del 2,9% rispetto allo scorso anno, che diventa 7,4%  se consideriamo i primi sei mesi dell’anno. Solo nel mese di giugno, il numero delle vittime è passato dai 695 del 2016 a 727.

E questo nonostante, rispetto al 2016, gli incidenti (39.049 al 16 luglio 2017) siano calati del 3,5% e le infrazioni, soprattutto grazie al calo delle multe per eccesso di velocità, siano diminuite del 10,5%.

Dov’è allora il problema?

I dati parlano chiaro. Aumentano del 15,1% le sanzioni dovute all’uso del cellulare, oltre 3.000 in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Distogliere gli occhi dalla strada per controllare social e messaggi sullo smartphone è tra le pratiche che più hanno influito sull'incremento di incidenti mortali nei primi mesi del 2017.

Sanzioni più severe e coordinamento degli organi di Polizia

La direttiva, sotto forma di circolare del servizio Polizia stradale (tutte le circolari sono disponibili sul Portale della Sicurezza Stradale) , protocollata col numero 300/A/5620/17/144/5/20/3, tenta di scoraggiare i comportamenti pericolosi, causa del maggior numero di incidenti. Vengono inasprite le sanzioni per l’utilizzo del telefono, per guida in stato d’ebrezza, per assunzione di stupefacenti, per il mancato uso dell'auricolare, delle cinture e del casco. Si aggiunge un invito all'attenzione rivolto agli agenti normalmente non adibiti a controlli stradali, soprattutto per l’uso del telefono alla guida, per il quale ci sono ancora problemi normativi. Infatti, l'articolo 173 del Codice della strada proibisce di tenere le mani su “apparecchi radiotelefonici” ma, essendo stato scritto nel 1992, non prende in considerazione gli ormai diffusi sistemi multimediali dei veicoli moderni.

Strumenti di controllo della velocità

La circolare riclassifica i sistemi di rilevamento della velocità in tre grandi categorie: fissi (Tutor, Vergilius), temporanei (autovelox) e mobili (apparecchiatura utilizzata da un veicolo in movimento). Viene poi ridefinito il loro posizionamento e la distanza delle segnalazioni obbligatorie. Prevista anche la possibilità di effettuare riprese frontali da remoto purché si proceda all'oscuramento automatico dell'abitacolo, a tutela della privacy.

La riduzione a favore del trasgressore del valore di velocità rilevato è del 5%. Eventuali decimali non potranno essere ulteriormente arrotondati, né sarà possibile tener conto di percentuali di riduzione collegate all'incertezza della misura dello strumento “che sono già comprese nella percentuale citata", come precisa la direttiva.

Gli strumenti saranno tarati e controllati nel loro funzionamento ogni anno e sarà compito dei prefetti monitorare che la loro collocazione sia motivata da esigenze di sicurezza stradale e non di arricchimento delle amministrazioni locali, come era stato già denunciato dall'Aci, Automobile Club d’Italia, riguardo alcuni casi in Italia.

Ancora troppi veicoli sprovvisti di assicurazione: un rischio per la collettività

Purtroppo, rimane ancora insufficiente il controllo delle polizze RC Auto.

ANIA ha attestato che nel 2016 erano 2,9 milioni i veicoli circolanti senza una polizza assicurativa: il 6,7% del totale. La media nel Sud del Paese è persino aumentata dall'anno precedente, raggiungendo il 10,7% del totale.

L’evasione assicurativa potrebbe essere messa a freno dal controllo a distanza delle targhe utilizzando proprio gli strumenti di controllo ridefiniti dalla direttiva Minniti. E’ necessario però che gli stessi siano omologati così come aveva definito la legge di Bilancio di due anni fa.

Vale la pena utilizzare la tecnologia a nostra disposizione, non solo per la sicurezza delle nostre strade: l’evasione della copertura assicurativa,  gravando sul Fondo vittime della strada, può comportare un rincaro del costo delle polizze. Secondo quanto dichiarato da Umberto Guidoni, responsabile del reparto auto dell’ANIA:

“Il Fondo vittime della strada ogni anno paga oltre 400 milioni di euro per risarcire vittime di incidenti con soggetti non assicurati. Quindi già questo dà la dimensione, senza considerare poi i danni derivanti dal fatto che questo potrebbe andare a determinare un incremento della percentuale sul premio, necessaria per andare a coprire il Fondo che chiaramente va in sofferenza”.

 

 

Assemblea ANIA 5 luglio 2017

Il mercato assicurativo punta sull’innovazione, mentre l’attività dei broker accelera

Nonostante il difficile contesto economico, il settore del brokeraggio assicurativo continua a crescere

 

 

Durante l’Assemblea annuale dell’Ania sono stati presentati gli ultimi dati del mercato assicurativo, i risultati raggiunti e le opportunità da intercettare. I mutamenti in corso fanno dell’innovazione la vera sfida. L’Aiba, intanto, conferma la crescita nel settore dei broker assicurativi.

Italia quarta in Europa per la raccolta di premi assicurativi

L’industria assicurativa italiana fornisce un contributo importante all’economia e alla società, offrendo una vasta gamma di servizi per aiutare persone, famiglie e imprese a gestire e proteggersi dai rischi recuperando le perdite in caso di danni. Nel settore lavorano complessivamente circa 300 mila persone.

Lo scorso 5 luglio, nel corso dell’Assemblea annuale, l'Ania, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, ha presentato i dati del mercato assicurativo riferiti al 2016.

Nonostante il mercato italiano abbia registrato un leggero calo, il nostro Paese è comunque al quarto posto in Europa e all’ottavo nel mondo nella raccolta di premi assicurativi, con una quota di mercato pari al 3,4% (3,6% nel 2015).

Distribuzione Premi assicurativi per Paese - Dati Swiss Re

 

Anche il peso dei premi assicurativi nei rami danni e vita sul Prodotto Interno Lordo è interessante, coprendo l’8,2%, più di quanto si registri negli Stati Uniti, in Germania e in Cina. Il premio medio per abitante in Italia è tuttavia di 2.258 euro, ancora inferiore a quello registrato negli altri principali paesi industrializzati (si va dai 3.772 euro spesi in media negli USA, ai 2.302 euro in Germania).

Premi danni e vita su PIL - dati Swiss Re

La Presidente di Ania Maria Bianca Farina vede nell’innovazione “la vera sfida” per l’Italia, che deve colmare il gap che la separa dagli altri paesi. Un’indagine della Commissione Europea individua le lacune del nostro sistema nazionale proprio nelle nuove direttrici del cambiamento: l'interconnessione globale, i trend demografici e la tecnologia. Secondo Maria Bianca Farina, queste nuove forze sono destinate a cambiare la clientela, i suoi bisogni e soprattutto il modo di fornire i servizi: è necessario trasformarle al più presto in opportunità. Sull’onda delle nuove tendenze globali, i servizi offerti dovranno essere "semplici e trasparenti, facilitando il consumatore, a cui dare risposte in un clic".

“È più che mai evidente che l’industria assicurativa è chiamata a significativi investimenti in innovazione nelle modalità di comunicazione, nonché nell’ambito dell’offerta, dell’organizzazione e della distribuzione. Un’industria assicurativa al passo con i tempi, in grado di dialogare e offrire soluzioni coerenti con le preferenze, gli atteggiamenti, la cultura dei nostri giovani, rappresenta un attore importante nel garantire protezione e stabilità in una fase di grande cambiamento economico e sociale”.

Servono quindi nuovi prodotti, soprattutto in tema di previdenza integrativa e protezione, ma anche un nuovo modello di business e di servizio.

Ramo danni in leggera discesa

Nel 2016 i premi raccolti nel settore danni sono stati 32 miliardi, in discesa di un punto percentuale rispetto al 2015. I premi nel ramo RC Auto sono quelli che hanno registrato il calo maggiore (-5,6%), ma mantengono comunque la quota più alta del mercato (42,3%). In aumento, invece, le quote degli ambiti corpi veicoli terrestri, credito e cauzione, infortuni e malattia e property. In particolare il ramo crediti, che registra un importante + 5,9%, seguito con il + 4,6% dal ramo infortuni e malattia.

Rami danni - premi intermediati

Attività dei broker assicurativi in continua crescita

Nonostante il difficile contesto economico e il calo del mercato assicurativo italiano dell’8,7% a 134,2 miliardi, il settore del brokeraggio assicurativo continua a crescere.

Nel 2016 i broker assicurativi italiani hanno intermediato 16,6 miliardi di euro, l’11,5% del mercato, più di un punto percentuale in crescita rispetto all’anno precedente (10,3%). Solo nel ramo danni, sono stati gestiti dai broker di assicurazioni 14,9 miliardi di euro, pari al 41% del comparto (dal 39,7%). Inoltre, come sottolineato dall'Aiba, Associazione Italiana Brokers Assicurativi, nell’Assemblea dello scorso 21 giugno, oltre il 65% dei rischi industriali sono intermediati da broker.

In crescita anche il numero di broker assicurativi attivi nel Bel Paese: negli ultimi dieci anni, sono aumentati sia le società (+66,2%), sia le ditte individuali (+85%). Lo sviluppo è dovuto in buona parte al passaggio al brokeraggio da parte di ex agenti. Secondo l’elaborazione dei dati Aiba di Innovation Team, dal 2008 il bilancio degli agenti iscritti al Registro Unico degli Intermediari (RUI) è calato di 10 mila unità a fronte di oltre mille broker di assicurazioni acquisiti. A fine 2016 erano ben 1.697 le aziende di brokeraggio iscritte al registro, in aumento del 4,9% dall’anno precedente.

Trend estate 2017 - polizze viaggi

Estate 2017: guida ai trend e alle polizze viaggi

Le mete più cliccate per l’estate 2017 e le assicurazioni viaggi per proteggersi da ogni rischio

 

La stagione estiva è ormai avviata e le vacanze si avvicinano: è ora di mettere da parte ogni preoccupazione. Come fare? Una polizza viaggi può aiutare a partire tranquilli. Esistono infatti rischi a cui ci si espone proprio mentre si è rilassati e lontani dalle incombenze quotidiane: voli cancellati, danno, furto o smarrimento bagagli ed emergenze sanitarie purtroppo possono sempre capitare. Nessuno rinuncerà alle ferie per questo, ma è utile conoscere le soluzioni assicurative che il mercato propone.

Ampia è l’offerta di polizze ad hoc per non farsi trovare impreparati. Alcune coperture assicurano i singoli, altre i gruppi, molte entrambi, per un singolo viaggio o per un anno intero. Esistono soluzioni differenziate per ogni esigenza ed è possibile confrontare caratteristiche e costi, chiedendo un preventivo al proprio consulente assicurativo e spesso anche online.

Quando serve una copertura sanitaria?

Nel caso la destinazione sia extraeuropea e non sia stato stipulato un accordo fra i Paesi per garantire l’accesso gratuito alle cure, la copertura sanitaria è consigliata con un massimale elevato per poter coprire gli eventuali alti costi delle spese mediche, ospedaliere e farmaceutiche in loco. E’ il caso di Paesi come gli Stati Uniti, il Messico o il Canada, ad esempio, dove la sanità è privata e ammalarsi può costare caro. Quantcast mete turistiche 2017

Sembra però che alla maggioranza delle persone in partenza quest’estate sarà sufficiente una polizza viaggi meno onerosa. Uno studio condotto da Quantcast rivela infatti che gli italiani tenderanno a restare nei confini dell’Unione Europea, dove è sufficiente esibire la tessera sanitaria italiana per avere accesso gratuitamente a tutte le prestazioni negli ospedali e negli ambulatori pubblici. Lo stesso vale recandosi in Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein.

Basandosi sui dati relativi ai comportamenti degli utenti online, la compagnia di marketing digitale ha individuato i trend dell’estate 2017, scoprendo i prodotti più ricercati, gli eventi attesi e le mete più ambite.

Risulta essere Porto Cervo la meta più cliccata dalle donne over 50, mentre le più giovani sognano la suggestiva Santorini. Gli uomini, invece, preferiscono Taormina e i ragazzi il divertimento offerto da Ibiza. Capitali come Lisbona attirano trentenni desiderose di unire relax, divertimento e cultura, mentre tra i coetanei spopola Nizza come destinazione prediletta.

Per esigenze di risparmio o desiderio di sicurezza, ben il 75,4% del campione considerato da Doxa resterà in Italia, scegliendo per lo più destinazioni marittime. La Sicilia si conferma in testa, seguita da Puglia, Veneto, Sardegna, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana.

Non va male, perché quest’anno sono 342 i lidi ad aver ottenuto la certificazione della Fee – la Fondazione per l’educazione ambientale: ben 49 in più dello scorso anno e pari a circa il 5% di quelli premiati a livello mondiale. I criteri di premiazione valutano non solo le spiagge paradisiache, ma anche qualità del servizio, ecologia e capacità di valorizzare la natura circostante. La regione con più bollini blu è la Liguria, con 27 località premiate, grazie ai due nuovi ingressi di Camogli e Bonassola. Nelle prime posizioni troviamo anche la Toscana con 19 località e le Marche con 17.

Nel caso si vogliano invece raggiungere destinazioni lontane, magari insolite, la guida Best in Travel 2017 di Lonely Planet suggerisce mete finora ignorate dai grandi flussi del turismo, quali il Canada di Justin Trudeau, la Colombia o il Myanmar e le ultime frontiere dell’avventura, come la Mongolia, il Nepal, la Polinesia o le Ande peruviane.

Assicurazione bagaglio

Nel caso ci si debba spostare in treno, aereo, pullman o traghetto il mercato offre coperture utili ad assicurare i nostri effetti personali. È possibile avere la garanzia di indennizzo, basata, di norma, sul valore commerciale dei beni coinvolti nel danno, nel furto o nello smarrimento. Si è solitamente coperti anche per l’acquisto dei cosiddetti «beni di prima necessità» persi o non disponibili a causa di un ritardo nella consegna dei bagagli. Se si parte in auto o in moto queste polizze sono tuttavia sconsigliate: prevedono molte cause limitative nelle coperture, con rimborsi spesso penalizzati dalle franchigie.

Si vuole annullare un viaggio?

Nel caso non si riesca a partire, si è rimborsati della somma dovuta a titolo di penale per biglietti, albergo o affitto della casa per le vacanze, interamente o parzialmente. Occorre però ricordare che un viaggio annullato è coperto da assicurazione solo se l’impedimento è «di forza maggiore»: malattia o infortunio (dell'assicurato o dei familiari inclusi nella copertura), decesso di un parente, danneggiamento della casa, revoca delle ferie, furto dei documenti di viaggio.

Da controllare prima di partire

Prima di procedere con la ricerca di una copertura assicurativa mirata, è opportuno verificare di non essere titolari di polizze generiche che prevedono anche tutele per i viaggi, come per esempio una polizza infortuni per attività professionale ed extra professionale o una polizza RC Capofamiglia. Si consiglia di controllare inoltre la polizza RC Auto: spesso nelle garanzie è prevista anche l'assistenza del veicolo.

Dal rischio insolvenza o fallimento dell'operatore turistico sono protetto?

Se per il viaggio ci si affida a un’agenzia o a un tour operator, vale la pena verificare che abbia sottoscritto una polizza ad hoc che protegge i viaggiatori in caso di insolvenza o fallimento dell’operatore turistico.

Dal luglio 2016 infatti, in base al nuovo Codice del turismo, le imprese di viaggi devono garantire direttamente i contratti di vendita di pacchetti di viaggio con polizze assicurative che, in caso di insolvenza o fallimento, assicurino il rimborso del prezzo versato dal consumatore sia che abbia acquistato un pacchetto turistico organizzato, sia che abbia prenotano un singolo viaggio.

Grazie alla consulenza prestata da Assiteca, tutte le agenzie aderenti a Fiavet, la più importante associazione di categoria, e consorziate al fondo di garanzia Fogar, sono coperte dalla polizza Filo diretto Protection, conforme all’art.50 del Codice del Turismo (D. Lgs. n. 79 del 23/05/2011) e alla Direttiva UE 2015/2302 del 25/11/201, ideata proprio per proteggere i viaggiatori in caso di insolvenza o fallimento dell’operatore turistico.

Voglia di Festival?Quantcast festival estivi 2017

Se non è possibile partire per più giorni, niente paura! Per chi cerca opportunità di svago facilmente raggiungibili, l’analisi di Quantcast indica anche i Festival italiani più amati.

Postepay Rock in Roma è sicuramente tra questi: in poco più di 6 anni ha conquistato un posto di prestigio tra i festival internazionali più attesi della stagione estiva. Fino al 2 agosto, l’Ippodromo delle Capannelle ospiterà nomi famosi della scena musicale internazionale: Muse, Subsonica, Litfiba, Caparezza, Lenny Kravitz, il trio Fabi Silvestri Gazzè, Negrita e Linkin Park.

Da non lasciarsi sfuggire è il Lucca Summer Festival, anch’esso con una scaletta di date interessante per tutto il mese di luglio: presenti J-Ax&Fedez, Robbie Williams, Il Volo, Luis Fonsi e addirittura Panariello, Conti e Pieraccioni. Imperdibile per gli amanti del genere, Umbria Jazz sta animando proprio in questi giorni le calde serate perugine, senza dimenticare il cinema per ragazzi, annualmente celebrato dal Giffoni Film Festival.

Se te li sei persi, per il prossimo anno ricordati di segnare in agenda a giugno gli IDAYS e i Wind Music Awards, che quest’anno hanno fatto divertire migliaia di giovani e meno giovani da tutto il mondo.

 

Crediti Commerciali - Ritardo pagamenti

Crediti commerciali e puntualità dei pagamenti, ecco le regioni più virtuose

Il recupero dei crediti commerciali è più difficoltoso in Sicilia e Campania, male anche nel Lazio. Bene Veneto e Emilia

 

E’ il nord est l’area nella quale i pagamenti alle aziende vengono effettuati nel rispetto delle scadenze (nel 44, 1% dei casi). Il Veneto (44,9%) e l’Emilia Romagna (44,8%) si distinguono per essere le regioni più virtuose.

In media, in Italia, le fatture vengono saldate nei tempi richiesti nel 35,6% dei casi, mentre nel 12% ciò avviene con 30 giorni di ritardo.

Dai dati riferiti al primo trimestre 2017 dell’Osservatorio CRIBIS, realtà specializzata nella fornitura di informazioni economiche, credit scoring e soluzioni per le decisioni di business, emerge come la percentuale di pagamenti effettuati con puntualità vari da Regione e da provincia.

Indagine CRIBIS - Crediti commerciali

Nel Veneto il problema del recupero dei crediti commerciali è meno sentito a Vicenza, provincia risultata la più virtuosa considerando che il 48% delle imprese è puntuale e solo il  6,2% delle aziende supera i 30 giorni di ritardo per pagare. Anche nelle province di Belluno, Treviso e Padova si raggiungono quote di puntualità pari al 45%, mentre nelle aziende veneziane i pagamenti puntuali si assestano al 38%, comunque sopra la media nazionale.

Bene anche in Emilia Romagna, dove spiccano per il loro virtuosismo le province di Forlì-Cesena e Modena, con oltre il 47% delle imprese puntuali. Anche Bologna registra performance sopra la media italiana (45,4%) mentre Rimini si ferma al 38,8%. E’ interessante constatare come  nella Regione le micro realtà, pur distinguendosi per la loro puntualità (46,4%), facciano registrare anche il dato più alto di ritardi gravi, pari al 9%. Le aziende di dimensioni maggiori risultano meno puntuali (14,6%) ma anche meno ritardi (4,0%), dando quindi meno problemi per il recupero dei crediti commerciali.

In Lombardia il 44,4% delle 807.000 aziende censite  riesce a saldare i conti alla scadenza, mentre il 7,3% lo fa con un grave ritardo. Le province più virtuose risultano Bergamo, Brescia e Sondrio (51%), seguite a ruota da Mantova (50,6%), mentre le imprese milanesi si assestano sulla media nazionale. Le maggiori criticità si registrano nei settori Commercio e Agricoltura, foreste, caccia e pesca, dove i pagamenti oltre i 30 giorni raggiungono percentuali rispettivamente pari all’11,1% e al 12,4%.

Nel vicino Piemonte la quota delle aziende che salda per tempo le fatture è pari al 35,5%, mentre si registrano ritardi gravi sotto la media per il 2,4%. Le aziende del biellese sono le più virtuose (46,6% di pagamenti puntuali e solo il 7,4% di ritardi gravi), mentre Torino registra difficoltà con solo il 32% di conti saldati per tempo e ritardi gravi che arrivano all’11,1%. Negli ultimi 7 anno è calata dell’8,7% la puntualità e si è inoltre registrato un incremento dei ritardi gravi del 128,6%.

Situazione difficile anche in Liguria: anche qui negli ultimi 7 anni i ritardi gravi sono cresciuti in tutte le province con un incremento totale del 202,3% e i pagamenti alla scadenza sono diminuiti del 12,3%. Fra le province liguri è Genova la più puntuale, con una percentuale di pagamenti per tempo pari al 32,3% e ritardi gravi sotto la media regionale. In difficoltà anche qui Agricoltura e Commercio, mentre il comparto dei Servizi finanziari emerge positivamente registrando per il 50% pagamenti puntuali.

La  crisi del credito attanaglia anche la Toscana, al di sotto della media nazionale per l’1,9%. La provincia più virtuosa risulta essere Pisa, dove le aziende per il 38% pagano con puntualità, seguita da Firenze (36%), città in cui i ritardi gravi sono l’11,6%. Crediti commerciali da recuperare in maniera più difficoltosa, invece, a Livorno e Pistoia, sotto la soglia del 30%. Le aziende di grandi dimensioni riescono a mantenere i ritardi al di sotto dei 30 giorni limitando i ritardi gravi (5,7%), mentre le piccole realtà, più puntuali, hanno invece maggiori ritardi gravi (13,7%).

Nel Lazio non solo la quota dei pagamenti puntuali è al di sotto della media nazionale, registrando solo un 26,3%, ma si registra anche una percentuale più alta dei ritardi gravi (17,3%). La generale situazione di difficoltà dei pagamenti e di recupero dei crediti commerciali si acuisce a Rieti, mentre Viterbo è la provincia più virtuosa. A soffrire maggiormente, anche qui, il settore del commercio al dettaglio, mentre i servizi finanziari registrano percentuali di puntualità nei pagamenti pari al 42,3%. Si evidenziano comunque segnali di ripresa, ne è una dimostrazione il calo dei ritardi gravi pari al 26,3%.

In controtendenza la Puglia: pur registrando percentuali di ritardo sotto la media nazionale, nel primo trimestre 2017 si è verificato un aumento della puntualità dei pagamenti pari al 3% e una riduzione del 27% dei ritardi gravi rispetto all’anno precedente. Barletta-Andria-Trani e Bari risultano essere le province più virtuose con pagamenti puntuali superiori al 27% e pagamenti oltre i 30 giorni sotto il 18%. Più in difficoltà Brindisi, Foggia e Taranto; in quest’ultima città, in particolare, i ritardi gravi sfiorano il 21%.

In generale la situazione peggiore per il recupero dei crediti commerciali si registra in Sicilia e in Campania, dove le aziende pagano in modo puntuale nel 20% dei casi circa e dove si registrano pagamenti oltre i 30 giorni dalla scadenza superiori ai 21 punti percentuali.

Assicurazione Crediti Commerciali, i vantaggi

Incassare può essere un problema, sia per le imprese di grandi dimensioni sia per le piccole realtà. Prevenire il verificarsi di mancati pagamenti diventa quindi fondamentale.

L’assicurazione crediti commerciali è un utile strumento perché in una situazione di mercato stabile rappresenta una leva commerciale per l’impresa, mentre nei casi di incertezza è imprescindibile nell’ottica della prevenzione.

La polizza crediti commerciali, oltre a garantire le perdite sui mancati pagamenti, permette inoltre di recuperare informazioni approfondite sui propri clienti fornendo un valido supporto per lo sviluppo delle vendite e per avvicinarsi a nuovi mercati.

Business Continuity Plan - Interconnessione

Business Continuity: in un mercato globale è necessario prevenire

"Strutturarsi con un sistema integrato di gestione dei rischi che includa un Business Continuity Plan garantisce la sopravvivenza dell'azienda"

 

E’ andata in onda lo scorso 1 luglio su Radio 24 all’interno della trasmissione Fabbrica 2.4, condotta dal giornalista Filippo Astone, l’intervista di approfondimento a Gabriele Giacoma, A.D. di Assiteca, e a Vittorio Veronesi, Responsabile Divisione Tecnica, sul tema Business Continuity.

Sono molti gli eventi imprevedibili che possono capitare e mettere in difficoltà le imprese, di qualsiasi dimensione siano. Incendi, disastri ambientali, interruzione della supply chain e i sempre più frequenti attacchi informatici - solo per citarne alcuni - possono causare interruzioni delle attività operative con conseguenti danni economici e di immagine.

Secondo una ricerca di AIBA, Associazione Italiana dei Brokers di Assicurazione e Riassicurazione, il 40% delle aziende italiane che, in conseguenza di un sinistro, rimane inattiva per più di tre mesi fallisce entro due anni dalla ripresa dell’attività.

Il fatto che un’azienda si strutturi con un sistema integrato di gestione dei rischi che include un business continuity plan attiene alla sua stessa sopravvivenzaafferma Gabriele Giacoma. “Il mercato è sempre più veloce e interconnesso, la protezione tramite il trasferimento del rischio al mercato assicurativo non è più sufficiente. E’ necessario prevenire, perché un sinistro che tiene un’azienda inattiva per un periodo prolungato ha come rischio l’uscita dell’azienda dal mercato, indipendentemente dall’aver ottenuto gli indennizzi corretti dalla copertura assicurativa”.

Operare in un contesto globale rende le aziende ancora più esposte. “Interrompere la fornitura a un cliente significa rischiare di essere sostituito e perderlo per sempre” fa notare Vittorio Veronesi. “La business continuity certificata è sempre più un requisito indispensabile che alcune multinazionali, soprattutto nei settori chimico, farmaceutico e dell’automotive, chiedono ai fornitori e ai contoterzisti, pena l'esclusione delle commesse”.

La Procemsa di Torino, azienda farmaceutica che produce integratori alimentari, medical devices e cosmetici per conto terzi, per poter lavorare con una delle maggiori multinazionali del settore ha deciso di adottare un piano di business continuity, come ha illustrato il presidente Filippo Sertorio, intervistato da Astone.

Dotarsi di un Business Continuity Plan (BCP) consente quindi all’azienda di riuscire a far fronte agli eventi imprevedibili senza pregiudicare la continuità aziendale.

Il mercato assicurativo si è sempre concentrato sulla protezione. Oggi è invece necessario concentrarsi sulla prevenzione per pianificare i comportamenti più adatti a fronteggiare un evento e gestire l’imprevisto.” afferma Gabriele Giacoma.

Ascolta l'intervista

Perché un piano di business continuity

Molti i motivi, tra i più importanti:

  • i Main Contractor richiedono sempre più spesso il BCP come condizione essenziale per il rinnovo dei contratti di fornitura;
  • i Clienti pretendono continuità nella fornitura;
  • gli Stakeholders si aspettano che il management abbia il controllo della situazione: il BCP è un indicatore di una gestione manageriale responsabile e lungimirante;
  • i nuovi rischi (cyber, compliance, …) esigono una maggior consapevolezza delle proprie vulnerabilità e una capacità di gestione/reazione immediata all’evento.

Ma soprattutto, in un mercato dove la concorrenza è sempre più agguerrita, il Business Continuity Plan rappresenta un vantaggio strategico per differenziarsi dai propri competitor e acquisire nuova clientela.

Per le PMI è un’arma per aumentare la propria competitività.

I vantaggi tangibili di un Business Continuity Plan

Le aziende che hanno implementato un Business Continuity Plan dimostrano nel medio periodo una resilienza e una redditività del 40% superiore alla media del campione.

Da un punto di vista strategico, i vantaggi derivano da una compliance legale e regolamentare, il mantenimento del miglior livello di servizio verso i propri clienti, un rating più alto nelle valutazioni da parte dei clienti, una gestione efficace della reputazione.

Il Business Continuity Plan rappresenta inoltre un importante supporto alla pianificazione di investimenti strategici perché consente una migliore comprensione del profilo di rischio aziendale e una conseguente valutazione più positiva da parte degli operatori finanziari.

Da un punto di vista operativo, il Business Continuity porta un miglioramento continuo dei processi organizzativi, un rafforzamento del management attraverso la collaborazione e responsabilizzazione, una relazione più trasparente e diretta con i clienti, una gestione più puntuale della supply chain.

Infine rende possibile un’ottimizzazione del programma assicurativo grazie alla riduzione del costo del trasferimento assicurativo e all’ampliamento delle coperture.

Le Fonti Awards - Premiazione Assiteca

Assiteca Broker assicurativo dell’anno

Broker Assicurativo dell’anno.  Assiteca è stata premiata con il prestigioso Le Fonti Awards lo scorso 29 giugno in una serata esclusiva tenutasi a Palazzo Mezzanotte nella sede di Borsa Italiana davanti a una platea di imprenditori, dirigenti, partner di studi internazionali, gruppi bancari e direttori di  testate radiotelevisive.LeFontiAwards - Winner 2017 Logo

Il riconoscimento è stato assegnato “Per essere un’eccellenza italiana e leader di settore. Per aver saputo, anche a seguito della quotazione all’Aim, ottenere premi e ricavi in crescita e avviare strategiche acquisizioni.

A ritirare il premio Giulia Lucca, Innovation Manager di Assiteca, insieme a Steven Zan, Direttore della Divisione Internazionale, Marco Carbonchi, a.d. di A&B S.r.l, Gabriele Giacoma, AD di Assiteca, e Ottorino Capparelli, Project Manager.

Assiteca era stata premiata anche lo scorso anno come Eccellenza dell’anno nell’ambito dell’intermediazione assicurativa per l’impegno nella diffusione della cultura assicurativa.

Nella foto qui di seguito sono stati ritratti i pluripremiati, coloro che hanno ricevuto il riconoscimento sia quest'anno sia nelle passate edizioni.

Le Fonti Awards 2017 - pluripremiati

Le Fonti Awards, giunti quest’anno alla settima edizione, fa parte dei premi internazionali IAIR Awards® (www.iairawards.com) che si tengono ogni anno nei principali centri finanziari globali, fra i quali NewYork, Londra, Dubai, Hong Kong e Singapore.

La selezione delle aziende è stata effettuata dal Centro Studi, dall’Istituto di Scienze e Cultura di Le Fonti con indicazioni redazionali da parte delle riviste e quotidiani: il mensile World Excellence e il mensile LEGAL, diretti da Angela Maria Scullica, e il quotidiano Finanza & Diritto.

Sono stati inoltre presi in considerazione i dati della survey realizzata fra oltre 40.000 contatti qualificati provenienti dal mondo delle imprese e delle professioni.

I principali criteri di valutazione che hanno portato all’identificazione delle vincitrici hanno riguardato i risultati di business, la leadership nel settore, lo sviluppo strategico, l’internazionalizzazione, l’alta qualità del servizio, la sostenibilità, l’innovazione di settore e la promozione della formazione.

 

Il nuovo attacco hacker globale: come difendersi da NotPetya

Una nuova minaccia alla cyber security

Ci risiamo. A un mese e mezzo dal devastante WannaCry, un nuovo attacco hacker sta paralizzando mezzo mondo.

Il nuovo ramsonware si chiama Petya (o NotPetya), ha colpito alcune importanti infrastrutture critiche ucraine (tra cui la Banca Centrale, la maggiore compagnia energetica nazionale e la centrale di Chernobyl) per poi diffondersi a macchia di leopardo nel resto del mondo: dalla compagnia navale danese Maersk, al colosso petrolifero russo Rosneft, passando per il gruppo pubblicitario Wpp, il gruppo francese Saint Gobain, la casa farmaceutica Merck, fino ad arrivare in Italia dove ha colpito i server di DLA Piper, uno studio legale internazionale.

A farne le spese sono stati, almeno stando alle informazioni note fino ad ora, oltre 12 mila computer.

Rispetto a WannaCry il nuovo ramsonware sembra essere più sofisticato. Come ha confermato al Corriere della Sera Gianluca Varisco, Responsabile della cyber sicurezza nel team per la Trasformazione Digitale del Governo, sebbene abbia caratteristiche simili, per questa variante non sembrerebbe essere possibile fermare la propagazione da remoto mentre risulterebbe essere in grado di aggredire e infettare altri sistemi all'interno della stessa rete. 

Come agisce Petya / Not Petya

Il ransomware è un software malevolo che si insinua nel dispositivo, rende inaccessibili i file presenti sul disco rigido e chiede un riscatto per ottenere il codice per «liberarli» e riprenderne il controllo.

L’infezione avviene tramite l'apertura di un allegato malevolo all'interno di un messaggio di posta.

Sul monitor dell'utente compare quindi la richiesta del pagamento di un riscatto di circa 300 dollari in bitcoin. Ma, attenzione!, l'indirizzo email segnalato per comunicare il pagamento del riscatto è stato prontamente bloccato dal provider, quindi, chiunque paghi non avrà indietro i suoi file.

Come difendersi

Anche in questo caso, come successo per WannaCry, Petya era già conosciuta dai ricercatori informatici - per diffondersi sfrutta una vulnerabilità del sistema operativo Windows - e l’arma, un codice chiamato «EternalBlue», era già stato scoperto e sfruttato dall’Nsa, l’Agenzia americana per la sicurezza nazionale. Tutto il mondo era venuto a conoscenza della sua esistenza grazie a una fuga di notizie pubblicata da Wikileaks, Microsoft aveva corretto la falla, ma per i computer non aggiornati la vulnerabilità nel software esiste ancora. Quindi, come sempre è importante:

  1. Aggiornare costantemente tutti i sistemi
  2. Fare il back up quotidiano dei dati su computer, smartphone, server, …
  3. Conservare le copie dei dati su dispositivi di archiviazione separati e anche distanti fra loro. Una delle copie può essere archiviata in cloud.

Intanto il ricercatore Amit Serper ha trovato un "vaccino" per rendere i computer immuni a Petya/NotPetya.

Ha analizzato il processo con il quale NotPetya infetta un PC e individuato un'operazione per renderlo inoffensivo: in pratica ha scoperto che il ramsonware si aggancia a un file locale per diffondersi all'interno della macchina e che, creando un file di sola lettura dal nome “perfc” nella cartella C:Windows, non ha più possibilità di diffondersi (qui la guida utile a chi ancora non è stato infettato). 

 

COSA POSSIAMO IMPARARE

Questo ennesimo attacco ci ricorda quanto ci sia ancora da fare per affrontare la principale minaccia alla sicurezza globale di questo millennio.

Sappiamo che ogni innovazione si accompagna sempre a nuovi rischi. In particolare l’innovazione digitale, che ha pervaso ogni aspetto della nostra vita lavorativa e personale, rappresenta oltre che una fantastica opportunità anche una grande minaccia che ci rende tutti più vulnerabili.

In particolare le imprese operano ormai in un ambito globale e interconnesso che, per sua natura, è più fragile: è necessario che venga completamente ripensata la strategia di risk management.

Bisogna imparare a conoscere la minaccia in ambito cyber per difendersi preventivamente e acquisire quindi un vantaggio anche in termini di competitività.

In Italia si sono fatti passi avanti razionalizzando, da un punto di vista normativo, l'architettura di comando e controllo della cyber security nazionale e stanziando maggiori risorse economiche per rafforzare le organizzazioni che materialmente si occupano della protezione delle reti nazionali più sensibili.

Se da una parte è fondamentale che tali risorse vengano incrementate per arrivare almeno al livello di quelle stanziate dagli altri Paesi europei e per rafforzare il necessario know how scientifico nazionale, dall’altra è indispensabile che tutte le imprese italiane, PMI comprese, aumentino la loro consapevolezza circa i rischi derivanti da un inadeguato livello di protezione cyber aziendale.

Come dice Andrea Margelletti, Presidente del Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali,

Mai come in questo dominio, spetta non solo al decisore politico, ma anche al sistema imprenditoriale nazionale, decidere se affrontare compiutamente la sfida cyber e i relativi investimenti salvaguardando il know how e il Pil nazionale o se, invece, continuare con il piccolo cabotaggio e condannare il Paese alla retrocessione al Terzo Mondo digitale”.

 

Ecco i 15 Controlli Essenziali di Cybersecurity per le PMI proposti dal Cybersecurity Report 2016, realizzato dal Research center of cyber intelligence and information security dell’Università Sapienza di Roma e dal Laboratorio Nazionale Cini (Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica) :

  1. verificare che in azienda esista e sia mantenuto aggiornato un inventario dei sistemi, dispositivi, software, servizi e applicazioni informatiche in uso all’interno del perimetro aziendale.
  2. assicurarsi che i servizi web (social network, cloud computing, posta elettronica, spazio web, ecc) offerti da terze parti a cui si è registrati sono quelli strettamente necessari.
  3. individuare informazioni, dati e sistemi critici per l’azienda affinché siano adeguatamente protetti.
  4. nominare un referente che sia responsabile per il coordinamento delle attività di gestione e di protezione delle informazioni e dei sistemi informatici.
  5. identificare e rispettare leggi e/o regolamenti con rilevanza in tema di cybersecurity che risultino applicabili per l’azienda.
  6. verificare che tutti i dispositivi che lo consentono siano dotati di software di protezione (antivirus, antimalware, ecc...) regolarmente aggiornati.
  7. password diverse per ogni account, della complessità adeguata, valutando anche l’utilizzo dei sistemi di autenticazione più sicuri offerti dal provider del servizio (come l’autenticazione a due fattori).
  8. accertare che il personale autorizzato all’accesso, remoto o locale, ai servizi informatici disponga di utenze personali non condivise con altri, che l’accesso sia opportunamente protetto e che i vecchi account non più utilizzati siano disattivati.
  9. ogni utente può accedere solo alle informazioni e ai sistemi di cui necessita e/o di sua competenza.
  10. il personale deve essere adeguatamente sensibilizzato e formato sui rischi di cyber security e sulle pratiche da adottare per l’impiego sicuro degli strumenti aziendali; i vertici aziendali dovranno predisporre per tutto il personale aziendale la formazione necessaria a fornire almeno le nozioni basilari di sicurezza.
  11. verificare che la configurazione iniziale di tutti i sistemi e dispositivi sia svolta da personale esperto, responsabile per la configurazione sicura degli stessi, e che le credenziali di accesso di default siano sempre sostituite.
  12. eseguire periodicamente backup delle informazioni e dei dati critici per l’azienda, conservarli in modo sicuro e verificarli
  13. verificare che le reti e i sistemi siano protetti da accessi non autorizzati
  14. servono strumenti specifici, in caso di incidente vanno informati i responsabili della sicurezza e i sistemi vanno messi in sicurezza da personale esperto.
  15. tutti i software in uso (inclusi i firmware) devono essere aggiornati all’ultima versione consigliata dal produttore.

 

 

 

Nave container

Insolvenza del vettore marittimo, come tutelarsi

Too big to fail? No, ormai il detto è superato. Il perdurare della crisi economica ha spazzato via alcune certezze e, così come è capitato a istituti bancari storici, anche il settore marittimo ha dovuto fare i conti negli ultimi anni con la crisi di diversi vettori. Enorme clamore ha avuto il fallimento della coreana Hanjin Shipping, settimo player a livello mondiale con una flotta di oltre 140 navi portacontainer, che nel 2016 ha dichiarato bancarotta, fermando 85 navi con a bordo migliaia di container. Il valore stimato delle merci bloccate è pari a circa 14 miliardi di dollari, causando gravi ritardi causati nella consegna delle merci con notevoli costi e spese del tutto imprevisti dagli operatori, con una ricaduta pesantissima sulle aziende manifatturiere.

Moltissime quindi le implicazioni: sono 43 gli Stati dove Hanjin deve affrontare le corti di giustizia, diversi i porti a cui non sono state pagate le tasse di ancoraggio o i servizi (rimorchio, ormeggio), i terminal che hanno caricato e scaricato le navi Hanjin a credito, il Canale di Suez al quale non hanno pagato il pedaggio e non forniva il lascia passare alle loro navi, i fornitori di bordo, le agenzie di reclutamento degli equipaggi, quelle di gestione della nave.

QUALI LE CONSEGUENZE PER LE AZIENDE?

Le aziende proprietarie delle merci spedite via mare e le stesse case di spedizione hanno dovuto sostenere importanti costi per liberare le loro merci, trasbordarle e inoltrarle a destino con una totale incertezza sulle possibilità del loro recupero nell’ambito della procedura fallimentare.

QUALE COPERTURA ASSICURATIVA SERVE?

Le clausole di riferimento per l’assicurazione dei rischi del trasporto delle merci sono le Institute Cargo Clauses (ICC), elaborate dall’Institute of London Underwriters. L’edizione del 1982, la più utilizzata, pur essendo prestata su basi all risks, ha tra le principali e significative esclusioni proprio la mancata copertura dei danni e conseguenti costi derivanti da insolvenza o inadempienza finanziaria del proprietario, dell’armatore, noleggiatore o gestore della nave. Anche la successiva e più recente versione del 2009, ancora poco diffusa in Italia, che ha attenuato tale esclusione, lascia ancora diversi dubbi interpretativi sulla sua effettiva validità.

Per soddisfare questa esigenza, la Divisione Trasporti di Assiteca ha definito con Navigators Underwriting Ltd, assicuratori ai Lloyd’s of London, una copertura assicurativa esclusiva che indennizza i costi e le spese supportate dal contraente e/o dall’avente diritto a causa di insolvenza, morosità o inadempienza finanziaria degli armatori, proprietari o gestori della nave.

Una soluzione innovativa che consente di proteggersi da questo nuovo ed imprevedibile rischio.

Welfare Metalmeccanici

Contratti aziendali, è partita la rivoluzione welfare

Nel contratto dei metalmeccanici servizi di welfare a partire da giugno

Il welfare aziendale è diventato il grande protagonista della contrattazione nazionale. A fare da apripista in questa nuova stagione delle relazioni industriali è stato, come da tradizione, il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Sono state infatti introdotte nuove e importanti misure di welfare a favore non solo del lavoratore ma anche dei familiari a carico e dei conviventi.

Ogni azienda del comparto metalmeccanico a partire dal mese di giugno è obbligata ad attivare a favore dei propri dipendenti un piano di flexible benefits che, per il 2017, sarà pari a 100 euro, ma che salirà a 150 euro per il 2018 e a 200 l’anno successivo.

L’incentivo sarà erogato a tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, determinato con durata superiore ai 3 mesi, ma potranno beneficiarne anche i lavoratori assunti con contratto part-time.

Molti i servizi ai quali si potrà accedere:

  • Prestazioni di assistenza sanitaria;
  • Prestazioni di assistenza sociale e familiare (per case di riposto, badanti);
  • Corsi di formazione;
  • Viaggi, abbonamenti a pay-tv o a teatri e cinema.

Non solo: è possibile fruire del welfare anche per accedere a prestazioni di educazione e istruzione dei familiari, per assistere anziani non autosufficienti o per accedere a beni in natura come buoni spesa, carburante e ricariche telefoniche.

Metasalute, il fondo sanitario integrativo dei metalmeccanici, è stato esteso e rafforzato: il costo, a carico del lavoratore per una quota di 3 euro mensili, ovvero 36 euro annuali, sarà dal 1 ottobre 2017 totalmente a carico del datore di lavoro e dalla stessa data le prestazioni saranno ampliate.  

Il nuovo contratto metalmeccanico prevede inoltre un percorso di formazione di 24 ore obbligatorio nel triennio completamente a carico delle aziende. Qualora queste non fossero attrezzate, saranno tenute a riconoscere al lavoratore un contributo fino a 300 euro spendibile in formazione.

La previdenza integrativa complementare, che gravita attorno al fondo Cometa, inciderà sui conti delle aziende non più per l’1,6% ma per il 2% con l’obiettivo di incentivarne la valorizzazione per accrescere le adesioni e garantire maggiore sicurezza al futuro dei lavoratori.

IL VALORE DEL WELFARE IN AZIENDA

Introdurre il welfare in azienda significa agire direttamente sullo schema retributivo del lavoratore, cambiandone il paradigma e impattando positivamente su reddito, fiscalità, motivazione e produttività. Può essere definito il nuovo pilastro della retribuzione.

Il welfare aziendale, soprattutto nel difficile contesto socio economico che si sta affrontando, si rivela uno strumento potentissimo perché può rappresentare sia un vantaggio per le imprese, sia un beneficio per i dipendenti che ne usufruiscono.

COME PREDISPORRE E OFFRIRE UN PIANO DI WELFARE AZIENDALE

Se per i lavoratori significa avere a disposizione servizi e soluzioni che possano concorrere a migliorare la loro vita privata, aumentandone anche il potere di acquisto, per le aziende significa riuscire a implementare un sistema strutturato che possa sia rispondere alle nuove disposizioni contrattuali sia soddisfare e fidelizzare i lavoratori.

Un impegno notevole per le aziende di qualsiasi dimensione che devono confrontarsi con aspetti normativi, servizi da erogare, beni da acquistare.

Per predisporre un piano di welfare aziendale è opportuno quindi affidarsi a specialisti che possano offrire servizi modulati sulle esigenze delle singole realtà e che sollevino l’azienda dalla predisposizione e gestione di complessi piani.

Assiteca da anni si fa promotrice dello sviluppo della cultura del welfare in Italia mettendo a disposizione di piccole, medie e grandi imprese tutti gli strumenti, le competenze e le tecnologie per costruire programmi di flexible benefit dedicati.

A testimonianza di questo impegno, lo scorso aprile è stata tra i primi firmatari del protocollo per la costituzione di un Osservatorio sul Welfare promosso da Assolombarda con l’obiettivo di monitorare il mercato, condividere le best practices e promuovere il welfare aziendale come strumento per aumentare la competitività delle imprese e migliorare il clima aziendale.

Di recente Assiteca è entrata a far parte di AIWA - Associazione Italiana Welfare Aziendale che si candida ad essere l’interlocutore privilegiato di istituzioni e parti sociali per l’individuazione delle soluzioni legislative, amministrative e contrattuali favorevoli alla maturazione condivisa delle politiche di welfare attivabili in ogni luogo di lavoro.

Assiteca SIM - gestione portafogli

Assiteca SIM: ok della Consob al servizio di Gestione di portafogli

Assiteca SIM ha ricevuto da parte della Consob l’autorizzazione allo svolgimento del servizio di Gestione di portafogli.
Nel nuovo servizio sarà replicato il modello di business adottato per il servizio di Consulenza finanziaria indipendente, basato sull’applicazione della metodologia del Value Investing. 

L’offerta prevede l’introduzione di tre linee di gestione standardizzate, tutte con leva finanziaria massima pari a 1, e di linee di gestione personalizzate in funzione di particolari richieste della clientela.
Il servizio di Gestione apre definitivamente la strada alla clientela istituzionale e alla commercializzazione di strumenti di investimento innovativi.